MOSCHEA A FIRENZE SU
TERRENI DELLA DIOCESI
Quella di Firenze è una delle
tappe della conquista, che si attua lentamente,
senza che ce ne accorgiamo (e con
l'islam non si torna indietro) di Souad Sbai.
Passo dopo passo, uno alla volta
i paletti cadono tutti quanti.
La notizia della prossima
realizzazione della moschea a Sesto Fiorentino su
un terreno acquistato niente di
meno che dalla Curia fiorentina non mi lascia
per nulla sorpresa, perché il
tentativo di prendere ''possesso'' del territorio da
parte di una esigua porzione
della comunità islamica italiana lo conosco bene.
Ne conosco le modalità, i tempi e
gli obiettivi finali.
Chi legge i vari pezzi usciti sui
giornali nazionali, in cui si parla di svolta storica,
di enorme passo in avanti e tutta
la melassa che di più non si può, di certo si
può fare un'idea idilliaca della
cosa, ma le cose stanno ben diversamente.
Partiamo dalle cose ''tecniche'',
per così dire; innanzitutto a siglare l'intesa con
l'arcidiocesi fiorentina non
abbiamo visto una realtà totalmente rappresentativa
dell'islam italiano.
Dell'Ucoii, infatti, tutto si può
dire ma che rappresenti in toto la realtà islamica
italiana proprio no: non ricordo,
ma forse è la mia memoria a fare cilecca, una
consultazione fra i musulmani in
Italia che sono meno di un milione di persone,
in maggioranza di cittadinanza
marocchina, onde stabilire a quale realtà o
associazione appartenessero.
Dunque l'accordo che l'Ucoii
stringe, con relativa compravendita per la realizzazione
della moschea a Sesto Fiorentino
è un accordo che non può essere ascritto a tutti i
fedeli di religione islamica in
Italia.
Sarà la moschea dell'Ucoii,
niente di più niente di meno.
COME REALIZZARE UNA
MOSCHEA ANCHE SENZA
AUTORIZZAZIONE AL CULTO
Sarebbe poi interessante sapere
da dove provengono i fondi con cui si
realizza questa compravendita,
visto che si parla di 260mila euro solo per il
terreno, a cui poi occorrerà
sommare i costi per la costruzione della moschea.
La domanda è più che legittima
visto che né l'Ucoii né altre realtà islamiche in
Italia percepiscono l'8 per
mille, visto che non sono firmatari di un'intesa con
lo Stato Italiano.
Ma di certo non può sfuggire il
vecchio e sempre efficace stratagemma di
registrare la moschea come
''associazione culturale'', cosa che permette spesso
di superare agevolmente questo
ostacolo sfruttando un vulnus normativo che
da sempre giudico gigantesco.
Anche perché esso permette di
realizzare una moschea senza problemi anche
senza autorizzazione al culto,
anch'essa derivante a cascata dall'intesa con lo Stato.
PEZZO DOPO PEZZO,
AVANZA LA CONQUISTA ISLAMICA
C'è poi un aspetto che mi ha
molto colpita e che non ci racconta una questione
tecnica ma sociale, culturale.
Leggere di una moschea che
sorgerà su un terreno acquistato dalla Chiesa Cattolica,
la quale per realizzare il
proprio centro di culto deve a sua volta acquistare un
pezzo di Università mi lascia
molto perplessa; e chi parla di atto simbolico perché
i due centri sorgeranno
contemporaneamente ancora di più.
Mi chiedo quale significato potrà
assumere questo atto agli occhi di chi medita
da sempre progetti di egemonia
culturale sull'Occidente.
Mi chiedo come
"tradurre" le pressanti preoccupazioni di eminenti personalità
cattoliche sul fatto che la
comunità islamica in Italia non abbia luoghi di culto.
Su una cosa sono d'accordo:
qualcosa che passa da mano cattolica a quella di
una parte non maggioritaria
dell'islam italiano è un simbolo.
Il cui senso profondo sta a
ognuno interpretare.
Andrea Zambrano nell'articolo
sottostante dal titolo "Moschea sul terreno
della Chiesa?
Una follia, parla della moschea a
Firenze come il cavallo di Troia fatto entrare
con l'arma della buona fede e
dell'ignoranza sull'Islam da parte dei vescovi.
L'islamologo di fama
internazionale Samir Khalil Samir boccia senza appello
la decisione della diocesi di
Firenze di vendere all'Ucoii il terreno su cui
costruire la moschea.
Non si riflette sui finanziamenti
che arrivano dall'Arabia e sul fatto che per
l'islam non si torna indietro.
Così ripeteranno lo stesso schema
con altre diocesi in Italia.
L'appello ai vescovi è quello di
ascoltare i cristiani convertiti per conoscere
il loro martirio quotidiano e per
sapere che cosa è l'islamismo.
Quella di Firenze è una delle
tappe della conquista, che si attua lentamente,
senza che ce ne accorgiamo.
Ecco dunque l'intervista completa
pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana
il 18 dicembre 2017: Un cavallo
di Troia.
E' la costruzione della moschea
di Sesto fiorentino su terreni ceduti dalla diocesi
di Firenze all'Ucoii.
Ne è convinto padre Samir Kahlil
Samir, gesuita e islamologo di fama internazionale
che non ha mai taciuto sul
rischio di islamizzazione dell'Occidente.
Secondo Samir, in questa
intervista alla Nuova BQ, la decisione del vescovo
di Firenze, mons. Giuseppe
Betori, è provocata da un irenismo in buona
fede, ma miope.
La prima conseguenza infatti sarà
che le associazioni islamiche andranno alla
ricerca di altri terreni in altre
diocesi per quella che diventerà un'operazione
di conquista su larga scala.
Una conquista islamica di cui non
ci si vuole accorgere e che lui si incarica
di denunciare nella scomoda parte
di Cassandra.
Padre Samir, è così? Un cavallo
di Troia?
Ma certamente.
Un intento apparentemente buono,
ma un esito pericoloso.
E' già successo?
Ho visto vescovi concedere chiese
non più utilizzate al culto diventare moschee.
Ma con questa sistematicità,
programmata e concordata no.
Effettivamente è la prima volta.
Perché è pericoloso secondo lei?
Anzitutto perché è vero che
dobbiamo andare d'accordo, ma non sappiamo
e non sapremo mai chi finanzia
queste costruzioni.
E' risaputo che centinaia di
moschee tra le più grandi d'Europa sono finanziate
dall'Arabia Saudita o da qualche
altro stato.
Non è che una comunità animata da
fede sincera improvvisamente trova a
suon di offerte i 240mila euro
necessari per l'acquisto del terreno.
Anche perché poi bisognerà
trovarne molti di più per la costruzione del tempio.
Ora, sappiamo tutti che l'Arabia Saudita
difende la visione più fanatica e
retrograda del mondo musulmano,
che incita altri ad atti terroristici oppure
atti contro i non-musulmani
considerati come kuffār, empi, e dunque degni
di essere eliminati, secondo il
Corano.
E' stato giustificato dal vescovo
come un esempio di libertà religiosa...
I musulmani sono assorbiti tutto
il giorno dall'appello alla preghiera.
Ho letto che di fronte verrà
eretta una chiesa.
Ma come sarà possibile andare
d'accordo con il muezzin che dal minareto
proclamerà ogni giorno frasi che
spesso sono anticristiane?
Si dirà: ma noi abbiamo le
campane...
Sì ma le campane fanno parte
dell'esistenza stessa italiana e poi sono soltanto
un richiamo, non contengono il
messaggio.
L'imam dal minareto invece emette
un messaggio, un messaggio in arabo
spesso anticristiano che
risuonerà nella zona: sarà l'unica voce del credente
in Dio, come se gli altri non ci
fossero.
Crede che sia un elemento del
processo di islamizzazione dell'Occidente?
Assolutamente sì.
Vede, l'islam è così, ha deciso
di diffondersi lentamente, ma su una cosa è
risoluto: non può mai fare passi
indietro.
Non è mai successo.
L'Europa in questo momento sta
pensando: sì dobbiamo aiutare, aiutare ad
integrarsi nella cultura nella
loro tradizione, ma non a diventare cristiani, cosa
che non succede mai.
Quali saranno le conseguenze
immediate di una cessione di un terreno
in mano islamica.
Anzitutto che per loro questo
resterà definitivamente territorio dell'islam
e apparirà ai loro occhi simbolicamente
coma la vittoria dell'islam sul
cristianesimo perché la
concezione materiale e concreta è quella.
E' un atto di una valenza
simbolica e una portata enormi.
Sì, ma i musulmani non sono
animati tutti da desiderio di conquista.
Questo è vero, la maggior parte
degli islamici è pacifica e tranquilla, vuole
vivere correttamente, ma tra di
loro ci sono organizzazioni che seguono l'islam
fanatico e hanno scopi
politico-religiosi che, come è noto, sono due facce
inscindibili, non conoscendo
l'islam il concetto di laicità.
Utilizzeranno il caso di Sesto
Fiorentino per dire: ecco adesso facciamo un passo in più.
Cioè?
Farlo con altre diocesi e altre
parrocchie.
Il copione è questo, si
rivolgeranno al prossimo vescovo e diranno: voi avete
una chiesa che non usate più, che
nessuno frequenta più oppure un terreno
che dovete mettere a reddito e il
gioco è fatto.
Tutto questo rischia di
allargarsi in tutto il Paese, sempre lentamente,
senza accorgersene.
Questa è una logica di conquista
politica immersa nell'elemento religioso. [...]
Che cosa pensa della decisione
del comune di Cordoba in Spagna di
utilizzare la cattedrale anche
per il culto islamico?
Ero il mese scorso là, ho seguito
la vicenda.
Tutto è nato parecchi anni fa da
uno spagnolo convertito all'islam.
Faccio notare che prima, nel
Medioevo c'era una chiesa cristiana, poi è
arrivato l'islam, che l'ha
distrutta e vi ha costruito il suo tempio.
Successivamente con la
Reconquista sono tornati i cristiani, ma non hanno
distrutto niente; abbiamo
celebrato la messa con tre vescovi dal 24 al 26
novembre scorso dentro la moschea
rimasta tale quale.
Riassumendo: i musulmani
arrivano, distruggono e ricostruiscono, mentre
i cristiani tornano ma non
distruggono, bensì costruiscono dentro:
questo è il vero dialogo.
E' una concreta minaccia quella
del doppio culto?
Al momento sembra che si sia
fermato, ma gli islamici sono spalleggiati da
un governo di sinistra e
anticattolico che amministra la città.
Anche questa è la mentalità di
conquista che aveva visto San Giovanni Paolo II
con la visione dell'invasione
islamica?
Certo, questo esiste, non posso
dire che ogni musulmano abbia questa mentalità,
ma l'islam non manca occasione
per dire che deve conquistare il mondo
cominciando dall'Europa: non è il
pensiero di tutti i musulmani, ma è il pensiero
della tendenza attuale più
attiva.
Non fanno altro che guerre, anche
interne, il loro ragionamento è: più ci sono
immigrati profughi, più
conquistiamo pezzo per pezzo, ci vorrà un secolo,
ma ce la faremo.
E' un'invasione programmata, non
illudiamoci.
Crede che i vescovi debbano fare
di più per opporsi?
Questa fretta nell'accoglienza è
bella, ma dove può portare?
Quanti dei vescovi sono
consapevoli che, come negli affari, se tratto con
una persona non onesta sono
rovinato?
Quello che manca è una conoscenza
profonda del progetto islamico.
Bisogna formarsi per poter
parlare con competenza e analizzare tutti gli aspetti
prima di prendere decisioni come
quella di Firenze.
Non si può continuare a dire di
essere informati perché si ascoltano le
menzogne degli Imam che
continuano a dire che islam vuol dire pace.
No, salam vuol dire pace, islam
vuol dire sottomissione.
La sottomissione ad Allah che dà
pace.
Lei ha dei consigli?
Dobbiamo appoggiarci ai musulmani
diventati cristiani, perché loro parlano
per esperienza.
Se si sono convertiti non è
perché li abbiamo pagati, ma perché hanno capito
che il vero messaggio di Dio è questo.
Non si prende abbastanza sul
serio il pensiero di questi nuovi cristiani.
Ho visto che avete pubblicato
Suad Sbai, che è di cultura araba e si batte
anche per la libertà religiosa,
avete fatto bene.
E' una persona splendida.
Oggi le loro storie sono drammi
veri che vanno accolti e ascoltati.
Che cosa devono subire?
Rischiano la pelle con le
famiglie di origine, con i mariti, con le comunità.
Sono abbandonati a loro stessi
perché nessun vescovo ha pensato di ideare
programmi pastorali che prevedano
anche loro testimonianze.
Farebbe bene a loro a sentirsi
accettati, ma farebbe bene a tutte le comunità
cristiane, vescovi in primis per
capire l'islam.
Sta dicendo che non sono
ascoltati?
Peggio, vengono ostracizzati.
In Francia è nata, tre anni fa,
un'associazione chiamata "Gesù è il Messia",
composta da vecchi cristiani e di
convertiti dall'islam al cristianesimo.
Ebbene: abbiamo chiesto in varie
diocesi di poterci riunire con loro in
convegno per riflettere su
"come annunciare il Vangelo ai musulmani".
Più vescovi hanno chiuso a noi le
porte, con l'argomento "Noi cristiani non
facciamo proselitismo".
Abbiamo ribadito: "Il
Vangelo di Matteo si conclude con queste parole di Gesù:
"Andate dunque e ammaestrate
tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre e del Figlio e dello
Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò
che vi ho comandato" (Mt 28,
19-20).
Dove porterà questa mentalità
così arrendevole?
Sarà l'inizio della fine se non
si invertirà la rotta.