mercoledì 30 agosto 2017

Se il governo non interviene con misure drastiche, ma temo che i buonisti del PD non lo facciano, finiremo che le nostre donne dopo le 20 della sera, devono chiudersi in casa, per colpa dei clandestini che debbono soddisfare le loro voglie.

STUPRI E ABUSI SESSUALI A RIMINI?
A CAUSA DELL'INVASIONE ISLAMICA DOVREMO ABITUARCI.
E intanto a Reggio Emilia un richiedente asilo musulmano ha violentato un
connazionale 13enne e disabile, ma il giudice anziché in carcere, lo ha rimesso
in libertà perché, poverino, ha mostrato una ''straordinaria autodisciplina''
di Roberto Marchesini
Gli stupri di Rimini hanno destato molte reazioni sui media e nella popolazione;
ma sono ben lungi dall'essere un caso isolato.
Ogni giorno leggiamo di violenze sessuali subite da giovani donne aggredite da
immigrati clandestini.
Accadrà prima o poi ciò che sta accadendo in Germania.
Dopo le violenze di gruppo del capodanno 2016 (oltre mille donne coinvolte in
diverse città) qualcuno gridò al «complotto»: sicuramente è un'azione
terroristica pianificata!
Invece no.
Nessuno complotto, nessuna azione terroristica pianificata.
È la nuova realtà nella quale le donne tedesche si sono risvegliate dopo il sogno
del «Welcome refugees».
La nuova realtà prevede che le donne siano confinate in una specie di apartheid
volontario: niente piscina d'estate e, in alcune tratte, carrozze riservate alle donne
e interdette agli uomini.
Ovviamente nel silenzio delle femministe, ma la cosa ormai non stupisce più nessuno.
Ormai è palese che la difesa dei «diritti» è semplicemente un pretesto per l'attacco
alle leggi morali e religiose greco-cristiane.
Quali considerazioni possiamo trarre da questa situazione (non episodio)?
L'UOMO NON È SOLO MATERIA
Qualcuno potrebbe far notare che questi immigrati sono, nella stragrande maggioranza,
giovani uomini non abituati all'ipersessualizzazione che si respira nel mondo occidentale.
Vero. È vero però anche che, all'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, abbiamo
avuto una massiccia immigrazione di giovani e giovanissimi uomini albanesi; e non si
sono verificati gli stessi problemi.
Tra gli immigrati nel nostro paese le nazioni maggiormente rappresentate sono Romania,
Cina, Ucraina e Filippine.
Questa immigrazione è stata mai percepita come un pericolo per l'incolumità delle persone?
Il primo punto è questo: l'uomo non è solo materia (in questo caso ormoni e organi sessuali);
è anche e soprattutto educazione, cultura.
Il progetto di sostituire gli Europei non nati o abortiti con immigrati provenienti da
chissà dove è una sciocchezza.
Una persona non è una monade interscambiabile, un mattoncino uguale a milioni
di altri mattoncini; è frutto di una cultura, di una tradizione (nel nostro caso) bimillenaria.
Non è questione di «razza» o colore della pelle; è questione di ethos.
«Ci pagano le pensioni»? Una balla colossale del PD maledetto lui e chi lo vota.
Ma anche se fosse vero, come dicono nei film, i soldi non sono tutto.
E non comprano tutto.
QUESTE VIOLENZE SONO COLPA NOSTRA
Secondariamente, forse queste violenze sono colpa nostra.
Basta mettere piede in Europa per ricevere soldi (parecchi soldi) e una casa (o perlomeno
una sistemazione); in Germania gli immigrati si aspettano anche un'auto.
Quale può essere il messaggio che arriva a questi giovani dalla nostra accoglienza senza integrazione?
Che ne è del bilanciamento tra diritti e doveri che ogni europeo respira fin dalla nascita? Bilanciamento, tra l'altro, che per i milioni di immigrati rumeni, ucraini, filippini resta valido. Perché essi devono lavorare duramente, comprarsi una casa con fatica e sacrifici, mentre
ad altri immigrati tutto è dovuto?
Non è forse, questa, una insopportabile discriminazione?
Una solenne ingiustizia?
Vitto e alloggio gratis per tutti gli immigrati, dunque, a spese degli europei.
Se questo è il paese del Bengodi, il Paese dei balocchi, dove basta allungare una mano
e prendere ciò che si vuole... perché questi giovani non dovrebbero farlo?
Non è il paese dei balocchi, ma semplicemente un modo del PD per prendere voti
alle elezioni, visto che i consensi per loro sono in caduta libera.
CHI CI PROTEGGERÀ DAL DRAGO?
Terzo. Chi può impedire che questi giovani si prendano ciò che vogliono?
Non lo diciamo in pubblico, ma lo sappiamo: l'uomo.
Il compito dell'uomo è quello di proteggere e difendere; di farsi male e persino
morire per tutelare le sue cose e le persone che gli sono affidate.
Per questo (e non per un errore genetico o per una secolare ingiustizia) egli è più alto,
più forte, più pesante e più veloce.
Per questo è aggressivo e competitivo.
Perché il suo compito è quello di sacrificare fisicamente se stesso per difendere
e proteggere.
Ogni uomo è un eroe in fieri; il suo compito è salvare la principessa dalle
grinfie del drago.
Ma oggi, almeno nell'Europa occidentale, non ci sono più eroi, né principesse.
Abbiamo imposto ai maschi di non diventare uomini (e alle femmine di non
diventare donne).
Ora chi ci proteggerà dal drago?
La Polonia ha scelto di non subire questa massiccia e disordinata immigrazione.
È capitato che qualche immigrato in Germania abbia attraversato il confine (le
frontiere non ci sono più) e sia finito in Polonia, probabilmente senza accorgersene.
Lì si è comportato come ha imparato a fare in Germania: ha rubato, sicuro
dell'impunità; ha minacciato e maltrattato qualche anziana esercente; addirittura
ha mostrato un coltello.
Beh, ha imparato che gli uomini polacchi sono ancora disposti a sacrificarsi per
gli altri; ha imparato che sono ancora un popolo, uniti e pronti ad aiutarsi l'un
con l'altro (in Germania, come da noi, se qualcuno assiste ad una aggressione
abbassa il capo e accelera il passo...); e che l'arrivo della polizia può essere una
gioia indescrivibile, se ti salva da un linciaggio.
Ma noi non siamo come i polacchi.
Non siamo più un popolo, non abbiamo imparato a diventare eroi.
Ci stupiamo se qualcuno fa di noi ciò che vuole?
Chi glielo impedirà?
A Reggio Emilia un pakistano richiedente asilo ha violentato un connazionale 13enne
e disabile.
Ma il giudice non lo manda in carcere perché ha mostrato una straordinaria
Autodisciplina, purtroppo abbiamo anche i giudici degradati.
Insorge la piazza e anche la politica, ma alla fine il Pd non se la sente di scendere
a protestare contro una toga, che sicuramente sarà di sinistra.
L'impressione è che le cosorterie vengano prima dei diritti di una vittima, mentre
al carnefice vengono concesse attenuanti che fanno sospettare uno
sdoganamento della pedofilia.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana
il 26 agosto 2017: Lo strapotere delle toghe regge anche alle proteste di piazza.
E se di mezzo c'è la pedofilia la decisione del giudice per le indagini preliminari
sembra gettare un'ombra fosca su quello che fino ad oggi è un orribile reato,
ma domani potrebbe non esserlo più, dato che anche nel nostro Paese la pedofilia
che indigna sembra essere soltanto quella che vede infangata la Chiesa.
A Reggio Emilia non si vedeva da tempo un sit in davanti al tribunale per
protestare contro la decisione di un giudice, il quale avrà avuto anche le sue buone
ragioni, ma queste sembrano scontrarsi con l'evidenza razionale.
I fatti sono questi.
Un pakistano richiedente asilo in provincia di Reggio ha violentato un minore
disabile anche lui straniero.
Il fatto gravissimo viene ripreso dai social sul web che ormai costituiscono la vera
opposizione cittadina.
Ma non è tutto.
Il Gip, il dottor Ghini, giudice veterano del Tribunale di Reggio, dovendo decidere
sulla misura cautelare in carcere chiesta dal Pm Maria Rita Pantani e gli arresti
domiciliari chiesti dalla difesa, libera il richiedente asilo.
Il pakistano infatti aveva sì confessato la violenza sul minore disabile, sordomuto,
dicendo che era consenziente, almeno questa è la tesi della difesa.
Mi dispiace essere volgare ma il giudice Ghini è un deficiente.
La detenzione ai domiciliari infatti non è sembrata al giudice una strada percorribile.
Il richiedente asilo è ospite di una struttura che accoglie migranti in attesa di
concessione dello status di rifugiato e dato che una delle condizioni per la concessione
dei domiciliari è la disponibilità degli ospitanti, il reo confesso si è trovato così senza casa.
Se è senza casa lo si rimanda i Pakistan senza i genitali.
Gli ospiti locali infatti avevano dichiarato di non volerlo più in casa.
Così il giudice, con una decisione che ha sconcertato molti, lo ha rimesso in libertà,
con obbligo di firma.
E il rischio di reiterazione del reato?
Per quello non c'è problema: il giudice infatti ha parlato del pakistano come uomo 
dalla straordinaria autodisciplina. Se lo dice lui...
Dai social arriva una vera e propria sollevazione.
Critiche ma anche insulti e minacce.
Al ristorante Ghini viene affrontato e insultato, poco, a bastonate dovevano prenderlo..
L'associazione la Caramella Buona, che si occupa di lotta alla pedofilia, ha mobilitato
la protesta davanti al Tribunale, che è andata in onda l'altra sera.
I giornali si spaccano: alcuni gridano alla manifestazione di nostalgici con croci celtiche.
Il Sindaco di Reggio Luca Vecchi davanti alla rivolta ondeggia.
Prima si schiera con la protesta chiamando in solidarietà altri sindaci, fino ad annunciare
di partecipare alla manifestazione.
Poi tutto il blocco di potere si ritrae.
Per forza, sarà sicuramente un sindaco di sinistra.
L'altra sera centinaia di reggiani sono affluiti in una atmosfera inedita e surreale nel
cupo piazzale del Tribunale.
Alla luce di qualche lampione, assenti i sindaci e forza di giunta, in centinaia hanno
manifestato silenziosamente senza simboli di partito come il 12 giugno.
Sembrava di essere davanti al Muro di Berlino, ma è Reggio Emilia del 2017.
Presenti gli altri partiti, come Forza Italia, che alla riapertura della stagione parlamentare
presenterà un'interpellanza e che per bocca del coordinatore Gianluca Nicolini ha detto:
"In questi giorni abbiamo assistito ad un triste spettacolo dove è emerso chiaramente
la forza delle logiche consortili che governano il territorio reggiano da sempre guidato
dalla sinistra".
Il riferimento è il ritrarsi dei sindaci dalla manifestazione di piazza nonostante molte
fasce tricolori avessero sostenuto l'indignazione comune.
Ma mettersi contro i giudici, si sa, è un rischio per molti, figuriamoci per un politico.
Intanto il provvedimento verrà impugnato dalla procura e il pakistano, probabilmente,
finirà in carcere.
Resta però l'amarezza di una decisione presa pensando più ai diritti del carnefice che
a quelli della vittima, la quale, a 13 anni e senza poter parlare, sta vivendo tutto come
uno choc terribile, dentro di sé.
Resterà pure un reato odioso quello della pedofilia, ma quando si mettono in campo
artifici giuridici come questo, la china è sempre pericolosa perché il passo verso
l'accettazione di certe pratiche è dietro l'angolo.
Mi dispiace, ma al giudice Ghini, l’augurio che possa toccare alla figlia o alla moglie,

e vediamo se si diverte.

domenica 20 agosto 2017

Ecco amici, svelato il complotto Europeo, ce lo svela il Premier Ungherese Viktor Orbàn, da tanti politici considerato un criminale.

IN EUROPA NON C'E' NEMMENO UN POLITICO CHE MERITI IL
NOSTRO APPREZZAMENTO, EPPURE...
Leggete l'ultimo discorso del Premier ungherese Viktor Orbán e scoprirete che
almeno uno esiste e ne vale 100.
di Giampaolo Rossi.
Abbiate la pazienza di leggere questo ultimo discorso del Premier ungherese
Viktor Orbán, tenuto come tradizione all'annuale Summer University di Bálványos.
Fatelo senza fanatismo entusiasta o esaltazioni inutili perché è un grandioso
discorso carico di lucido realismo e buon senso; è un discorso senza filtri
diplomatici, linguaggi istituzionali, conformismo ideologico.
Per questo merita di essere analizzato in profondità.
Più che un discorso è una visione dell'Europa, un'aspirazione, un progetto di
difesa e salvezza di una civiltà minacciata da una globalizzazione selvaggia,
impietosa e senza scrupoli.
Il leader di una piccola nazione si erge a guida per chiunque oggi rivendichi
il valore di un patriottismo eroico, spregiudicato, capace di difendere ciò che
si ama e ciò che ancora si è, da chi odia e vuole distruggere ciò che noi siamo.
Le parole di Orbán non riguardano l'Ungheria ma l'essenza stessa della nostra
identità europea dilaniata dalla dissoluzione globalista imposta dalle élite
tecnocratiche e apolidi.
Buona lettura.
OMAGGIO A TRUMP
Orbán ritiene l'elezione di Trump il simbolo di un conflitto che può emergere nel
mondo occidentale «tra l'élite transnazionale globale e leader nazionali patriottici».
«Nel 2009 Obama tenne il suo primo discorso internazionale in un'importante
città chiamata Il Cairo.
L'attuale presidente degli Stati Uniti ha tenuto il suo primo discorso internazionale
in un'importante città chiamata Varsavia».
E per misurare l'importanza di questo cambiamento, Orbán cita un passaggio
del discorso di Trump: «La nostra lotta per l'Occidente non inizia sul campo
di battaglia.
Inizia nelle nostre menti, nelle nostre volontà e nelle nostre anime. [...]
La nostra libertà, la nostra civiltà e la nostra sopravvivenza dipendono da questi
legami di storia, cultura e memoria» [leggi: TRUMP A VARSAVIA TORNA
A DIFENDERE L'OCCIDENTE, clicca qui, N.d.BB].
LIBERTÀ ECONOMICA
«Una nazione forte non vive con i soldi di qualcun altro.
Ringrazia istituzioni come il FMI per il loro aiuto e le saluta: rispedisce indietro
i loro pacchi e spera di non doverle più incontrare.
Questo è ciò che ha fatto l'Ungheria.
Prima del 2010, i governi socialisti avevano agganciato la sopravvivenza della
nazione al FMI; il problema è che una macchina può supportare la vita di un paziente
aiutando la sua sopravvivenza, ma alla fine il paziente rimane fisicamente legato ad essa».
LA TRAPPOLA DEL DEBITO
«Un paese è forte se le sue finanze sono in ordine.
Nessun paese è forte se il suo deficit di bilancio è eccessivo; se le sue imprese
sono alla mercé dei creditori; se la sua popolazione è stata attirata nella trappola
del debito come fu quella ungherese con i prestiti in valuta estera».
«Passo dopo passo, l'Ungheria è riuscita ad affrontare tutte queste questioni (...)
e oggi cresciamo quasi il doppio della media dell'Unione Europea (...) e siamo
in grado di fornire posti di lavoro per tutti coloro che vogliono lavorare.
Pochi paesi del mondo sono in grado di farlo.
Noi siamo uno di questi.
Nel 2010, su una popolazione di 10 milioni di abitanti, solo 3,6 milioni di
ungheresi avevano un lavoro e solo 1,8 milioni pagava le tasse (...).
Oggi in Ungheria 4,4 milioni di ungheresi lavorano e 4,4 milioni pagano le tasse». [...]
DEMOGRAFIA
«Per una nazione che vuole essere forte, il declino demografico dev'essere
fuori questione.
Una nazione che non è in grado di sostenersi demograficamente è destinata
a scomparire».
«Molti di voi hanno notato che in Ungheria spendiamo una grande quantità di
soldi sulle politiche per la famiglia.
Volete sapere da dove prendiamo questi soldi?
Li prendiamo dalle multinazionali sotto forma di tasse speciali».
In tutto, spiega Orbán circa 500 miliardi di fiorini (quasi 2 miliardi di euro)
prelevati da banche, assicurazioni, società energetiche e telecomunicazioni e
poi indirizzate a politiche demografiche e di supporto familiare.
IMMIGRAZIONE
Il tema dell'immigrazione per Orbán si lega al tema della dissoluzione dell'Europa
e dei suoi popoli: «La domanda principale per il prossimo decennio è se l'Europa
resterà quella degli europei; se l'Ungheria rimarrà il paese degli ungheresi,
la Germania dei tedeschi, la Francia dei francesi, l'Italia degli italiani.
Chi saranno i cittadini europei?».
«Qualcuno sostiene che l'integrazione risolverà il problema.
Ma non siamo a conoscenza di alcun processo di integrazione riuscito. (...)
Dobbiamo ricordare ai difensori della "integrazione riuscita", che se persone
portatrici di visioni contrastanti vengono a trovarsi nello stesso paese, non ci
sarà integrazione, ma caos».
«È del tutto evidente che la cultura dei migranti è in opposizione radicale alla
cultura europea; e idee e valori in conflitto si escludono a vicenda.
Pensiamo al rapporto uomo-donna nella cultura islamica: per gli europei hanno
gli stessi diritti mentre per i musulmani ciò è inaccettabile.
Questi due approcci non possono coesistere, ed è solo una questione di tempo
che uno o l'altro prenda il sopravvento».
«L'immigrazione non può essere una risposta ai problemi economici.
È come se dei naufraghi in mezzo all'Oceano inizino a bere l'acqua del mare:
non smorzeranno il problema della loro sete ma l'aumenteranno».
SOLIDARIETÀ
Orbán colpisce e affonda la deformazione ideologica e ipocrita dell'Europa: «C'è
una parola che emerge spesso nella politica europea: solidarietà.
Ma la solidarietà non è un fine in sé, ma solo un mezzo.
Il fine dell'Europa è fare in modo «che i popoli nati qui vivano in pace, sicurezza,
libertà e prosperità, in linea con i propri valori.
Questo dovrebbe essere il fine, l'obiettivo dell'Europa.
La solidarietà è solo un mezzo per ottenerlo».
E poi un passaggio che servirebbe da lezione ai timidi e paurosi governanti italiani:
«L'Ungheria si è difesa-e ha difeso l'Europa allo stesso tempo-contro il flusso
migratorio e l'invasione; e per farlo ha speso 260-270 miliardi di forini.
L'UE ha rimborsato solo una piccola parte di tale somma.
L'Unione europea non dovrebbe parlare di solidarietà fino a quando non rimborserà
all'Ungheria quanto deve.
Fino ad allora, suggerisco di esercitare più modestia».
L'IMPERO SOROS
«A Bruxelles è stata forgiata un'alleanza.
I membri di questa alleanza sono i burocrati di Bruxelles, la loro élite politica
e un sistema che può essere descritto come "Impero di Soros".
Quest'alleanza è stata forgiata contro i popoli europei.
E dobbiamo riconoscere che oggi George Soros può perseguire più facilmente
gli interessi del suo impero a Bruxelles di quanto non possa farlo a Washington
o a Tel Aviv».
«Come al solito, quando l'élite si rivolge contro il proprio popolo, c'è sempre
la necessità che gli inquisitori lancino procedimenti contro chi esprime il parere
della gente» (...)
Per questo non dobbiamo pensare alla lotta di fronte a noi come una cospirazione
globale, ma dobbiamo descriverla e considerarla nel modo più ragionevole
possibile (...) esiste un Piano Soros che lui stesso ha descritto.
Il piano si compone di quattro punti: 1. «Ogni anno centinaia di migliaia di
immigrati-se possibile un milione-devono essere trasferiti nel territorio dell'Unione
Europea dal mondo musulmano»
2. «Ciascuno di essi deve ricevere un importo di 15.000 euro (...) in modo da
mantenere un flusso continuo (...) ciò che nella terminologia politica europea è
chiamato "fattore di attrazione" (...) un importo superiore al salario medio
annuo ungherese»
3. «I migranti devono essere distribuiti tra i paesi europei nell'ambito di un
meccanismo obbligatorio e permanente»
4. «Deve essere istituita un'Agenzia europea per l'immigrazione che prenda
tutti i poteri decisionali svuotando di ruolo gli stati nazionali»
Questo è il Piano Soros.
L'ISLAMIZZAZIONE DELL'EUROPA
«Noi europei possiamo sopravvivere solo se riacquistiamo la nostra sovranità
dall'Impero di Soros. (...)
Una volta riconquistata la sovranità, dobbiamo riformare l'Unione Europea.
Nell'ambito di un programma comune i migranti che sono giunti in Europa
illegalmente devono essere trasportati in un luogo diverso dal territorio
dell'Unione europea anche se questo può sembrare duro».
«I partiti democristiani in Europa non sono più cristiani: cercano di soddisfare
i valori e le aspettative culturali dei media liberal e dell'intellighenzia.
I partiti socialdemocratici non sono più socialdemocratici: hanno perso il
proletariato e ormai sono i difensori della globalizzazione di una politica
economica neo-liberale».
«l'Europa attualmente si sta preparando a consegnare il proprio territorio ad
una nuova Europa, meticcia e islamizzata (...).
Perché questo accada è necessario continuare la de-cristianizzazione dell'Europa.
La priorità deve essere data alle identità di gruppo piuttosto che alle identità
nazionali e la governance politica deve essere sostituita con la burocrazia».
NOI, IL FUTURO
«Oggi l'Ungheria è l'ostacolo primario all'attuazione del piano Soros (...)
Per questo ci sono forze in Europa che vogliono vedere un nuovo governo in
Ungheria così da indebolire il blocco dell'Europa centrale che si oppone al
progetto di islamizzazione».
Poco prima Orbán aveva rivendicato l'importanza di Visegrád Four, l'accordo
tra Varsavia, Praga, Bratislava e Budapest, che «fa parlare con una sola voce gli
entusiasti polacchi, i sempre cauti cechi, i sobri slovacchi e i romantici ungheresi»
«Venticinque anni fa qui in Europa centrale credevamo che l'Europa fosse il
nostro futuro; oggi ci sentiamo di essere il futuro dell'Europa».
... Lontani anni luce dalla pavida politica italiana, non tutto è perduto... e la
lotta è appena iniziata.
UNGHERIA, UNA LEZIONE DI VERITA': NELLA COSTITUZIONE IL
RICHIAMO ALL’IDENTITA' CATTOLICA E MONARCHICA DELLA
GRANDE UNGHERIA DEL PASSATO
Il Parlamento ungherese (a stragrande maggioranza: 262 favorevoli contro 44
contrari) si oppone al politicamente corretto e al relativismo dominante nell'Europa
odierna dei burocrati e della grande finanza laicista
da Corrispondenza Romana
IL GOVERNO UNGHERESE (ELETTO A GRANDE MAGGIORANZA) TOGLIE 
AUTONOMIA ALLA BANCA CENTRALE SFIDANDO BCE E FMI
Disturba ai poteri forti europei che nella Costituzione si faccia riferimento a Dio
e alle radici cristiane e che l'embrione venga considerato un essere umano sin
dall'inizio... (e a noi in Italia ci tocca Napolitano presidente)
di Antonio Socci
L'UNGHERIA ESCE DALLA CRISI ECONOMICA E CACCIA IL FONDO
MONETARIO INTERNAZIONALE
Il governo di Viktor Orban recupera la sovranità monetaria e mette il piede
sull'acceleratore economico

di Federico Campoli

sabato 5 agosto 2017

Benissimo, ecco già arrivata la conferma della tratta di esseri umani con l'aiuto di questa specie di prete che la Chiesa farebbe bene a radiare.

Nelle chat segrete delle Ong il prete amico
della Boldrini.
5 Agosto 2017
Scrive oggi Fausto Biloslavo su Il Giornale: “Una chat, parallela ai soccorsi
ufficiali, fra le navi delle Ong di fronte alla Libia.
Un prete molto noto, che segnala nella chat dove andare a prendere i barconi
e viene accolto con tutti gli onori alla Camera dalla presidente Laura Boldrini.
E una rete pro «invasione» finanziata pure dall’Arci, che si scaglia contro le
autorità italiane che vogliono vederci chiaro sul ruolo delle organizzazioni
umanitarie negli arrivi dalla Libia.
Dall’inchiesta di Trapani sulla Ong tedesca Jugend Rettet stanno saltando fuori
piste interessanti ancora tutte da chiarire.
Le intercettazioni che hanno portato al sequestro di nave Iuventa, che si faceva
portare i migranti sotto bordo dai trafficanti, hanno svelato l’esistenza di una
chat parallela ai canali ufficiali di soccorso fra i responsabili delle navi delle Ong
di fronte alla Libia.
E nella chat arrivano i messaggi di padre Mussie Zerai, che avrebbero indicato
i barconi pieni di migranti da recuperare.
Il prete cattolico è considerato un’icona buonista dell’immigrazione, ma in realtà
potrebbe nascondere interessi politici o altro.
Gli inquirenti non parlano di casi singoli per evitare di rivelare attorno a chi stanno
stringendo il cerchio, ma la Marina militare aveva più volte segnalato il ruolo
ambiguo di personaggi come Zerai.
«Il sospetto è che pure gente con l’abito talare non si prodigasse solo per fini
caritatevoli–ha rivelato una fonte de il Giornale–ci chiamavano segnalando
l’arrivo dei barconi sottolineando che stavano registrando la telefonata.
Una specie di ricatto».
Le intercettazioni di due responsabili della sicurezza di nave Vos Hestia
dell’ong Save the children aprono un altro capitolo del caso.
«C’era una community, una chat, una cosa del genere… so che arrivava sul
telefono dei team leader di Save the Children» e di altre Ong al largo della
Libia dice uno degli intercettati riportato dal quotidiano la Repubblica.
Un canale via Whatsapp parallelo a quello di soccorso ufficiale della Guardia costiera.
Ed ogni volta, si verificava «la stranezza del fatto che noi ci recavamo sul posto
e trovavamo il gommone».
Le Ong ammettono l’esistenza della chat parallela, ma mettono le mani avanti
sostenendo che i messaggi non sono mia giunti dalla Libia.
Le segnalazioni, come dicono gli intercettati, arrivano anche da padre Zerai.
Nel 2013 era stato accolto con tutti gli onori alla Camera dalla presidente Boldrini.
L’eritreo giunto in Italia nel 1992, a soli 17 anni, ha ottenuto asilo politico e studiato
prima a Piacenza e poi all’università Pontificia diventando sacerdote nel 2010.
I suoi fan lo hanno addirittura candidato al Nobel per la pace.
Zerai si crede Mosè.
A tal punto che ha intitolato un suo libro autobiografico Padre Mosè–nel viaggio
della disperazione il suo numero di telefono è l’ultima speranza.
Don Zerai si vanta di aiutare i migranti a sbarcare in Italia da 15 anni.
Non è un caso che il Vaticano abbia deciso di trasferirlo da Roma alla parrocchia

svizzera di Friburgo.”

Un po alla volta ci arriviamo a capire, ecco perchè la Boldrini è così euforica quando arrivano i profughi, con loro si sente odore del denaro da guadagnare facilmente, ed ecco perchè non la sopporto, senza essere arrabbiato anche con questo pseudo prete nazista..

Ong e migranti, dalle carte spunta anche il nome
di Don Mussie Zerai, il prete amico della Boldrini.
05 Agosto 2017
Dalle carte della Procura di Trapani che indaga sulle manovre poco chiare
delle Ong nel Mediterraneo spunta anche Padre Mosè, “l’angelo dei migranti”.
Come riporta il Giornale, Don Mussie Zerai avrebbe avuto un ruolo di primo
piano nella chat parallela con cui le organizzazioni non governative si
informavano sui barconi di profughi da recuperare.
Tutto all’oscuro della Marina militare italiana, che avrebbe dovuto dare l’ok
al soccorso, e in possibile combutta, questo è il sospetto dei pm, con gli scafisti
che partivano dalla Libia.                                                                                                                                               
Il prete cattolico è un mito della sinistra italiana.
Nel 2013 è stato accolto con tutti gli onori dalla presidente della Camera
Laura Boldrini, che da portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite
per i rifugiati ne aveva conosciuto da vicino l’attivismo.
Eritreo di nascita, è arrivato in Italia nel 1992 a 17 anni e ottenuto asilo politico
ha studiato all’Università Pontificia.
Diventato sacerdote nel 2010, si è subito distinto per il suo sostegno senza se e
senza ma ai migranti, tanto da meritarsi dai fan una candidatura al Nobel per la Pace.
Non particolarmente ben visto dal Vaticano (che lo ha trasferito da Roma alla
parrocchia marginale di Friburgo, in Svizzera), secondo gli inquirenti si sarebbe speso
così tanto per aiutare i profughi in mezzo al mare spinto non solo dallo spirito
caritatevole cristiano.
Potrebbe aver agito, è questo il sospetto che emerge dalle chat con le Ong, anche
per interessi politici ed economici legati all’immigrazione e all’accoglienza.
“Ci chiamavano segnalando l’arrivo dei barconi–spiega una fonte anonima al
Giornale–sottolineando che stavano registrando la telefonata.
Una specie di ricatto”.
Padre Zerai e la sua onlus Habeshia sono tra gli ispiratori di WatchTheMed,
un vero e proprio portale telefonico che fornisce un servizio di pronto soccorso
per i migranti in mezzo al mare: loro chiamano, e una Ong, magicamente, arriva

a portarli in Italia.