domenica 25 febbraio 2018

Verissimo, in Parlamento se non sono delinquenti non entrano, come la Bonino, che dovrebbe essere essere messa in carcere come assassina.


CONDANNATO DANILO QUINTO, PROMOSSA EMMA BONINO
L'ex tesoriere del Partito Radicale, autore di un libro in cui racconta
i retroscena del potere di Pannella e soci, sarà processato per diffamazione,
mentre la leader radical-abortista viene osannata anche nelle chiese
di Emmanuele Barbieri
Il 22 febbraio, se non ci saranno ulteriori rinvii, Danilo Quinto, sarà processato
per diffamazione a mezzo stampa.
Quinto, ex tesoriere del Partito Radicale, è autore di un libro dal titolo da servo
di Pannella a figlio libero di Dio (Fede e Cultura, Verona 2012, con una
prefazione di S. E. mons. Luigi Negri), in cui racconta dettagliatamente
i retroscena del potere del Partito radicale, nelle cui fila ha trascorso una
parte significativa della propria vita.
Dopo essere già stato condannato per avere sottratto al Partito radicale gli
stipendi che non aveva riscosso, ora è stato rinviato a giudizio per decreto
(senza essere mai stato ascoltato, quindi) dopo 4 anni dalla pubblicazione
del suo libro, per 2 parole scritte in corsivo (servo sciocco), riferite ad un
ex deputato radicale.
Una metafora, scritta in un libro in cui egli stesso si definiva servo di Pannella
e che conteneva dure e documentate accuse nei confronti dei radicali e di molti
personaggi-che si autodefiniscono cattolici-a loro ancora attualmente collegati.
Marco Tosatti, sul suo blog Stilum Curiae giustamente osserva: «Nel 2018 in
Italia è possibile dover subire un processo per aver scritto frasi del genere,
e forse anche essere condannati, quando ogni giorno sui giornali, sui social e
in televisione siamo testimoni di accuse a attacchi di ben altra gravità.
Purtroppo temiamo di essere buoni profeti se diciamo che i mass media mainstream,
quelli che si stracciano le vesti su ogni ombra di dubbio possibile, specialmente
se di realtà assai flebile, non se ne occuperanno; e certamente non in maniera
critica, dal momento che la controparte è l'area Radicale, che come sappiamo ha
permeato giornali, classe politica e ha allungato le sue propaggini anche sotto
il Cupolone.
Così come tacerà certamente-speriamo di sbagliarci-l'Ordine dei Giornalisti,
che ben dovrebbe riconoscere in accuse del genere un serio attentato alla libertà
di espressione e opinione».
EMMA BONINO
Mentre Quinto è processato, presenta la sua candidatura al Parlamento Emma
Bonino (alla quale lo stesso Quinto ha dedicato il libro Emma Bonino.
Dagli aborti al Quirinale?, Fede e Cultura, Verona 2013).
La Bonino è entrata nel 1975 nella vita pubblica, quando l'aborto era ancora un reato,
vantandosi di avere abortito, e promuovendo migliaia di aborti clandestini, praticati,
secondo quanto lei stessa racconta, con una pompa di bicicletta.
Un'impresa, che costò l'arresto ad alcuni suoi compagni ma non a lei che, dopo essersi autodenunciata, scappò all'estero, per rientrare poi in Italia a scontare «dieci giorni
di carcere che le aprirono, l'anno successivo-le porte del Parlamento» (Corriere
della Sera, 30 settembre 1997).
Da allora la risonanza mediatica delle sue iniziative trasgressive, insieme agli
arresti e ai fermi di polizia (impossibili elencarli tutti) è stata una costante di
tutta la sua attività.
Eletta nel 1976 in Parlamento con il Partito Radicale, ne divenne Segretario
Nazionale dal 1993 al 1994 e, nelle fila di quel Partito, fu rieletta deputato in
tutte le legislature, fino al 1994.
Nel 1983 contribuì a screditare l'istituzione parlamentare facendo eleggere
deputato, nelle fila radicali, Tony Negri, «considerato l'ideologo del 'terrorismo
rosso'» in Italia (La Stampa, 6 agosto 1999), il quale, in carcere dal 1979, dopo
numerose condanne, beneficiando dell'immunità parlamentare, ne approfittò
per fuggire all'estero.
DISTRUGGIAMO LE FAMIGLIE!
Nel 1987 la Bonino fece guadagnare la poltrona alla Camera dei Deputati all'attrice
pornografica ungherese Ilona Staller, detta Cicciolina.
Insieme presenteranno varie proposte di legge, per l'abrogazione del reato sul
"comune senso del pudore", per l'istituzione di una "educazione" sessuale
obbligatoria per tutti gli studenti di ogni ordine e grado, ed un referendum per
l'abolizione della censura.
La leader radical-abortista ha partecipato a tutte le campagne del Partito radicale
distinguendosi sempre in prima fila nella "rivoluzione sessuale" contro l'istituto
tradizionale della Famiglia.
Da convinta femminista ha fatto suo, concretandolo in vari progetti politici,
lo slogan della celebre manifestazione femminista a Roma del 6 dicembre 1975:
«Non più mogli, madri, figlie!
Distruggiamo le famiglie!».
Emma Bonino è stata nominata Commissario Europeo da Berlusconi, Ministro
degli Esteri del Governo Letta (2011-2013), ed ora è stata candidata dalla
coalizione di Matteo Renzi per il Senato al collegio uninominale di Roma
Gianicolense, oltre ad essere presente in vari listini del proporzionale come
capolista della coalizione.
Gode della simpatia di papa Francesco ed è longa manus in Italia di George Soros.
Danilo Quinto, dopo la sua conversione, è divenuto un cattolico praticante,
conduce un'esistenza di sofferenza materiale e morale ed è perseguitato
dalla lobby laicista.
Ora Danilo Quinto rischia di essere nuovamente condannato ed Emma Bonino
di essere nuovamente eletta in Parlamento.

lunedì 12 febbraio 2018

Il delitto orrendo di Macerata è giustificato perchè commesso da immigrati; pardon, "RISORSE DEL GOVERNO".


Il femminicidio è grave ma se, come nel delitto
di Pamela Mastopietro, l'assassino è un immigrato
tutto cambia.
Un tempo si chiamavano delitti passionali senza distinguere il sesso della
vittima, oggi invece se ne parla solo se la vittima è donna (e il carnefice italiano)
di Rino Cammilleri
Pare sia stata María Marcela Lagarde, una femminista messicana, a coniare il termine «femminicidio», che però solo dal 2010 ha acceso la fantasia dei giornali italiani.
E dei telegiornali, uno dei quali (il Tg2, per la precisione) addirittura ne tiene
il conto e ne aggiorna i teleutenti con un riquadro numerato in alto a destra dello
schermo: per esempio, «quarantacinquesimo femminicidio dall'inizio dell'anno...».
Il termine implica in sé un'aggravante: se uccidi un uomo, un bambino,
un vecchietto, anche la nonna, è un delitto comune, ma se ammazzi la moglie
o la convivente è un reato a sé stante, a tutto tondo.
L'indignazione scatta solo in presenza di fattori ben precisi.
Più grave-sottinteso-degli altri, e il pubblico si deve costernare di più.
L'arrière pensée è questo: la donna è più debole e fragile dell'uomo, fisicamente
s'intende, perciò farle del male-da parte maschile-è vieppiù odioso.
Ed è inutile tirare fuori statistiche che evidenziano un fenomeno, l'uccisione
di donne da parte del partner (questo è il femminicidio), tutto sommato contenuto,
e addirittura, in Italia, meno diffuso che in altri posti (i Paesi nordici e quelli
più «avanzati» hanno percentuali di violenze sulle donne di gran lunga maggiori)
e che, sul totale degli omicidi, le vittime maschili sono di gran lunga più numerose.
No, l'immaginario vuole la sua parte e scatta solo in presenza di fattori ben precisi:
l'assassino deve avere un'età compresa tra i trentacinque e i sessantacinque anni,
e la vittima deve essergli suppergiù coetanea; se l'omicida ha novant'anni e la
morta quasi, allora non si parla di femminicidio.
Lo stesso quando il fattaccio vede implicati due adolescenti.
L'ideale, per i media, è una situazione-standard: lei, stufa, vuole separarsi
e lui la uccide.
Questo è femminicidio «classico» e fa scattare il numerino al Tg2.
La riprova di questo stampino mediatico l'abbiamo avuta nel delitto di Macerata:
una ragazza diciottenne uccisa e fatta a pezzi da uno spacciatore nigeriano.
«Il Giornale», nel titolo, sottolinea che l'assassino è un clandestino, ma non si
sofferma sulla differenza di sesso tra omicida e vittima.
E neanche gli altri grandi quotidiani: il «Corsera» parla di delitto, «Repubblica»
di ragazza fatta a pezzi, la «Stampa» di assassinio, il «Messaggero» pure
e l'«Ansa» di omicidio.
DELITTI PASSIONALI
Pamela Mastropietro è stata uccisa da Innocent Oseghale, immigrato, il quale
ha creduto bene di sezionarne il cadavere e chiuderlo in due trolley. Tutto qui.
Molto probabilmente una storia di spaccio, staremo a vedere.
Ma il punto è un altro.
Questo è un ammazzamento qualsiasi, mica un femminicidio.
Infatti, del femminicidio non ricorrono gli estremi, tant'è che le femministe non
hanno battuto ciglio: niente manifestazioni, indignazioni collettive, volantinaggio,
convegni, indizioni di «giornate», cortei con striscioni e facce dipinte.
No, quantunque la definizione di femminicidio non sia mai stata ufficialmente
circoscritta, è ormai chiaro che essa riguarda un delitto verificatosi entro le mura
domestiche o negli immediati paraggi.
Naturalmente, l'assassino deve essere lui, se è lei non vale, non ha la stessa
valenza ideologica.
Un tempo si chiamavano delitti passionali, ma avevano il difetto di non
distinguere il sesso della vittima.
Poi è arrivata l'ideologia a fare chiarezza e a numerare i «femminicidi».
Reato speciale, specialissimo.
Per certuni, anzi, il più grave di tutti.
Ah, quasi dimenticavo: mi raccomando, nella faccenda di Macerata,
guardiamoci bene dal «demonizzare» gli immigrati...
Riccardo Cascioli nell'articolo sottostante dal titolo "Pamela, sepolta dal
cinismo di media e politica" afferma sconsolato che a nessuno sembra
veramente importare di Pamela Mastropietro, la ragazza brutalmente
uccisa e fatta a pezzi.
La sua tragica fine è stato solo il pretesto per scatenare le opposte fazioni
in vista delle elezioni.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana
il 5 febbraio 2018: C'è qualcuno a cui interessa davvero di Pamela Mastropietro?
Della sua vita, del suo destino, del dolore dei suoi genitori?
Una ragazza di appena 18 anni, dapprima caduta nel tunnel della droga,
ora barbaramente, selvaggiamente uccisa a Macerata, probabilmente dopo
essere stata violentata, e il suo corpo smembrato.
Per il suo omicidio è stato arrestato un giovane nigeriano, Innocent Osenghale;
le prove a suo carico, da quel che si legge, sembrano schiaccianti.
Ma è proprio a questo punto che si cominciano a perdere le tracce di Pamela
sui media e anche nella politica.
Perché le circostanze e l'autore dell'omicidio danno il via al solito squallido
teatrino ideologico.
Per i nostri media laicisti sembra proprio che l'omicidio di Pamela (curiosamente
in questa circostanza nessuno usa la parola "femminicidio") sia un pò meno
grave visto che a commetterlo è un immigrato africano.
Certo, c'è anche chi ne approfitta un pò per alimentare la propria campagna
elettorale in chiave anti-immigrazionista; certo, di omicidi efferati ne commettono
anche gli italiani, ma accusare di razzismo e xenofobia chiunque fa notare l'anomalia
e l'inaccettabilità della presenza di un immigrato senza permesso di soggiorno che
vive indisturbato in un piccolo centro e ancora più indisturbato nello stesso
piccolo centro spaccia droga, è semplicemente folle.
Non è un caso isolato, purtroppo: di casi di cronaca nera provocati da immigrati
nelle stesse condizioni ne abbiamo registrati già diversi, ed è solo la punta di un
iceberg: chiunque può vedere gruppi più o meno grandi di immigrati irregolari
che vagano per città piccole e grandi facendo nulla o anche spacciando droga.
E se la gente non si sente sicura, ha paura, non è per xenofobia o per razzismo.
Ma poi, su una situazione già avvelenata e in cui Pamela, il suo corpo smembrato,
è già sullo sfondo, ecco arrivare un altro giovane, Luca Traini, decisamente
border-line e forse anche oltre, che decide di tentare una strage di immigrati
sparando dalla sua auto.
Alla fine il bilancio è di sei feriti.
Non c'è nulla al momento che faccia pensare all'azione di un qualche gruppo
estremista, sembra proprio l'atto di uno psico-labile esaltato dall'omicidio
commesso pochi giorni prima.
Ma ecco che a questo punto Pamela sparisce completamente dalla vista; dalle
più alte cariche dello Stato all'ultimo degli opinionisti diventa tutto un
allarme-razzismo, proclami che sfiorano il ridicolo, la chiamata alla
mobilitazione anti-fascista.
E non parliamo neanche dei deliri dello scrittore Roberto Saviano.
Dai media i sei immigrati feriti vengono subito coccolati ed esaltati, della
ragazza fatta a pezzi e messa in due valigie non c'è più traccia.
In realtà non interessa a nessuno neanche della storia e della realtà che vivono
i sei immigrati feriti, tutto e tutti diventano pretesto per le diverse battaglie
politiche e ideologiche.
E quindi, esaurita la forza propulsiva della cronaca, si dimenticherà anche
questo caso senza che nulla sia stato fatto almeno per minimizzare le condizioni
che possono portare a queste tragedie: lo spaccio e il consumo di droga,
l'immigrazione senza controllo e le attività illecite degli immigrati.
Almeno fino al prossimo caso, quando le reciproche indignazioni si
riaffronteranno ancora sopra qualche altro cadavere.
Per quel che ci riguarda, il nostro pensiero torna a Pamela, a una vita di 18 anni
stroncata dal vuoto esistenziale riempito con le droghe e dalla violenza di un
uomo che non sarebbe neanche dovuto essere lì.
Per lei ora possiamo solo pregare per la sua anima-in ogni caso l'aiuto più grande
che chiunque può darle-, ma molto altro c'è da fare per evitare che accadano
altre tragedie di questo genere.
Ed a questo punto io, persona non fascista, capisco Traini, forse nella sua follia
aveva già intuito che a nessuno, sia da parte del Governo che dei giornali a
libro paga dello stesso, non sarebbe interessato assolutamente nulla di Pamela
e della sua fine orrenda.
PS, sembra che alcuni degli immigrati feriti, non siano proprio degli stinchi di santi.

giovedì 4 gennaio 2018

Mi dispiace dirlo ma le donne musulmane che stanno facendo la rivoluzione per vestirsi normali, sono vere donne, le nostra ministre invece sono delle sguattere.

Le donne musulmane fanno la rivoluzione perchè vogliono essere libere
di vestirsi normali e vengono anche arrestate nei loro paese retrogradi,
le nostre ministre cretine quando vanno in visita nei paesi musulmani
invece si mettono il velo, da quì capiamo quanto sono ignoranti e false.

martedì 2 gennaio 2018

Però io me la prendo tanto con tutti quei deficienti che lo hanno votato e che ancora lo voteranno, dovrebbero vergognarsi quando guardano i loro figli, e spero che qualche loro figlio gli sputi in faccia dal disprezzo di avere un genitore così cretino.

Ecco che cosa ha fatto il cretino di Firenze.
Condividiamo questo messaggio con tutti i nostri amici.
Per chi non lo sapesse da oggi in poi sia in farmacia sia nei negozi
alimentari e supermercati e in vigore la legge che obbliga l'acquisto
dei sacchetti biodegradabili per frutta ,verdura ,carne ,pane ogni
sacchetto può costare dai 3 cent ai 7cent , sarà elencato nello scontrino
come prodotto acquistato e non può essere sostituito con altro
e o riusato si pagano; questa legge e stata fatta su ordine di Renzi
i primi di agosto scorso e applicata da Gentiloni e favorisce un’amica
di Renzi che è l’unica che produce quel tipo di sacchetti biodegradabili;
se vogliamo sperare di ottenere che la legge venga ignorata dalle autorità,
occorrerebbe stare un mese senza, servirsi di prodotti che necessitano

l'uso dei suddetti sacchett....... FATE GIRARE

domenica 31 dicembre 2017

Purtroppo l'anno nuovo comincia già male per noi famiglie, ma non dobbiamo perdere ne la fiducia e nemmeno la speranza, per questo motivo sottovoce vi dico Buon Anno, almeno si spera.

IN CINQUE ANNI MONTI, LETTA, RENZI E GENTILONI
HANNO DISTRUTTO L'ITALIA
Matrimoni gay, gender nelle scuole, divorzio breve, immigrazione selvaggia
ed ora eutanasia... e le gerarchie della Chiesa hanno lasciato fare
Un Parlamento incostituzionale in fase terminale e sotto accanimento terapeutico
(in cauda venenum) ha prodotto una legge mortifera sull'eutanasia pensando con
ciò di tirare a campare.
Atto finale di una legislatura disgustosa e di un governo nato moribondo in
forma di fotocopia.
Questo atto legislativo in extremis conclude un quinquennio terribile, tanto
più terribile quanto condotto da governi sedicenti tecnici o di emergenza o di
transizione o del presidente.
Sono stati i governi di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, governi dei competenti
e dei moderati, a darci le leggi più estremistiche della vita repubblicana che
alla fine del 2011, quando Berlusconi fu costretto a gettare la spugna, non erano
nemmeno minimamente all'orizzonte.
Non sono stati i rivoluzionari con la bandiera rossa ma i rassicuranti funzionari
in doppio petto.
I governi post-ideologici ci hanno dato il peggior frutto che le ideologie politiche
ci possano dare: la decisione a maggioranza di cosa sia uomo e donna, di cosa sia
famiglia, di cosa voglia dire procreare e, ora, di cosa sia la vita e cosa la morte.
Avesse il governo posto almeno la fiducia, la posizione delle coscienze sarebbe
rimasta nascosta sotto il dovere di scuderia.
Ma il voto "in coscienza" ha dimostrato che non solo la prassi politica bensì
anche la coscienza politica di molti parlamentari è profondamente corrotta.
Avesse il governo almeno posto la fiducia, la legge non avrebbe avuto i voti
dei 5 Stelle, che fondano la loro demolizione della morale naturale proprio sul
richiamo alla morale, la demoliscono senza avere il progetto di farlo.
Il che è il massimo del tranello politico delle ideologie post-ideologiche.
CINQUE ANNI TORBIDI
In questi cinque torbidi anni di legislatura, con governi pilotati a tavolino
dall'alto e sorretti da frange mutevoli dell'opposizione, l'Italia non ha diminuito
il debito pubblico, si è riusciti a fatica a spostare l'8 per cento delle macerie
del terremoto, si è esultato per un aumento del pil dell'1 per cento quando
questa misura è il possibile errore statistico fisiologico in previsioni di questo
genere, si è voluto cambiare la Costituzione tramite un parlamento incostituzionale
e si è stati clamorosamente bocciati, si sono finanziate con denaro pubblico le
associazioni di compravendita del sesso omosex e la Sottosegretaria alla
Presidenza del Consiglio che ne era politicamente responsabile è ancora al suo
posto, si è aperto ad una irresponsabile politica migratoria subendo il ricatto
di ONG conniventi con la criminalità degli scafisti, si è approvata una legge, detta
maldestramente della buona scuola, che ha intasato le aule-insegnanti di docenti
inutilizzati, sono state salvate banche che prestavano ad amici più soldi di quelli
che avevano senza spiegare i rapporti politici intessuti con quelle banche stesse.
Questo bilancio pessimo comunque è pressoché nulla rispetto alla legge Cirinnà
che riconosce la unioni civili omosessuali, l'ondata istituzionale di educazione
omosessualista e genderista nelle scuole pubbliche, il divorzio via sms ed
ora l'eutanasia.
E' una politica necrofila e in giro si sente una gran puzza.
L'Italia va verso un non-domani.
Governi sostanzialmente di sinistra durati cinque anni si sono distinti non per
le politiche del lavoro o di lotta alla povertà, ma solo per la politica neoborghese
dei "nuovi diritti" e ne hanno fatto la propria bandiera col teschio e le quattro
ossa attorno.
E LA CHIESA?
Le gerarchie della Chiesa italiana hanno lasciato fare, hanno dialogato, hanno
sostenuto, hanno confortato, hanno invitato i rappresentanti del governo a parlare
nelle istituzioni ecclesiali, si sono trovate con loro a cena, hanno pattuito, hanno
premuto con grande determinazione per avere da questo governo amico la legge
sullo jus soli, il quotidiano Avvenire ha dedicato uno spazio mille volte maggiore
al tema immigrati che a quello della famiglia o dell'eutanasia, sono andati in tv
ma per parlare dei centri di accoglienza o del clima, hanno intimidito chi era sceso
in piazza, si sono dissociati da comportamenti sbagliati nel metodo perché non
dialoganti, non hanno pubblicato nemmeno uno straccio di documento ufficiale
e collegiale, non hanno chiamato a raccolta, non hanno gridato al pericolo, non si
sono messi alla guida di nulla.
Non ricordatemi che nel Catechismo c'è scritto quello che c'è scritto e che talvolta
il Papa o il cardinale Bassetti hanno detto una parola... questo lo so.
Ma la leaderschip dei pastori non c'è stata, la chiarezza degli educatori nemmeno,
e men che meno la forza dei profeti.
Non c'è stato appello alle coscienze né mobilitazione di popolo.
Nessuna supercopertina su Avvenire, nessun presidio davanti al Parlamento.
Abbiamo l'eutanasia e non ce ne siamo nemmeno accorti.
Abbiamo l'eutanasia e chi doveva tenerci svegli si è addormentato.
E ci consoleremo presto perché tanto alla prossima omelia ci ricorderanno che
Dio ci ama così come siamo.
In questi cinque anni la Chiesa italiana sembra aver messo da parte la legge
morale naturale.
Come se Dio avesse messo il mondo da Lui creato nelle nostre mani a tal punto
da volere che lo costruiamo contro di Lui che lo ha creato.
Il "come" del dialogo, del rispetto umano e del discernimento in coscienza ha
avuto il sopravvento sul "cosa" della verità e del bene.
Tutte le prassi politiche dei cattolici sono state accettate e convalidate.
Non solo nessuna indicazione ex ante di fronte alle grandi sfide, ma anche nessun
richiamo ex post.
Il quarto, il quinto, il sesto, il nono comandamento esistono ancora in politica?
Nessuno ce lo dice più.
Con l'eutanasia tuttalpiù si pecca contro la solidarietà, non contro l'uomo
e la legge divina.
Cattolica e Gemelli hanno emesso una dichiarazione, il Livatino ha fatto la sua
parte, altre associazioni si sono pronunciate, ma tante altre hanno taciuto.
Nel 1974, davanti al referendum sul divorzio, molti cattolici ei erano pronunciati
per il no (ossia per il sì al divorzio) "per una scelta di libertà".
Quella scelta di libertà era in realtà una scelta per l'autodeterminazione che dopo
di allora ha guidato molti deputati cattolici a votare per l'aborto, per la legge 40,
per la Cirinnà ed ora, si suppone, per l'eutanasia.
Nel 1974 c'erano Scoppola e Pratesi, Zizola e Masina, La Valle e Carniti... ora
ce ne sono altri.
Che fare? Il quadro si fa desolante.
Non c'è quasi più niente da dare per scontato.
Bisogna solo ricominciare.
Da zero o quasi.
Non si può dire che il nuovo Anno incominci bene per gli italiani, ma la Chiesa,
“(non gli uomini di chiesa)”, ci dice che dobbiamo avere sempre speranza,

ed allora a Lei io ci credo e vi dico Buon Anno a tutti voi amici. Fausto.

martedì 26 dicembre 2017

Anche la Chiesa si inchina all'islam, sarà la nostra fine di cristiani?

MOSCHEA A FIRENZE SU TERRENI DELLA DIOCESI
Quella di Firenze è una delle tappe della conquista, che si attua lentamente,
senza che ce ne accorgiamo (e con l'islam non si torna indietro) di Souad Sbai.
Passo dopo passo, uno alla volta i paletti cadono tutti quanti.
La notizia della prossima realizzazione della moschea a Sesto Fiorentino su
un terreno acquistato niente di meno che dalla Curia fiorentina non mi lascia
per nulla sorpresa, perché il tentativo di prendere ''possesso'' del territorio da
parte di una esigua porzione della comunità islamica italiana lo conosco bene.
Ne conosco le modalità, i tempi e gli obiettivi finali.
Chi legge i vari pezzi usciti sui giornali nazionali, in cui si parla di svolta storica,
di enorme passo in avanti e tutta la melassa che di più non si può, di certo si
può fare un'idea idilliaca della cosa, ma le cose stanno ben diversamente.
Partiamo dalle cose ''tecniche'', per così dire; innanzitutto a siglare l'intesa con
l'arcidiocesi fiorentina non abbiamo visto una realtà totalmente rappresentativa
dell'islam italiano.
Dell'Ucoii, infatti, tutto si può dire ma che rappresenti in toto la realtà islamica
italiana proprio no: non ricordo, ma forse è la mia memoria a fare cilecca, una
consultazione fra i musulmani in Italia che sono meno di un milione di persone,
in maggioranza di cittadinanza marocchina, onde stabilire a quale realtà o
associazione appartenessero.
Dunque l'accordo che l'Ucoii stringe, con relativa compravendita per la realizzazione
della moschea a Sesto Fiorentino è un accordo che non può essere ascritto a tutti i
fedeli di religione islamica in Italia.
Sarà la moschea dell'Ucoii, niente di più niente di meno.
COME REALIZZARE UNA MOSCHEA ANCHE SENZA
AUTORIZZAZIONE AL CULTO
Sarebbe poi interessante sapere da dove provengono i fondi con cui si
realizza questa compravendita, visto che si parla di 260mila euro solo per il
terreno, a cui poi occorrerà sommare i costi per la costruzione della moschea.
La domanda è più che legittima visto che né l'Ucoii né altre realtà islamiche in
Italia percepiscono l'8 per mille, visto che non sono firmatari di un'intesa con
lo Stato Italiano.
Ma di certo non può sfuggire il vecchio e sempre efficace stratagemma di
registrare la moschea come ''associazione culturale'', cosa che permette spesso
di superare agevolmente questo ostacolo sfruttando un vulnus normativo che
da sempre giudico gigantesco.
Anche perché esso permette di realizzare una moschea senza problemi anche
senza autorizzazione al culto, anch'essa derivante a cascata dall'intesa con lo Stato.
PEZZO DOPO PEZZO, AVANZA LA CONQUISTA ISLAMICA
C'è poi un aspetto che mi ha molto colpita e che non ci racconta una questione
tecnica ma sociale, culturale.
Leggere di una moschea che sorgerà su un terreno acquistato dalla Chiesa Cattolica,
la quale per realizzare il proprio centro di culto deve a sua volta acquistare un
pezzo di Università mi lascia molto perplessa; e chi parla di atto simbolico perché
i due centri sorgeranno contemporaneamente ancora di più.
Mi chiedo quale significato potrà assumere questo atto agli occhi di chi medita
da sempre progetti di egemonia culturale sull'Occidente.
Mi chiedo come "tradurre" le pressanti preoccupazioni di eminenti personalità
cattoliche sul fatto che la comunità islamica in Italia non abbia luoghi di culto.
Su una cosa sono d'accordo: qualcosa che passa da mano cattolica a quella di
una parte non maggioritaria dell'islam italiano è un simbolo.
Il cui senso profondo sta a ognuno interpretare.
Andrea Zambrano nell'articolo sottostante dal titolo "Moschea sul terreno
della Chiesa?
Una follia, parla della moschea a Firenze come il cavallo di Troia fatto entrare
con l'arma della buona fede e dell'ignoranza sull'Islam da parte dei vescovi.
L'islamologo di fama internazionale Samir Khalil Samir boccia senza appello
la decisione della diocesi di Firenze di vendere all'Ucoii il terreno su cui
costruire la moschea.
Non si riflette sui finanziamenti che arrivano dall'Arabia e sul fatto che per
l'islam non si torna indietro.
Così ripeteranno lo stesso schema con altre diocesi in Italia.
L'appello ai vescovi è quello di ascoltare i cristiani convertiti per conoscere
il loro martirio quotidiano e per sapere che cosa è l'islamismo.
Quella di Firenze è una delle tappe della conquista, che si attua lentamente,
senza che ce ne accorgiamo.
Ecco dunque l'intervista completa pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana
il 18 dicembre 2017: Un cavallo di Troia.
E' la costruzione della moschea di Sesto fiorentino su terreni ceduti dalla diocesi
di Firenze all'Ucoii.
Ne è convinto padre Samir Kahlil Samir, gesuita e islamologo di fama internazionale
che non ha mai taciuto sul rischio di islamizzazione dell'Occidente.
Secondo Samir, in questa intervista alla Nuova BQ, la decisione del vescovo
di Firenze, mons. Giuseppe Betori, è provocata da un irenismo in buona
fede, ma miope.
La prima conseguenza infatti sarà che le associazioni islamiche andranno alla
ricerca di altri terreni in altre diocesi per quella che diventerà un'operazione
di conquista su larga scala.
Una conquista islamica di cui non ci si vuole accorgere e che lui si incarica
di denunciare nella scomoda parte di Cassandra.
Padre Samir, è così? Un cavallo di Troia?
Ma certamente.
Un intento apparentemente buono, ma un esito pericoloso.
E' già successo?
Ho visto vescovi concedere chiese non più utilizzate al culto diventare moschee.
Ma con questa sistematicità, programmata e concordata no.
Effettivamente è la prima volta.
Perché è pericoloso secondo lei?
Anzitutto perché è vero che dobbiamo andare d'accordo, ma non sappiamo
e non sapremo mai chi finanzia queste costruzioni.
E' risaputo che centinaia di moschee tra le più grandi d'Europa sono finanziate
dall'Arabia Saudita o da qualche altro stato.
Non è che una comunità animata da fede sincera improvvisamente trova a
suon di offerte i 240mila euro necessari per l'acquisto del terreno.
Anche perché poi bisognerà trovarne molti di più per la costruzione del tempio.
Ora, sappiamo tutti che l'Arabia Saudita difende la visione più fanatica e
retrograda del mondo musulmano, che incita altri ad atti terroristici oppure
atti contro i non-musulmani considerati come kuffār, empi, e dunque degni
di essere eliminati, secondo il Corano.
E' stato giustificato dal vescovo come un esempio di libertà religiosa...
I musulmani sono assorbiti tutto il giorno dall'appello alla preghiera.
Ho letto che di fronte verrà eretta una chiesa.
Ma come sarà possibile andare d'accordo con il muezzin che dal minareto
proclamerà ogni giorno frasi che spesso sono anticristiane?
Si dirà: ma noi abbiamo le campane...
Sì ma le campane fanno parte dell'esistenza stessa italiana e poi sono soltanto
un richiamo, non contengono il messaggio.
L'imam dal minareto invece emette un messaggio, un messaggio in arabo
spesso anticristiano che risuonerà nella zona: sarà l'unica voce del credente
in Dio, come se gli altri non ci fossero.
Crede che sia un elemento del processo di islamizzazione dell'Occidente?
Assolutamente sì.
Vede, l'islam è così, ha deciso di diffondersi lentamente, ma su una cosa è
risoluto: non può mai fare passi indietro.
Non è mai successo.
L'Europa in questo momento sta pensando: sì dobbiamo aiutare, aiutare ad
integrarsi nella cultura nella loro tradizione, ma non a diventare cristiani, cosa
che non succede mai.
Quali saranno le conseguenze immediate di una cessione di un terreno
in mano islamica.
Anzitutto che per loro questo resterà definitivamente territorio dell'islam
e apparirà ai loro occhi simbolicamente coma la vittoria dell'islam sul
cristianesimo perché la concezione materiale e concreta è quella.
E' un atto di una valenza simbolica e una portata enormi.
Sì, ma i musulmani non sono animati tutti da desiderio di conquista.
Questo è vero, la maggior parte degli islamici è pacifica e tranquilla, vuole
vivere correttamente, ma tra di loro ci sono organizzazioni che seguono l'islam
fanatico e hanno scopi politico-religiosi che, come è noto, sono due facce
inscindibili, non conoscendo l'islam il concetto di laicità.
Utilizzeranno il caso di Sesto Fiorentino per dire: ecco adesso facciamo un passo in più.
Cioè?
Farlo con altre diocesi e altre parrocchie.
Il copione è questo, si rivolgeranno al prossimo vescovo e diranno: voi avete
una chiesa che non usate più, che nessuno frequenta più oppure un terreno
che dovete mettere a reddito e il gioco è fatto.
Tutto questo rischia di allargarsi in tutto il Paese, sempre lentamente,
senza accorgersene.
Questa è una logica di conquista politica immersa nell'elemento religioso. [...]
Che cosa pensa della decisione del comune di Cordoba in Spagna di
utilizzare la cattedrale anche per il culto islamico?
Ero il mese scorso là, ho seguito la vicenda.
Tutto è nato parecchi anni fa da uno spagnolo convertito all'islam.
Faccio notare che prima, nel Medioevo c'era una chiesa cristiana, poi è
arrivato l'islam, che l'ha distrutta e vi ha costruito il suo tempio.
Successivamente con la Reconquista sono tornati i cristiani, ma non hanno
distrutto niente; abbiamo celebrato la messa con tre vescovi dal 24 al 26
novembre scorso dentro la moschea rimasta tale quale.
Riassumendo: i musulmani arrivano, distruggono e ricostruiscono, mentre
i cristiani tornano ma non distruggono, bensì costruiscono dentro:
questo è il vero dialogo.
E' una concreta minaccia quella del doppio culto?
Al momento sembra che si sia fermato, ma gli islamici sono spalleggiati da
un governo di sinistra e anticattolico che amministra la città.
Anche questa è la mentalità di conquista che aveva visto San Giovanni Paolo II
con la visione dell'invasione islamica?
Certo, questo esiste, non posso dire che ogni musulmano abbia questa mentalità,
ma l'islam non manca occasione per dire che deve conquistare il mondo
cominciando dall'Europa: non è il pensiero di tutti i musulmani, ma è il pensiero
della tendenza attuale più attiva.
Non fanno altro che guerre, anche interne, il loro ragionamento è: più ci sono
immigrati profughi, più conquistiamo pezzo per pezzo, ci vorrà un secolo,
ma ce la faremo.
E' un'invasione programmata, non illudiamoci.
Crede che i vescovi debbano fare di più per opporsi?
Questa fretta nell'accoglienza è bella, ma dove può portare?
Quanti dei vescovi sono consapevoli che, come negli affari, se tratto con
una persona non onesta sono rovinato?
Quello che manca è una conoscenza profonda del progetto islamico.
Bisogna formarsi per poter parlare con competenza e analizzare tutti gli aspetti
prima di prendere decisioni come quella di Firenze.
Non si può continuare a dire di essere informati perché si ascoltano le
menzogne degli Imam che continuano a dire che islam vuol dire pace.
No, salam vuol dire pace, islam vuol dire sottomissione.
La sottomissione ad Allah che dà pace.
Lei ha dei consigli?
Dobbiamo appoggiarci ai musulmani diventati cristiani, perché loro parlano
per esperienza.
Se si sono convertiti non è perché li abbiamo pagati, ma perché hanno capito
che il vero messaggio di Dio è questo.
Non si prende abbastanza sul serio il pensiero di questi nuovi cristiani.
Ho visto che avete pubblicato Suad Sbai, che è di cultura araba e si batte
anche per la libertà religiosa, avete fatto bene.
E' una persona splendida.
Oggi le loro storie sono drammi veri che vanno accolti e ascoltati.
Che cosa devono subire?
Rischiano la pelle con le famiglie di origine, con i mariti, con le comunità.
Sono abbandonati a loro stessi perché nessun vescovo ha pensato di ideare
programmi pastorali che prevedano anche loro testimonianze.
Farebbe bene a loro a sentirsi accettati, ma farebbe bene a tutte le comunità
cristiane, vescovi in primis per capire l'islam.
Sta dicendo che non sono ascoltati?
Peggio, vengono ostracizzati.
In Francia è nata, tre anni fa, un'associazione chiamata "Gesù è il Messia",
composta da vecchi cristiani e di convertiti dall'islam al cristianesimo.
Ebbene: abbiamo chiesto in varie diocesi di poterci riunire con loro in
convegno per riflettere su "come annunciare il Vangelo ai musulmani".
Più vescovi hanno chiuso a noi le porte, con l'argomento "Noi cristiani non
facciamo proselitismo".
Abbiamo ribadito: "Il Vangelo di Matteo si conclude con queste parole di Gesù:
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò
che vi ho comandato" (Mt 28, 19-20).
Dove porterà questa mentalità così arrendevole?

Sarà l'inizio della fine se non si invertirà la rotta.