giovedì 30 marzo 2017

I ladri dei parlamentari di destra e sinistra in coalizione.

Purtroppo i ladri che ci sono al governo non si smentiscono mai,
anzi raddoppiano, perché vogliono farci passare per cretini.
Sui vitalizi della Casta dei parlamentari non molliamo di un centimetro.
Continueremo a denunciare quello che è successo in Parlamento,
perché gli italiani sappiano che mentre loro faticano ad arrivare a
fine mese e devono fare una vita di lavoro per prendere uno straccio
di pensione, alla Camera e al Senato si prendono la pensione dopo
soli 4 anni e 6 mesi su una poltrona e ci sono ancora tantissimi ex
deputati ed ex senatori che prendono vitalizi d’oro.
Per aver osato raccontare questa verità ai cittadini, e per aver
svelato il bluff del PD e degli altri partiti sulle pensioni,
42 portavoce del Movimento 5 Stelle sono stati sospesi: 10 giorni
a chi ha esposto i cartelli #Si Tengono il Vitalizio; 12 giorni per
chi ha protestato sotto i banchi della presidenza; 5 giorni per chi
ha aspettato fuori l'Ufficio di Presidenza solo per guardare in faccia
coloro che avevano votato per tenersi il vitalizio mascherato
e 15 giorni per chi ha tentato di entrare.
Quelli che a voi hanno imposto una riforma delle pensioni lacrime
e sangue e che per loro stessi si sono lasciati la pensione privilegiata,
accusano il M5S di “aver attentato al funzionamento delle istituzioni!
Sono gli stessi che ogni giorno attentano ai principi costituzionali di
uguaglianza e giustizia, gli stessi che hanno salvato dalla decadenza
il senatore forzista Augusto Minzolini condannato in via definitiva,
gli stessi che tengono al governo un ministro indagato per rivelazione
di segreto istruttorio e favoreggiamento!
Sappiano, questi signori, che ogni giorno di sospensione è una
medaglia che ci appuntiamo al petto.
La sospensione è stata decisa dagli stessi deputati che il 22 marzo
scorso in Ufficio di Presidenza hanno bocciato la nostra proposta di
abolire la pensione privilegiata dei parlamentari attualmente in carica
e di applicare loro la legge Fornero, esattamente come tutti i
normali cittadini.
E invece no, si sono tenuti stretti la pensione che scatterà a settembre
e in più, per lavarsi la coscienza, hanno approvato una delibera bluff,
spacciandola come riforma dei vitalizi.
Ma vi stanno prendendo in giro: con la complicità della stampa,
vi vogliono far credere che hanno tagliato fino al 40% dei vitalizi,
ma è una bufala!
Quello che hanno deciso è di prelevare 100 euro l’anno a chi prende
71mila euro di pensione all’anno!
I tagli sono sulle eccedenze e non sulla cifra totale: chi prende una
pensione d’oro continuerà a prenderla, questa è la realtà.
Avrebbero voluto che gli italiani abboccassero all’amo, che
vivessero felici e contenti con la consolazione che il PD aveva
tagliato i vitalizi: balle!
Non gli è andata giù che gli abbiamo rovinato il giochino, ma devono
metterselo in testa: noi andremo avanti fino a quando non cancelleremo
i loro vitalizi mascherati.


martedì 28 marzo 2017

E avanti con il Governo dei truffatori

Se andiamo ad analizzare tutti gli appartenenti all’attuale Governo
Gentil/Renzi, credo che non se ne salvino neanche uno, ma dico io,
come si fa ad avere fiducia in un Governo fatto da truffatori e ladri?
Ma il Presidente della Repubblica delle banane Mattarella cosa fa?
Per caso è in letargo?
Anche lui dovrebbe vergognarsi e dimettersi,
come naturalmente tutto il Governo.
Scoppia il caso Madia, la tesi di dottorato
ha oltre 4 mila parole copiate senza citare
la fonte 28 Marzo 2017
Quando in Germania nel 2013 hanno scoperto che la ministra
dell’Istruzione del governo Merkel, Annette Schavan, aveva
copiato la sua tesi di laurea nel 1980, lo scandalo ha costretto la
politica a rassegnare le dimissioni senza tentennamenti.
Due anni prima era toccato al ministro della Difesa Karl-Theodor
zu Guttenberg.
Ne sono poi seguiti decine tra politici e altri ministri.
Il caso potrebbe ripetersi in modo ben più eclatante in Italia, secondo
quanto scoperto dal Fatto quotidiano sulla tesi della ministra della
Pubblica amministrazione, Marianna Madia.
A fine 2008 la ministra ha conseguito il dottorato alla Scuola Imt di
Alti Studi di Lucca con una tesi intitolata: “Essays on the Effects of
Flexibility on Labour Market Outcome”.
Su 94 pagine, escluse biografia oltre che figure e tabelle, ben 35 sono
piene zeppe di frasi e passaggi interamente copiati da altri testi accademici,
circa 4 mila parole prese da altri senza che venissero mai citate le fonti.
Il testo è disponibile online sul sito ufficiale dell’Imt, è sufficiente
usare uno dei software a disposizione anche dei docenti dello stesso
istituto per scoprire che, ad esempio, in tre sottocapitoli ci sono
rispettivamente il 40%, il 56% e il 79% di contenuti copiati
da altri autori.
Altre pagine, aggiunge l’inchiesta del Fatto, sarebbero una sorta di
collage di più articoli frutto del lavoro di diversi autori.
In queste pagine non c’è traccia di virgolette, altre contengono passaggi
presi dagli originali e adattati in poche parole sostituite con dei sinonimi.
Quest’ultima, secondo il prof. Gherard Dannemann, membro del
Vroniplag che ha analizzato le tesi di politici e docenti tedeschi, è una
tecnica nota che spesso indica l’intenzione di copiare senza citare
ed è chiamata “shake and paste”.
Nel testo della Madia emerge anche un’altra tecnica riconosciuta dai
cacciatori di plagi definita pawn sacrifice, “l’arte del concedere poco,
per nascondere molto”. In questo caso la citazione c’è, ma si riferisce
ai primi passaggi.
Seguono poi centinaia di parole la cui paternità resta abbastanza
ambigua da poter essere attribuita all’autore della tesi.
Come accaduto nel più famoso caso tedesco, di norma nel mondo
accademico la prima contromisura nel caso di riscontro del plagio è
quello di revocare il titolo accademico.
In Italia ci sarebbe anche la legge 475 che punisce con pene fino a tre
anni di reclusione chi “in esami o concorsi, prescritti o richiesti da
autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree
o di ogni altro grado (…) presente, come propri, dissertazioni, studi,

pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri”.

Il PD, ovvero, dove manca la democrazia

Io non capisco una cosa; il PD ha nel suo partito un casino: “Ladri,
camorristi, condannati e indagati; nel loro partito ormai è diventato
un caos, tutti contro tutti, ma hanno il tempo di sparare minchiate
contro gli, ma perché invece di perdere il tempo a guardare gli altri,
non si guardano all’interno del loro partito, forse sarebbe un bene
anche per l’Italia, visto che con le loro beghe è ferma dall’anno scorso
e non si sa quando ripartirà, ma anche perché siamo stanche di sentire
puzza di cacca che esce dalle loro bocche.
Firme RAGGI: IL PD ATTACCA I 5 STELLE,
MA DA LORO I VOTI SI DECIDONO A TAVOLINO
Il Pd è senza vergogna.
A volte, invece di buttare fango sul M5S, i piddini dovrebbero avere la
decenza di tacere.
L’ultimo attacco del partito di Matteo Renzi ai 5 Stelle è arrivato in
seguito all’ennesimo servizio fuffa delle Iene sulla Raggi: secondo
la trasmissione di Italia 1 ci sarebbe state irregolarità nella raccolta
firme della sindaca di Roma.
Il M5S ha smentito: “Mettetevi l’animo in pace: la Raggi è legittimamente
sindaco di Roma votata da più di due terzi degli elettori romani,”
si legge sul Blog di Grillo. Ma i piddini non hanno perso l’occasione
per speculare sulla vicenda.
L’Huffington Post ci racconta che sono stati soprattutto i fedelissimi
renziani a muoversi: “Andrea Romano parla di ‘interrogativi enormi
sulla validità delle firme raccolte’ e vede prefigurarsi ‘una vera e
propria truffa ai danni dei romani.
Di Maio e Grillo hanno nulla da dire? Servono risposte chiare e non
balbettii, come quello fornito dalla sindaca’ Alessia Morani afferma
che ‘se confermato’ il metodo firme false ‘la sindaca Raggi sarebbe
stata eletta con un falso e sarebbe dunque abusiva.
La cosa che indigna oltremodo–prosegue Morani–è l’atteggiamento
reticente e spocchioso della prima cittadina che evade le domande
del giornalista’.
Ernesto Carbone definisce ‘imbarazzanti’ le risposte date da
Virginia Raggi alle Iene e chiosa: ‘Il partito azienda a 5 Stelle non
finisce mai di stupirti: in negativo’.
Altri usano Twitter per chiedere spiegazioni ai vertici dei 5 Stelle.
La Raggi ha dichiarato che il Movimento effettuerà “ulteriori controlli
e verifiche ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stessi
delegati non c’è alcuna irregolarità”.
Insomma, la vicenda sembra essersi già chiusa, ma è bastato un servizio
delle Iene per sguinzagliare i troll del Pd, i quali, dovrebbero prima
accorgersi di cosa accade in casa propria.
Pd, a Copertino i voti si decidono a tavolino I 40 presenti decidono
per tutti. In 8 denunciano, la commissione annulla.
E infatti nel Pd, che vuole dare lezioni di democrazia e correttezza,
si verificano episodi come quello di Copertino, comune in provincia
di Lecce dove, sulla carta, hanno espresso la loro preferenza tutti i
tesserati, ma in realtà nella sede erano in 40. 
Ne parla Il Fatto Quotidiano: “Ci sono un circolo e un voto farsa che
imbarazzano il Partito Democratico.
Copertino, provincia di Lecce: domenica i 256 iscritti sono stati
chiamati al voto sulle tre mozioni congressuali.
Matteo Renzi ha raccolto 100 preferenze, Michele Emiliano si è
fermato a 85, Andrea Orlando a 65.
Quasi tutti i tesserati presenti.
Un trionfo della democrazia?
Non esattamente. “Il voto non si è mai svolto, hanno assegnato le
schede a tavolino”, hanno denunciato gli otto iscritti che hanno
presentato ricorso alla commissione di garanzia.
Si è trattato di una votazione fantasma, insomma.
Che il risultato sia irregolare, lo ha stabilito nel tardo pomeriggio
di lunedì la commissione provinciale di garanzia che ha “preso atto
che non si sono rispettate le norme congressuali e a tutela degli iscritti
del Pd e di un corretto svolgimento della fase congressuale ha deliberato
di invalidare il congresso, stabilendo di riconvocarlo per il prossimo sabato”.”
A lanciare l’accusa, riporta Repubblica.it, “è stata Anna Inguscio,
capogruppo del Pd nel Comune salentino e consigliera provinciale,
che nella sera di domenica ha denunciato tutto sul suo profilo Facebook:
“Oggi si è tenuto il congresso Pd di circolo a Copertino–ha scritto
la capogruppo dem–Risultato? 250 votanti su 256 tesserati.
Molti direbbero “caspita che partecipazione, nemmeno a Bologna
c’è stata una simile partecipazione”.
Non vi allarmate a Copertino si sono inventati il voto virtuale.
Io non so per chi ho votato perché il seggio non si è mai insediato.
Incredibile, ma vero, risulto tra i votanti senza avere esercitato il mio
diritto di voto.
E questo lo chiamano Partito democratico”.”


venerdì 17 marzo 2017

Ecco il PD, tutti ladri e delinquenti, neanche uno da salvare.

venerdì 17 marzo 2017
BUFERA NEL PD! LA CONFESSIONE CHOC DI BUZZI
FA TREMARE TUTTI:"TANGENTI A TUTTO IL PD"
di Riccardo Di Vanna per Il Tempo
Quinto giorno di interrogatorio nel processo di Mafia Capitale per
il ras delle coop: "Coratti, Ferrari, Giansanti, Tassone, D’Ausilio:
mazzette per i debiti fuori bilancio"

Mazzette, assunzioni su «segnalazione» e accordi con esponenti del Pd romano.
Al suo quinto giorno di esame davanti ai giudici della decima sezione
penale del tribunale di Roma, Salvatore Buzzi è ancora un fiume in piena.
Il «ras» delle cooperative, in collegamento video dal carcere di Tolmezzo,
racconta dei suoi affari con il Campidoglio all’epoca dalla giunta Marino.
«Per l’approvazione del debito fuori bilancio legato al servizio di accoglienza
per i minori non accompagnati ci siamo rivolti a Coratti», ha detto Buzzi,
rispondendo alle domande dei suoi avvocati, Pier Gerardo Santoro
e Alessandro Diddi. «Coratti-ha proseguito-ci ha chiesto 100mila euro in
chiaro per far approvare la delibera del debito fuori bilancio creato nel
semestre gennaio-giugno 2013.
Io avevo il 26%, il restante apparteneva ad altre cooperative e tutti eravamo
al corrente che dovevamo dare 50mila euro a Coratti e 50mila euro a
D’Ausilio: praticamente l’1% della delibera da 11 milioni».
«Un accordo corruttivo», il primo di una serie di tre stretti con Coratti,
che per Buzzi sembra non prendere comunque la giusta piega.
«L’accordo lo prendemmo io e Francesco Ferrara con Coratti-spiega Buzzi-ma
quando arrivammo a maggio 2014 lo stesso Coratti mi disse che di queste cose non ne dovevo parlare più con lui ma con D’Ausilio».
La voce del pagamento dei 100mila euro in chiaro, però, comincia
evidentemente a circolare.
«Mi chiama Luca Giansanti, capogruppo della lista Marino e mi dice:
"e noi?" quindi, l’8 agosto, mi chiede di passare in commissione Bilancio.
In giunta non c’era problema perché il sindaco Marino è onestissimo e
non ci ha mai chiesto nulla.
Alfredo Ferrari del Pd, presidente commissione Bilancio, e Giansanti mi
dicono se non ci dai 30mila euro non va in porto.
Su questa vicenda, alla fine, non abbiamo pagato nessuno perché
ci hanno arrestato».
Altri due episodi sui quali si dilunga Buzzi sono quelli relativi all’ex
presidente del decimo municipio, Andrea Tassone.
«Inizialmente Tassone mi chiamava e io evitavo di incontrarlo, perché
ogni volta mi chiedeva di assumere qualcuno-ha raccontato Buzzi-il 7
maggio 2014, comunque, mi presenta Paolo Solvi come un suo uomo.
Mi disse che gli servivano un sacco di soldi per la campagna elettorale,
e che mi avrebbe affidato un lavoro di potature in cambio di 30mila euro.
Voleva i soldi in nero perché doveva pagare la campagna elettorale e
concordai 26mila e 500 euro, il 10% di 264mila euro della gara».
«Ho pagato una tangente a Tassone e a D’Ausilio anche per la gara per
la pulizia delle spiagge di Ostia - ha poi aggiunto Buzzi - il 10%
sui 122mila euro della gara».
E se Buzzi sembra ammettere senza scomporsi dazioni di denaro e
tangenti, si infervora quando arriva il momento di parlare dell’ex
vicesindaco Nieri (non indagato) e di altri politici Pd che, a suo dire,
hanno preso le distanze da lui dopo il suo arresto.
«Vergognati Nieri, vergognati-tuona Buzzi-mi arrabbio per gli amici
che ti conoscono da trent’anni e non ti difendono.
Vengono qui a dire "speriamo che la giustizia trionfi".
Perché non sei andato da Pignatone a dire che hanno preso un abbaglio?
Gli amici si vedono nel momento del bisogno». «Nieri-ha affermato
Buzzi-ci chiese di fare il servizio di guardiania per una villa a Monte Mario
che era stata destinata a Suor Paola.
Era il corrispettivo per l’accordo sull’acquisto della sede della 29 Giugno
a prezzo scontato, nel contesto della dismissione del patrimonio del Comune.
A Nieri gli ho assunto più di venti persone».
Un’ultima bordata, Buzzi la riserva a Matteo Orfini: «Ho fatto la Città
dell’altra economia, Orfini ne beneficiava quando chiedeva la sala convegni.
Nessuno pagava, solo Grillo. Nemmeno 200 euro per la sala».
In merito alla vicenda legata all’acquisto degli appartamenti della
cooperativa San Lorenzo, Buzzi ha invece tirato in ballo la LegaCoop.
«Ho comprato gli appartamenti perché me lo ha chiesto Legacoop-ha
spiegato-mi chiamò il presidente LegaCoop Lazio, Venditti, e mi disse
che ne aveva parlato con Poletti.
Andai a Bologna a parlare con il direttore generale di Unipol e mi mise a
disposizione 4 milioni.

Legacoop mi ha ordinato di comprare e io ho eseguito perché sono un soldato».

mercoledì 8 marzo 2017

Stiamo sereni, intanto vi freghiamo

T. SUI PIZZINI CONSIP, BABBO RENZI: ‘PUÒ ESSERE
TRAVAGLIO’. LA REPLICA: ‘SONO COINVOLTI I
COLLABORATORI DI RENZI NELL’INCHIESTA’
MARZO 8, 2017 SILENZI E FALSITÀ    
Il padre di Matto Renzi, intervistato dalla troupe di “Di Martedì”,
programma di La7 condotto da Giovanni Floris, si è espresso in
merito alla questione della T. sui pizzini Consip.
Rispondendo ad una domanda della giornalista, Renzi senior ha detto:
“È sicura che la T. sia un nome proprio di persona, potrebbe essere
anche un cognome, potrebbe essere Travaglio, potrebbe averla fatta lui”.
Non si è fatta attendere la replica di Marco Travaglio, che seguiva il
servizio dallo studio di La7: “Certamente se dieci miei collaboratori
fossero tutti coinvolti in questa inchiesta si potrebbe pensare che
T. sono io, il problema è che ci sono una decina di collaboratori di
Renzi in questa inchiesta.
Ho l’impressione che casca male il signor Renzi senior”.
Prima di congedarsi dai giornalisti di La7, il padre di Renzi ha
detto: “State sereni”.
E il giornalista del Fatto si è superato commentando: “Quando un
Renzi dice “StaiSereno uno si gratta”.
T. sui pizzini Consip, la vicenda riassunta da Travaglio
In apertura del programma il giornalista del Fatto Quotidiano ha
riassunto i punti più importanti dell’inchiesta Consip: “Questa
vicenda nasce per caso come tutte le grandi inchieste.
La procura di Napoli stava lavorando su appalti di pulizie
nell’Ospedale Cardarelli e scopre che uno degli assi pigliatutto di
questi appalti, e cioè l’imprenditore Alfredo Romeo, si sta interessando
insistentemente di ben altro, e cioè del più grande appalto d’Europa,
che ammonta a 2,7 miliardi di euro.
E per farlo si sta avvalendo di un mediatore, che è il fiduciario del
babbo del presidente del Consiglio dell’epoca, cioè di Matteo Renzi.
Questo fiduciario si chiama Matteo Russo, che lo introduce presso la
Consip, la centrale appaltante di proprietà del governo che f agli acquisti
per la pubblica amministrazione.
E i magistrati si fanno l’idea che queste entrature risalgano al cognome
del mandante di questo mediatore, cioè a Tiziano Renzi, che era lì non
in quanto Tiziano ma in quanto Renzi.
Poi scoprono che questo Russo non è solo a occuparsi di queste cose, perché
dentro la Consip l’imprenditore Romeo ha un referente che retribuisce con
100mila euro in 3 anni per fargli da consulente nella redazione delle
offerte per le gare d’appalto, quello che lui chiama il prototipatore.
Questi sono purtroppo fatti già accertati”.
Quali sono le prove che Carlo Russo lavorasse per Tiziano Renzi
e non millantasse?
Ha poi chiesto Floris a Travaglio, che ha risposto dicendo: “Carlo Russo
è un amico di famiglia, il padre di Renzi ha tenuto a battesimo il suo
bambino, fanno i pellegrinaggi a Medjugorie assieme.
Sono due amici di famiglia, il problema è che poi questi due signori
non si interessano soltanto dell’appalto di Romeo presso la Consip.
Hanno anche degli interessi e dei progetti in comune che vogliono
condividere con Romeo in Puglia, e quindi si recano in Puglia e cercano
di incontrare il governatore Emiliano.
E Carlo Russo ottiene un appuntamento proprio perché quando
Emiliano chiede a Lotti ‘Ma chi è questo Russo’, Lotti gli dice ‘No
no incontralo che non perdi il tuo tempo’.
Quindi il fatto che questo non sia un millantatore lo dimostra
il fatto che quando qualcuno chiede referenze, immediatamente il
braccio destro di Renzi dentro il governo dice è uno dei nostri,

è uno valido, incontralo”.

lunedì 6 marzo 2017

Le balle di Renzi in televisione sulla occupazione del lavoro

Fassina: perchè i giovani votano

contro le “riforme” di Renzi

di Stefano Fassina – 2 marzo 2017
Caro Renzi, leggi bene i dati Istat sul lavoro.
L’aumento di 711000 unità, da febbraio 2014 a gennaio 2017,
è di occupati e non di “posti di lavoro” come indichi.
È occupato, secondo la definizione Eurostat, chi “nella
settimana della rilevazione ha svolto almeno un’ora
di lavoro retribuito”.
Centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze e oramai anche
di padri e madri di famiglia che lavorano poche ore a
settimana con i tuoi vouchers sono occupati, ma non
hanno un posto di lavoro.
È vero, aumentano di 509.000 unità gli occupati
dipendenti permanenti.
Ma il tuo Jobs Act non centra nulla.
Sono tutti ultracinquantenni bloccati al lavoro
dalla Legge Fornero.
Nella fascia di età sotto i 34 anni i numeri rimangono
fermi all’epoca pre-Renzi, e aumenta la precarietà.
Da 35 a 49 anni invece c’è un’emorragia di occupati e posti
di lavoro a causa anche della cancellazione dell’art 18.
Caro Renzi, i giovani e meno giovani ti votano contro non
perché sono ingrati ma perché le tue “riforme” hanno
aggravato la loro condizione.
E vanno cancellate.
A cominciare dai vouchers con il previsto referendum.