Sabato 29 aprile 2017
Ong-trafficanti, il
governo sapeva e ha taciuto.
Guardate cosa è saltato
fuori..
Fonti militari maltesi e 007
italiani: a bordo delle navi del Moas mercenari
e strumenti per le
intercettazioni.
L'intelligence italiana conosce
bene la pratica.
I file sul Moas e sulle altre Ong
in grado di mandare navi davanti le coste
libiche incominciarono a venir
redatti fin dall'inizio di Mare Sicuro, la
missione navale per la difesa
degli interessi nazionali varata nel marzo 2015.
L'attenzione del personale
d'intelligence imbarcato sulle nostre unità si
focalizzò immediatamente
sull'addestramento e sulle capacità del personale
di soccorso del Moas, l'Ong
basata a Malta e guidata dall'americano
Christofer Catrambone e dalla
moglie italiana Regina.
Bastò poco per scoprire-spiega
una fonte de il Giornale-che «gran parte
di quel personale veniva
arruolato nelle stesse liste di contractors ingaggiati
dalle compagnie private di
sicurezza».
Gli «angeli custodi» dei
migranti, con cui lavorava anche Emergency erano,
insomma, veri e propri mercenari.
O se vogliamo un titolo più à la
page professionalissimi «contractors».
Ma la rivelazione più
interessante raccolta da il Giornale è un'altra.
Secondo fonti militari di Malta
le attività del Moas coprono attività
d'intelligence per conto del
governo statunitense.
E secondo le stesse fonti su
almeno una delle due navi del Moas sono,
o erano, installate
strumentazioni per intercettazioni ad ampio raggio.
Nulla d'illegale per carità.
Negli Stati Uniti l'intelligence
outsourcing, l'affidamento di operazioni
di spionaggio a società private
dà lavoro a 45 mila persone e spartisce
fondi per 16 miliardi di dollari.
Il problema è la copertura sotto
cui il Moas svolge la duplice attività.
Il coordinamento delle operazioni
di soccorso viene infatti realizzato
con il coordinamento della
Guardia Costiera.
Come se, insomma, un'ambulanza in
capo al 118 o a un altro numero di
pubblico soccorso, utilizzasse la
propria attività per raccogliere informazioni
finalizzate alle strategie di
potenze straniere.
Non a caso il comandante generale
della Guardia Costiera ammiraglio
Vincenzo Melone è atteso in
Commissione Difesa del Senato per rispondere,
già martedì prossimo, a domande
che riguarderanno non solo l'esigenza di
salvare i profughi in mare, ma
anche di preservare gli interessi nazionali in
un'area critica come le coste
della Libia.
Interessi apertamente calpestati
dal Moas che per primo-come rivelano sia
le segnalazioni di Mare Sicuro,
sia dalla missione europea
EunavFor Med-iniziò a varcare il
limite delle acque territoriali libiche.
Tra le quattro operazioni al di
sotto delle 12 miglia messe sotto esame
nel 2016 due vennero portate a
termine tra giugno e luglio dal Phoenix
e dalla Topaz-Responder, le due
imbarcazioni di 41 e 50 metri in capo
al Moas registrate in Belize e
nelle isole Marshall.
Operazioni registrate dai
trasponder di bordo sicuramente non sfuggite
all'attenzione della Guardia
Costiera.
Il problema a questo punto è se
la duplice attività svolta dal Moas sia
stata segnalata al nostro governo
e se queste segnalazioni siano state
recepite con la dovuta
attenzione.
Per capire che le operazioni del
Moas erano il simulacro mediatico di altre
attività bastava consultare il
sito internet di Tangiers Group, la compagnia
capofila di Christoper Catrambone
in cui si pubblicizzano apertamente
attività come «assicurazioni,
assistenza d'emergenza e servizi d'intelligence».
Ma come dimostrano gli
avvertimenti «politici» ricevuti dal procuratore
della Repubblica di Catania,
Carmelo Zuccaro, responsabile dell'inchiesta
sul Moas e sulle altre Ong,
portare alla luce e denunciare quell'ambiguità
non è altrettanto facile.
In fondo il signor Catrambone
restituiva parte dei proventi incassati con
le attività d'intelligence
devolvendo 416 mila dollari al comitato elettorale
di una Hillary Clinton
considerata, fino allo scorso novembre, la prossima,
inarrestabile inquilina dello
Studio Ovale.
Il tutto mentre la moglie Regina
spiegava sul sito Open Democracy-
un'organizzazione di George Soros-la
necessità di garantire agli immigrati
accessi facilitati in Europa.
Referenze complicate e
imbarazzanti.
Capaci di vanificare anche le
esigenze di sorveglianza attribuite
solitamente a un governo.



