L'ITALIA E' (IN EUROPA)
IL POLLO DA SPENNARE.
Ci dissero che
l'Unione Europea e la moneta unica erano un club
esclusivo con enormi
benefici... e abbiamo abboccato.
Di Antonio Socci
Il famoso giocatore di poker
Amarillo Slim spiegava che in ogni vera partita
c'è un pollo da spennare e
avvertiva: "Se nella prima mezzora non capisci
chi è il pollo, allora il pollo
sei tu".
All'Italia dissero che questo
tipo di Unione europea (a conduzione tedesca) e la
moneta unica erano un club
esclusivo che le avrebbe portato enormi benefici.
E l'Italia ha abboccato,
rinunciando a una grossa quota della propria sovranità
economica e politica.
Nella prima
"mezz'ora"-cioè nei primi anni-i nostri governanti allegramente
hanno promesso agli italiani che
avremmo potuto lavorare di meno e guadagnare
di più per il solo fatto di
essere "europei" e di avere l'euro.
Oggi-passata quella
"mezz'ora"-tutti possono vedere quanti bei benefici abbiamo avuto.
E' una catastrofe (basti solo
ricordare la povertà assoluta triplicata fra i giovani,
il pil che è il fanalino di coda
e il debito pubblico che ha sfondato ogni record).
Ora è chiaro che il pollo da
spennare eravamo (e siamo tuttora) noi.
Ma la cosa incredibile è che i
nostri governanti continuano a non capirlo (o a non
volerlo ammettere) e a farci
spennare da lorsignori.
COSA STA ACCADENDO.
Lo dimostra-tanto per citare solo
l'ultimo esempio-lo stravolgimento imposto
da Bruxelles delle nuove regole
per le Ong internazionali che portano migliaia
di migranti sulle nostre coste.
L'Unione europea-che provvide
subito a chiudere la rotta balcanica, anche con
i nostri soldi (perché quei
migranti andavamo in Germania)-prima ha risposto
picche alla richiesta italiana di
sobbarcarsi insieme l'enorme problema
dell'emigrazione mediterranea
(anche per colpa dei governi italiani).
E dopo averci lasciati soli, ora
da Bruxelles impediscono pure che l'Italia
imponga regole più ferree alle
Ong internazionali che scaricano ogni giorno
sulle nostre coste migliaia di
migranti.
E' notizia di queste ore.
Non solo a Bruxelles hanno
sgonfiato quelle norme (perfino l'obbligo per le
Ong di far salire a bordo i
nostri ufficiali di polizia è stato ridotto a nulla), ma
hanno addirittura declassato il
"divieto assoluto" di entrare nelle acque libiche
a generico e insignificante
"impegno", arrivando pure a cancellare la frase in
cui si diceva che l'idea di
questo codice "è condivisa a livello Ue".
Nel frattempo i nostri
"amici" europei provvedono pure, loro stessi, direttamente,
a scaricarci migliaia di
migranti.
In queste ore-per esempio-a
Corigliano Calabro la nave della Marina militare
tedesca "Fgs Rhein" ci
ha portato 927 migranti (la Marina militare tedesca!)
e a Crotone la nave norvegese
"Olympic commander"-che fa parte di Frontex-ce
ne ha graziosamente regalati
altri 1.200.
Del resto nei giorni scorsi a
Bari una nave della Marina militare inglese (anche qui:
la Marina militare inglese!),
chiamata "HMS Echo", aveva scaricato altri 644 migranti.
Di tutti questi nuovi
arrivati-stando alle direttive del Viminale-nessuno sarà
ricollocato nei Paesi europei.
Sono tutti destinati alle nostre
città.
Adesso è chiaro chi è il pollo?
E si capisce chi lo sta
spennando?
Ormai non abbiamo più uno
straccio di sovranità.
Siamo alla mercé dei "paesi
fratelli" com'era la Bulgaria nel Patto di Varsavia.
Ed è tutto alla luce del sole,
grazie ai governi delinquenti di questi ultimi 5 anni.
Tutto palese.
A noi-grazie alle nostre classi
dirigenti-hanno perfino spiegato apertis verbis che
abbiamo bisogno del "vincolo
esterno", cioè di far dirigere dall'estero
la nostra economia.
Più polli da spennare di così...
E le nostre classi dirigenti si
sono fatte in quattro per convincerci che dovevamo
cedere quote sempre maggiori
della nostra sovranità e che eravamo dei buzzurri
sovranisti se volevamo difendere
i nostri interessi nazionali; perché tutto questo,
cosa ci hanno guadagnato i nostri
governanti, sicuramente tanto per loro, oppure
sono degli emeriti incompetenti.
VASO DI COCCIO
Così oggi vediamo, anche dalle
cronache, che tutti i Paesi perseguono ferocemente
il proprio interesse
nazionale-magari ammantandolo di retorica europeista per
meglio imporre la propria volontà
agli altri-e quella che resta fregata dalla retorica
sovrannazionale (che serve a
espropriarci sempre di più della nostra sovranità)
è, come al solito, l'Italia.
Alcuni titoli dei giornali di
questi giorni mostrano come va il mondo.
Per esempio l'apertura di venerdì
del "Corriere della sera" recitava: "Trump-Macron,
nuovo asse".
Capito l'antifona?
Per vincere le elezioni Macron ha
fatto il paladino dell'Unione europea, con tanto
di esibizione della bandiera
europea, contro il cosiddetto "populismo" (il cui
campione-nella narrazione dei
media politically correct-è sempre Trump).
Ma appena preso possesso
dell'Eliseo cerca di svicolare dal dominio tedesco e gioca
a tutto campo, prendendo come
bussola una sola cosa: l'interesse nazionale francese.
Perfino la Grecia-dopo essere
stata messa in ginocchio dalla Grande Germania
chiamata "Unione
europea"-si è messa a giocare in proprio e cerca un rapporto
forte con la Cina (se proprio
bisogna diventare colonie, meglio cercare il
compratore più conveniente).
Un titolo di
"Avvenire", venerdì scorso, recitava: "Adesso l'Europa ha paura
della Grecia che parla
cinese".
Occhiello: "Gli investimenti
di Pechino nelle aziende di Atene".
Sottotitolo: "Un ponte con
l'Asia dopo l'austerity.
I dubbi di Berlino".
Questi sono solo i due ultimi
esempi.
Ma chi persegue più accanitamente
il proprio interesse nazionale-da sempre-è
ovviamente la Germania che sta
trasformando l'Europa nella propria colonia.
Del resto sono fedeli a un inno
nazionale che proclama "Deutschland über alles"
(Germania al di sopra di tutto).
Noi un inno neanche ce l'abbiamo.
Proprio l'interesse nazionale è
stato anche la bussola che ha orientato il voto
degli americani inducendoli ad
eleggere Donald Trump, che è l'unico a proclamare
senza ipocrisia "America
first".
L'interesse nazionale è pure alla
base della Brexit (gli inglesi non avevano
nessuna intenzione di essere
comandati dalla Germania, tramite Bruxelles).
OCCASIONE PERDUTA
Gli unici che hanno in disdegno
gli interessi nazionali e che, dunque, si prendono
botte a destra e a manca sono i
governi italiani...
Solo per loro la parola interesse
nazionale è tabù.
Stanno sottomessi al regime
eurocratico come una colonia e non si sognano
minimamente di
"sgarrare" (per esempio togliendo le sanzioni alla Russia che
pure fanno tanto danno alla
nostra economia).
L'Italia-come spiegava l'ultimo
numero di "Limes"-"è un Paese strategico che
rifiuta di esserlo".
Infatti dopo il crollo del Muro
di Berlino è tornata a trovarsi di nuovo in una
posizione geopolitica cruciale:
cerniera con l'Europa dell'Est e vero cuore del
Mediterraneo (dove si affacciano
Africa e Medio Oriente) e dove, anche per la
Cina, rappresenterebbe il miglior
attracco verso l'Europa.
Ma invece di approfittarne per
conquistare un ruolo geopolitico-magari in un
rapporto diretto con Stati Uniti
e Russia-riesce solo ad accollarsi i costi e i
guasti di questa posizione che
pure sarebbe così interessante.
Così, alla fine-dopo essere stato
spennato-il pollo finirà allo spiedo.