Domenica 28 maggio
2017
"La famiglia del
ministro Luca Lotti ha incassato
i 450.000 euro della
fideiussione di Consip".
Nuova bufera per il
galoppino di Renzi
(Giacomo Amadori per la Verità)
Quando il commissario giudiziale
ha pronunciato la domanda, l’ imprenditore
renziano è rimasto a bocca
aperta: «Non è che la famiglia del ministro
Luca Lotti ha incassato i 450.000
euro della fideiussione d’ accordo con lei
e poi ve li siete spartiti?».
A stupirsi, raccontano a Rignano
sull’ Arno, cuore geografico del renzismo,
è stato Andrea Bacci, solido
imprenditore nel settore degli articoli in pelle e
del lusso, un pò meno fortunato
con l’edilizia, conosciuto ai più per lo stretto
legame con la famiglia Renzi e in
particolare con l’ex premier Matteo, di cui
è stato pure uno stretto
collaboratore, nonché fundraiser con la fondazione Big Bang.
A gennaio il suo nome era finito
sulle prime pagine dei giornali quando un creditore
insoddisfatto fece esplodere
alcuni colpi di pistola contro la sua auto e l’insegna
di una delle sue azienda.
IL TERRENO DEL NONNO
I parenti di Lotti hanno scelto
una strada meno scivolosa per rientrare da un credito:
ritirare la garanzia per la
mancata consegna di uno degli appartamenti che la
Samminiatello Srl controllata al
100% dalla Coam Srl di Bacci, stava costruendo
su un loro vecchio terreno a
Montelupo fiorentino (Firenze).
Una mossa legittima che però è
finita sotto osservazione nel procedimento per
il fallimento della stessa
Samminiatello.
Infatti, in caso di bancarotta,
qualcuno potrebbe chiedere conto ai Lotti
dell’arricchimento ottenuto a
scapito di un’ azienda in difficoltà.
Nel 2013 la Samminiatello aveva
acquistato il terreno che fu di nonno Gelasio Lotti
a 850.000 euro, circa un terzo di
quello che, a oggi, i costruttori, nella più rosea
delle previsioni, potrebbero
immaginare di guadagnare, vendendo i nove
appartamenti in fase di
esecuzione.
Un prezzo certamente di favore se
si pensa che normalmente i terreni vengono
ceduti, quando va bene, a un
sesto del valore di mercato del terreno edificato,
ma possono essere pagati anche un
decimo.
Di quegli 850.000 euro 450.000
vennero coperti con la permuta di un appartamento
di 170 metri quadrati, garantita
da una fideiussione della Assicurazioni Generali
e controgarantita dalla Coam.
LA POLIZZA
Nell’ ottobre scorso la Procura
di Firenze ha presentato istanza di fallimento nei
confronti della Coam, finita in
stato di crisi, e pochi giorni prima di Natale la
famiglia Lotti ha chiesto di
incassare, riuscendoci in meno di un mese, la polizza
da 450.000 euro.
Un’escussione ottenuta a velocità
record, considerando i tempi medi che devono
aspettare normalmente i
possessori di fideiussioni a garanzia.
Ma la riscossione della polizza
avrebbe determinato lo stato di insolvenza
della Samminiatello.
Secondo i legali della società se
i Lotti non fossero passati all’ incasso,
probabilmente i pm non avrebbero
sollecitato il fallimento della società.
In effetti il principale
creditore, la banca Tercas (oggi Banca Popolare di Bari),
quella che aveva concesso il
mutuo, utilizzato solo parzialmente, per realizzare
il comprensorio, non aveva ancora
chiesto il rientro alla Samminiatello
nonostante il ritardo nei lavori.
Al contrario i Lotti hanno
pensato di mettere al sicuro il loro investimento,
senza preoccuparsi di mandare a
fondo l’amico di famiglia dei Renzi, nonché
ristrutturatore della villa dell’
ex premier.
Infatti la Generali ha subito
chiesto alla Coam la restituzione del mezzo
milione discusso.
LO SGARBO
Però Bacci, che tanti soldi ha
perso con la sua attività politica e con il suo
generoso sostegno alla scalata
dell’ex Rottamatore, lo sgarbo di Lotti, che
considerava quasi un figlio,
proprio non l’ha mandato giù.
Per questo, giurano gli amici e i
professionisti che lo assistono, non ha nessuna
intenzione di ripianare il rosso
della Samminiatello, evitandole il crac, salvo
ovviamente far tutto il possibile
per aiutare i creditori.
Se fallimento sarà, a pagarne le
conseguenze, è il ragionamento dell’ imprenditore,
non può essere lui solo.
Nel frattempo lo studio Galeotti
Flori che assiste Bacci in questa corsa contro
il tempo (la decisione del
Tribunale sul fallimento è prevista a giugno) ha bussato
a denari a casa Lotti, chiedendo
agli avvocati della controparte di rinunciare a una
parte del guadagno ottenuto con
la polizza e per la precisione a 100.000 euro che
verrebbero utilizzati per
favorire accordi di ristrutturazione del debito con la
compagnia assicuratrice e per
convincere la banca a completare l’ intervento
edilizio evitando di lasciare sul
territorio un’ opera incompiuta.
Sembra, però, che i Lotti «non
abbiano una gran voglia» di restituire parte del tesoretto.
Ma alla Coam non desistono: sono
convinti che la contrazione del mercato e il
conseguente crollo del valore
dell’ appartamento in permuta (sceso sotto i 250.000 euro)
non possano riguardare solo il
costruttore.
La trattativaIl commercialista
Lorenzo Galeotti Flori spiega: «La natura della
permuta sottintende la
disponibilità delle parti ad accettare le eventuali
differenze di valore immobiliare
che nel tempo possono avverarsi sia
in aumento che in diminuzione».
Insomma riscuotendo la
fideiussione i Lotti si sarebbero sottratti al concorso
nel rischio d’ impresa (l’oscillazione
del mercato immobiliare) previsto in
ogni convenzione permutativa e
che ha riguardato gli altri creditori.
E se è vero che a incassare la
polizza sono stati il padre e la zia di Luca Lotti,
in realtà tutte le trattative per
l’ affare immobiliare sono state condotte dal
ministro in persona che inizialmente
coinvolse nel progetto Bacci raccontando
di voler costruire sul terreno
del nonno e che per una questione affettiva avrebbe
voluto trasferirsi in uno dei
nuovi appartamenti, il più spazioso.
Ma adesso sembra aver cambiato
idea.
CASA A FIRENZE
Quasi in contemporanea con la
cessione dell’area di Montelupo, Lotti ha
acquistato casa a Firenze e i
suoi famigliari piuttosto che aspettare la
realizzazione dell’ immobile
nella frazione di Samminiatello hanno preferito
incassare il contante.
L’appartamento avrebbe dovuto
essere consegnato nell’ottobre 2014 e
qualcuno potrà obiettare che i
Lotti hanno mostrato sin troppa pazienza.
Ma alla Coam ribattono che il
ministro dello Sport aveva garantito che erano
stati eseguiti tutti gli
adempimenti burocratici, che invece hanno rallentato
di un anno l’inizio dei lavori.
Ma visti i rapporti tra la
famiglia del ministro e la Coam, le parti avevano
sempre evitato di formalizzare
qualsiasi proroga che, invece, di fatto era stata
dai Lotti concessa.
Tra loro, dicevano, era
sufficiente una stretta di mano.
Peccato che questo patto tra
gentiluomini, secondo quanto riferiscono gli
amici di Bacci, non sia valso
quando è apparsa all’orizzonte la possibilità
di trasformare il ritardo della
consegna in un lucroso affare.
Per tali motivi, già riferiti
dall’imprenditore rignanese al commissario
giudiziale, è difficile che una
futura eventuale indagine non finisca con il
coinvolgere anche Luca Lotti,
sebbene Bacci abbia negato davanti al commissario
giudiziale che il ritiro della
fideiussione fosse un piano condiviso con lui: «Io
non ho intascato neppure un
centesimo».





