domenica 31 dicembre 2017

Purtroppo l'anno nuovo comincia già male per noi famiglie, ma non dobbiamo perdere ne la fiducia e nemmeno la speranza, per questo motivo sottovoce vi dico Buon Anno, almeno si spera.

IN CINQUE ANNI MONTI, LETTA, RENZI E GENTILONI
HANNO DISTRUTTO L'ITALIA
Matrimoni gay, gender nelle scuole, divorzio breve, immigrazione selvaggia
ed ora eutanasia... e le gerarchie della Chiesa hanno lasciato fare
Un Parlamento incostituzionale in fase terminale e sotto accanimento terapeutico
(in cauda venenum) ha prodotto una legge mortifera sull'eutanasia pensando con
ciò di tirare a campare.
Atto finale di una legislatura disgustosa e di un governo nato moribondo in
forma di fotocopia.
Questo atto legislativo in extremis conclude un quinquennio terribile, tanto
più terribile quanto condotto da governi sedicenti tecnici o di emergenza o di
transizione o del presidente.
Sono stati i governi di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, governi dei competenti
e dei moderati, a darci le leggi più estremistiche della vita repubblicana che
alla fine del 2011, quando Berlusconi fu costretto a gettare la spugna, non erano
nemmeno minimamente all'orizzonte.
Non sono stati i rivoluzionari con la bandiera rossa ma i rassicuranti funzionari
in doppio petto.
I governi post-ideologici ci hanno dato il peggior frutto che le ideologie politiche
ci possano dare: la decisione a maggioranza di cosa sia uomo e donna, di cosa sia
famiglia, di cosa voglia dire procreare e, ora, di cosa sia la vita e cosa la morte.
Avesse il governo posto almeno la fiducia, la posizione delle coscienze sarebbe
rimasta nascosta sotto il dovere di scuderia.
Ma il voto "in coscienza" ha dimostrato che non solo la prassi politica bensì
anche la coscienza politica di molti parlamentari è profondamente corrotta.
Avesse il governo almeno posto la fiducia, la legge non avrebbe avuto i voti
dei 5 Stelle, che fondano la loro demolizione della morale naturale proprio sul
richiamo alla morale, la demoliscono senza avere il progetto di farlo.
Il che è il massimo del tranello politico delle ideologie post-ideologiche.
CINQUE ANNI TORBIDI
In questi cinque torbidi anni di legislatura, con governi pilotati a tavolino
dall'alto e sorretti da frange mutevoli dell'opposizione, l'Italia non ha diminuito
il debito pubblico, si è riusciti a fatica a spostare l'8 per cento delle macerie
del terremoto, si è esultato per un aumento del pil dell'1 per cento quando
questa misura è il possibile errore statistico fisiologico in previsioni di questo
genere, si è voluto cambiare la Costituzione tramite un parlamento incostituzionale
e si è stati clamorosamente bocciati, si sono finanziate con denaro pubblico le
associazioni di compravendita del sesso omosex e la Sottosegretaria alla
Presidenza del Consiglio che ne era politicamente responsabile è ancora al suo
posto, si è aperto ad una irresponsabile politica migratoria subendo il ricatto
di ONG conniventi con la criminalità degli scafisti, si è approvata una legge, detta
maldestramente della buona scuola, che ha intasato le aule-insegnanti di docenti
inutilizzati, sono state salvate banche che prestavano ad amici più soldi di quelli
che avevano senza spiegare i rapporti politici intessuti con quelle banche stesse.
Questo bilancio pessimo comunque è pressoché nulla rispetto alla legge Cirinnà
che riconosce la unioni civili omosessuali, l'ondata istituzionale di educazione
omosessualista e genderista nelle scuole pubbliche, il divorzio via sms ed
ora l'eutanasia.
E' una politica necrofila e in giro si sente una gran puzza.
L'Italia va verso un non-domani.
Governi sostanzialmente di sinistra durati cinque anni si sono distinti non per
le politiche del lavoro o di lotta alla povertà, ma solo per la politica neoborghese
dei "nuovi diritti" e ne hanno fatto la propria bandiera col teschio e le quattro
ossa attorno.
E LA CHIESA?
Le gerarchie della Chiesa italiana hanno lasciato fare, hanno dialogato, hanno
sostenuto, hanno confortato, hanno invitato i rappresentanti del governo a parlare
nelle istituzioni ecclesiali, si sono trovate con loro a cena, hanno pattuito, hanno
premuto con grande determinazione per avere da questo governo amico la legge
sullo jus soli, il quotidiano Avvenire ha dedicato uno spazio mille volte maggiore
al tema immigrati che a quello della famiglia o dell'eutanasia, sono andati in tv
ma per parlare dei centri di accoglienza o del clima, hanno intimidito chi era sceso
in piazza, si sono dissociati da comportamenti sbagliati nel metodo perché non
dialoganti, non hanno pubblicato nemmeno uno straccio di documento ufficiale
e collegiale, non hanno chiamato a raccolta, non hanno gridato al pericolo, non si
sono messi alla guida di nulla.
Non ricordatemi che nel Catechismo c'è scritto quello che c'è scritto e che talvolta
il Papa o il cardinale Bassetti hanno detto una parola... questo lo so.
Ma la leaderschip dei pastori non c'è stata, la chiarezza degli educatori nemmeno,
e men che meno la forza dei profeti.
Non c'è stato appello alle coscienze né mobilitazione di popolo.
Nessuna supercopertina su Avvenire, nessun presidio davanti al Parlamento.
Abbiamo l'eutanasia e non ce ne siamo nemmeno accorti.
Abbiamo l'eutanasia e chi doveva tenerci svegli si è addormentato.
E ci consoleremo presto perché tanto alla prossima omelia ci ricorderanno che
Dio ci ama così come siamo.
In questi cinque anni la Chiesa italiana sembra aver messo da parte la legge
morale naturale.
Come se Dio avesse messo il mondo da Lui creato nelle nostre mani a tal punto
da volere che lo costruiamo contro di Lui che lo ha creato.
Il "come" del dialogo, del rispetto umano e del discernimento in coscienza ha
avuto il sopravvento sul "cosa" della verità e del bene.
Tutte le prassi politiche dei cattolici sono state accettate e convalidate.
Non solo nessuna indicazione ex ante di fronte alle grandi sfide, ma anche nessun
richiamo ex post.
Il quarto, il quinto, il sesto, il nono comandamento esistono ancora in politica?
Nessuno ce lo dice più.
Con l'eutanasia tuttalpiù si pecca contro la solidarietà, non contro l'uomo
e la legge divina.
Cattolica e Gemelli hanno emesso una dichiarazione, il Livatino ha fatto la sua
parte, altre associazioni si sono pronunciate, ma tante altre hanno taciuto.
Nel 1974, davanti al referendum sul divorzio, molti cattolici ei erano pronunciati
per il no (ossia per il sì al divorzio) "per una scelta di libertà".
Quella scelta di libertà era in realtà una scelta per l'autodeterminazione che dopo
di allora ha guidato molti deputati cattolici a votare per l'aborto, per la legge 40,
per la Cirinnà ed ora, si suppone, per l'eutanasia.
Nel 1974 c'erano Scoppola e Pratesi, Zizola e Masina, La Valle e Carniti... ora
ce ne sono altri.
Che fare? Il quadro si fa desolante.
Non c'è quasi più niente da dare per scontato.
Bisogna solo ricominciare.
Da zero o quasi.
Non si può dire che il nuovo Anno incominci bene per gli italiani, ma la Chiesa,
“(non gli uomini di chiesa)”, ci dice che dobbiamo avere sempre speranza,

ed allora a Lei io ci credo e vi dico Buon Anno a tutti voi amici. Fausto.

martedì 26 dicembre 2017

Anche la Chiesa si inchina all'islam, sarà la nostra fine di cristiani?

MOSCHEA A FIRENZE SU TERRENI DELLA DIOCESI
Quella di Firenze è una delle tappe della conquista, che si attua lentamente,
senza che ce ne accorgiamo (e con l'islam non si torna indietro) di Souad Sbai.
Passo dopo passo, uno alla volta i paletti cadono tutti quanti.
La notizia della prossima realizzazione della moschea a Sesto Fiorentino su
un terreno acquistato niente di meno che dalla Curia fiorentina non mi lascia
per nulla sorpresa, perché il tentativo di prendere ''possesso'' del territorio da
parte di una esigua porzione della comunità islamica italiana lo conosco bene.
Ne conosco le modalità, i tempi e gli obiettivi finali.
Chi legge i vari pezzi usciti sui giornali nazionali, in cui si parla di svolta storica,
di enorme passo in avanti e tutta la melassa che di più non si può, di certo si
può fare un'idea idilliaca della cosa, ma le cose stanno ben diversamente.
Partiamo dalle cose ''tecniche'', per così dire; innanzitutto a siglare l'intesa con
l'arcidiocesi fiorentina non abbiamo visto una realtà totalmente rappresentativa
dell'islam italiano.
Dell'Ucoii, infatti, tutto si può dire ma che rappresenti in toto la realtà islamica
italiana proprio no: non ricordo, ma forse è la mia memoria a fare cilecca, una
consultazione fra i musulmani in Italia che sono meno di un milione di persone,
in maggioranza di cittadinanza marocchina, onde stabilire a quale realtà o
associazione appartenessero.
Dunque l'accordo che l'Ucoii stringe, con relativa compravendita per la realizzazione
della moschea a Sesto Fiorentino è un accordo che non può essere ascritto a tutti i
fedeli di religione islamica in Italia.
Sarà la moschea dell'Ucoii, niente di più niente di meno.
COME REALIZZARE UNA MOSCHEA ANCHE SENZA
AUTORIZZAZIONE AL CULTO
Sarebbe poi interessante sapere da dove provengono i fondi con cui si
realizza questa compravendita, visto che si parla di 260mila euro solo per il
terreno, a cui poi occorrerà sommare i costi per la costruzione della moschea.
La domanda è più che legittima visto che né l'Ucoii né altre realtà islamiche in
Italia percepiscono l'8 per mille, visto che non sono firmatari di un'intesa con
lo Stato Italiano.
Ma di certo non può sfuggire il vecchio e sempre efficace stratagemma di
registrare la moschea come ''associazione culturale'', cosa che permette spesso
di superare agevolmente questo ostacolo sfruttando un vulnus normativo che
da sempre giudico gigantesco.
Anche perché esso permette di realizzare una moschea senza problemi anche
senza autorizzazione al culto, anch'essa derivante a cascata dall'intesa con lo Stato.
PEZZO DOPO PEZZO, AVANZA LA CONQUISTA ISLAMICA
C'è poi un aspetto che mi ha molto colpita e che non ci racconta una questione
tecnica ma sociale, culturale.
Leggere di una moschea che sorgerà su un terreno acquistato dalla Chiesa Cattolica,
la quale per realizzare il proprio centro di culto deve a sua volta acquistare un
pezzo di Università mi lascia molto perplessa; e chi parla di atto simbolico perché
i due centri sorgeranno contemporaneamente ancora di più.
Mi chiedo quale significato potrà assumere questo atto agli occhi di chi medita
da sempre progetti di egemonia culturale sull'Occidente.
Mi chiedo come "tradurre" le pressanti preoccupazioni di eminenti personalità
cattoliche sul fatto che la comunità islamica in Italia non abbia luoghi di culto.
Su una cosa sono d'accordo: qualcosa che passa da mano cattolica a quella di
una parte non maggioritaria dell'islam italiano è un simbolo.
Il cui senso profondo sta a ognuno interpretare.
Andrea Zambrano nell'articolo sottostante dal titolo "Moschea sul terreno
della Chiesa?
Una follia, parla della moschea a Firenze come il cavallo di Troia fatto entrare
con l'arma della buona fede e dell'ignoranza sull'Islam da parte dei vescovi.
L'islamologo di fama internazionale Samir Khalil Samir boccia senza appello
la decisione della diocesi di Firenze di vendere all'Ucoii il terreno su cui
costruire la moschea.
Non si riflette sui finanziamenti che arrivano dall'Arabia e sul fatto che per
l'islam non si torna indietro.
Così ripeteranno lo stesso schema con altre diocesi in Italia.
L'appello ai vescovi è quello di ascoltare i cristiani convertiti per conoscere
il loro martirio quotidiano e per sapere che cosa è l'islamismo.
Quella di Firenze è una delle tappe della conquista, che si attua lentamente,
senza che ce ne accorgiamo.
Ecco dunque l'intervista completa pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana
il 18 dicembre 2017: Un cavallo di Troia.
E' la costruzione della moschea di Sesto fiorentino su terreni ceduti dalla diocesi
di Firenze all'Ucoii.
Ne è convinto padre Samir Kahlil Samir, gesuita e islamologo di fama internazionale
che non ha mai taciuto sul rischio di islamizzazione dell'Occidente.
Secondo Samir, in questa intervista alla Nuova BQ, la decisione del vescovo
di Firenze, mons. Giuseppe Betori, è provocata da un irenismo in buona
fede, ma miope.
La prima conseguenza infatti sarà che le associazioni islamiche andranno alla
ricerca di altri terreni in altre diocesi per quella che diventerà un'operazione
di conquista su larga scala.
Una conquista islamica di cui non ci si vuole accorgere e che lui si incarica
di denunciare nella scomoda parte di Cassandra.
Padre Samir, è così? Un cavallo di Troia?
Ma certamente.
Un intento apparentemente buono, ma un esito pericoloso.
E' già successo?
Ho visto vescovi concedere chiese non più utilizzate al culto diventare moschee.
Ma con questa sistematicità, programmata e concordata no.
Effettivamente è la prima volta.
Perché è pericoloso secondo lei?
Anzitutto perché è vero che dobbiamo andare d'accordo, ma non sappiamo
e non sapremo mai chi finanzia queste costruzioni.
E' risaputo che centinaia di moschee tra le più grandi d'Europa sono finanziate
dall'Arabia Saudita o da qualche altro stato.
Non è che una comunità animata da fede sincera improvvisamente trova a
suon di offerte i 240mila euro necessari per l'acquisto del terreno.
Anche perché poi bisognerà trovarne molti di più per la costruzione del tempio.
Ora, sappiamo tutti che l'Arabia Saudita difende la visione più fanatica e
retrograda del mondo musulmano, che incita altri ad atti terroristici oppure
atti contro i non-musulmani considerati come kuffār, empi, e dunque degni
di essere eliminati, secondo il Corano.
E' stato giustificato dal vescovo come un esempio di libertà religiosa...
I musulmani sono assorbiti tutto il giorno dall'appello alla preghiera.
Ho letto che di fronte verrà eretta una chiesa.
Ma come sarà possibile andare d'accordo con il muezzin che dal minareto
proclamerà ogni giorno frasi che spesso sono anticristiane?
Si dirà: ma noi abbiamo le campane...
Sì ma le campane fanno parte dell'esistenza stessa italiana e poi sono soltanto
un richiamo, non contengono il messaggio.
L'imam dal minareto invece emette un messaggio, un messaggio in arabo
spesso anticristiano che risuonerà nella zona: sarà l'unica voce del credente
in Dio, come se gli altri non ci fossero.
Crede che sia un elemento del processo di islamizzazione dell'Occidente?
Assolutamente sì.
Vede, l'islam è così, ha deciso di diffondersi lentamente, ma su una cosa è
risoluto: non può mai fare passi indietro.
Non è mai successo.
L'Europa in questo momento sta pensando: sì dobbiamo aiutare, aiutare ad
integrarsi nella cultura nella loro tradizione, ma non a diventare cristiani, cosa
che non succede mai.
Quali saranno le conseguenze immediate di una cessione di un terreno
in mano islamica.
Anzitutto che per loro questo resterà definitivamente territorio dell'islam
e apparirà ai loro occhi simbolicamente coma la vittoria dell'islam sul
cristianesimo perché la concezione materiale e concreta è quella.
E' un atto di una valenza simbolica e una portata enormi.
Sì, ma i musulmani non sono animati tutti da desiderio di conquista.
Questo è vero, la maggior parte degli islamici è pacifica e tranquilla, vuole
vivere correttamente, ma tra di loro ci sono organizzazioni che seguono l'islam
fanatico e hanno scopi politico-religiosi che, come è noto, sono due facce
inscindibili, non conoscendo l'islam il concetto di laicità.
Utilizzeranno il caso di Sesto Fiorentino per dire: ecco adesso facciamo un passo in più.
Cioè?
Farlo con altre diocesi e altre parrocchie.
Il copione è questo, si rivolgeranno al prossimo vescovo e diranno: voi avete
una chiesa che non usate più, che nessuno frequenta più oppure un terreno
che dovete mettere a reddito e il gioco è fatto.
Tutto questo rischia di allargarsi in tutto il Paese, sempre lentamente,
senza accorgersene.
Questa è una logica di conquista politica immersa nell'elemento religioso. [...]
Che cosa pensa della decisione del comune di Cordoba in Spagna di
utilizzare la cattedrale anche per il culto islamico?
Ero il mese scorso là, ho seguito la vicenda.
Tutto è nato parecchi anni fa da uno spagnolo convertito all'islam.
Faccio notare che prima, nel Medioevo c'era una chiesa cristiana, poi è
arrivato l'islam, che l'ha distrutta e vi ha costruito il suo tempio.
Successivamente con la Reconquista sono tornati i cristiani, ma non hanno
distrutto niente; abbiamo celebrato la messa con tre vescovi dal 24 al 26
novembre scorso dentro la moschea rimasta tale quale.
Riassumendo: i musulmani arrivano, distruggono e ricostruiscono, mentre
i cristiani tornano ma non distruggono, bensì costruiscono dentro:
questo è il vero dialogo.
E' una concreta minaccia quella del doppio culto?
Al momento sembra che si sia fermato, ma gli islamici sono spalleggiati da
un governo di sinistra e anticattolico che amministra la città.
Anche questa è la mentalità di conquista che aveva visto San Giovanni Paolo II
con la visione dell'invasione islamica?
Certo, questo esiste, non posso dire che ogni musulmano abbia questa mentalità,
ma l'islam non manca occasione per dire che deve conquistare il mondo
cominciando dall'Europa: non è il pensiero di tutti i musulmani, ma è il pensiero
della tendenza attuale più attiva.
Non fanno altro che guerre, anche interne, il loro ragionamento è: più ci sono
immigrati profughi, più conquistiamo pezzo per pezzo, ci vorrà un secolo,
ma ce la faremo.
E' un'invasione programmata, non illudiamoci.
Crede che i vescovi debbano fare di più per opporsi?
Questa fretta nell'accoglienza è bella, ma dove può portare?
Quanti dei vescovi sono consapevoli che, come negli affari, se tratto con
una persona non onesta sono rovinato?
Quello che manca è una conoscenza profonda del progetto islamico.
Bisogna formarsi per poter parlare con competenza e analizzare tutti gli aspetti
prima di prendere decisioni come quella di Firenze.
Non si può continuare a dire di essere informati perché si ascoltano le
menzogne degli Imam che continuano a dire che islam vuol dire pace.
No, salam vuol dire pace, islam vuol dire sottomissione.
La sottomissione ad Allah che dà pace.
Lei ha dei consigli?
Dobbiamo appoggiarci ai musulmani diventati cristiani, perché loro parlano
per esperienza.
Se si sono convertiti non è perché li abbiamo pagati, ma perché hanno capito
che il vero messaggio di Dio è questo.
Non si prende abbastanza sul serio il pensiero di questi nuovi cristiani.
Ho visto che avete pubblicato Suad Sbai, che è di cultura araba e si batte
anche per la libertà religiosa, avete fatto bene.
E' una persona splendida.
Oggi le loro storie sono drammi veri che vanno accolti e ascoltati.
Che cosa devono subire?
Rischiano la pelle con le famiglie di origine, con i mariti, con le comunità.
Sono abbandonati a loro stessi perché nessun vescovo ha pensato di ideare
programmi pastorali che prevedano anche loro testimonianze.
Farebbe bene a loro a sentirsi accettati, ma farebbe bene a tutte le comunità
cristiane, vescovi in primis per capire l'islam.
Sta dicendo che non sono ascoltati?
Peggio, vengono ostracizzati.
In Francia è nata, tre anni fa, un'associazione chiamata "Gesù è il Messia",
composta da vecchi cristiani e di convertiti dall'islam al cristianesimo.
Ebbene: abbiamo chiesto in varie diocesi di poterci riunire con loro in
convegno per riflettere su "come annunciare il Vangelo ai musulmani".
Più vescovi hanno chiuso a noi le porte, con l'argomento "Noi cristiani non
facciamo proselitismo".
Abbiamo ribadito: "Il Vangelo di Matteo si conclude con queste parole di Gesù:
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò
che vi ho comandato" (Mt 28, 19-20).
Dove porterà questa mentalità così arrendevole?

Sarà l'inizio della fine se non si invertirà la rotta.

Ecco come finiscono quelli che si ritenevano più furbi degli altri.

Oddio come sono caduto in basso
ALFANO SI RITIRA DALLA POLITICA E NON SI RICANDIDERA'...
IL DECLINO DI UN NON-LEADER
Lui e Gianfranco Fini dovevano tutto a Berlusconi, ma lo hanno tradito
e ne sono stati divorati. di Giampaolo Rossi
Gianfry e Angelino vengono da storie diverse ma hanno avuto un destino comune.
Hanno sfidato l'Insfidabile, hanno provato ad "uccidere il Padre" e ne sono stati
divorati: dal padre ma anche da se stessi, dal proprio narcisismo e dalla
convinzione che la politica fosse solo un gioco di cinismo, tatticismi, finte
di corpo e spregiudicatezza.
La storia di Gianfry è quella del leader di una destra che contava qualcosa fino
a quando lui decise che non dovessero contare più nulla né lui, né la destra.
La storia di Angelino è quella di un non-leader che non contava persino quando
fu messo, per acclamazione, alla guida di quello che era il principale partito
liberal-conservatore europeo; su ordine del Capo supremo che davanti ai delegati
del Pdl riuniti dichiarò: "Io da Presidente e fondatore del partito vi propongo
l'elezione di Alfano con questo applauso".
E il clap clap cambiò la storia del centrodestra italiano.
Gianfry, bolognese, veniva da più lontano di Angelino e non solo per l'età.
Ha attraversato gli anni di piombo nella parte politica sbagliata, dentro una nazione
insanguinata dalla violenza cieca su ragazzi inermi e incolpevoli.
Aveva dietro di sé una comunità umana e politica che non lo ha mai amato
veramente perché sapeva che in fondo era lui a non amarla; una comunità di
uomini e donne che però lo ha sempre rispettato più di quanto lui abbia rispettato
loro, convinto com'era che da solo, senza il fardello di quella storia, avrebbe
sciolto le sue vele verso il mare aperto.
Angelino, agrigentino, è entrato in politica dalla porta più comoda: quella
della DC siciliana e poi in Forza Italia, quando la Sicilia produceva più voti
azzurri che arance.
Il suo percorso è stato lineare, limpido: consigliere regionale a 25 anni, poi
deputato a 31, nel governo Berlusconi a 37 diventando il più giovane ministro
della storia repubblicana.
Sempre all'ombra del Cavaliere che adocchiò benevolmente questo scorpionico
siciliano dalla parlantina fluente e novecentesca e dalla mimica mediterranea e barocca.
Entrambi, Gianfry e Angelino, dovevano tutto a Silvio Berlusconi.
Gianfry doveva a Berlusconi lo sdoganamento, la legittimazione politica nelle
Istituzioni democratiche che permise a lui e alla sua classe dirigente di uscire
fuori dal cono d'ombra della loro storia maledetta; fu "l'imprenditore Berlusconi",
ancora non sceso in campo, a sdoganare la destra impresentabile del Msi e di
un giovane Gianfry che ancora rilasciava interviste su "Il fascismo del 2000″.
Angelino doveva a Berlusconi la sua stessa ragion d'essere; non solo il percorso
politico ma anche la consacrazione in un partito in cui le unzioni sacre del Re
taumaturgo contavano più delle regole congressuali.
ODIO E VENDETTA
Però, secondo un comportamento umano troppo umano, succede che chi non
ha meriti pensi di averne molti; anzi tutti.
E così entrambi, Gianfry e Angelino, ad un certo punto si sono convinti che
fosse arrivato il tempo di mettere da parte il loro Demiurgo e lo hanno tradito:
uno per odio, l'altro per vendetta.
Gianfry ha sempre odiato il Cavaliere; e il suo odio nasceva da una frustrazione
profonda, un complesso di inferiorità tipico di chi nella vita si è solo trovato al
punto giusto al momento giusto.
L'uomo che poteva essere l'erede di Berlusconi decise di inventarsi un partito
(Fli) che nacque dal nulla finendo nel nulla prima ancora di partire.
Un partito che doveva servire per distruggere il progetto berlusconiano (come
scrivemmo in tempi non sospetti).
Lui e un manipolo di intellettuali e politici, misero in piedi una delle operazioni
più suicide della storia politica italiana illudendosi che gli Osanna che i media
della sinistra radical-chic concedevano loro fossero veri, mentre erano solo la
variante post-moderna degli "utili idioti" di leninista memoria.
Angelino non ha mai odiato Berlusconi anzi gli ha voluto bene veramente.
Ma voleva vendicarsi di lui.
Non gli ha mai perdonato quella frase schietta ma crudele che il Cavaliere ha
pronunciato anche se poi smentito: "non ha il Quid".
E così ha voluto dimostrare al suo padre scettico, che il Quid ce l'aveva, nel
modo peggiore: nel momento di massima caduta di Berlusconi, dopo la sua
condanna e la sua estromissione giudiziaria dalla politica, nei convulsi mesi
del Novembre 2013, decise di non aderire a FI, fondare l'ennesimo inutile
partito (NCD) e passare armi e bagagli con la sinistra al governo.
IL MAGO INCANTATORE
Gianfry e Angelino sono inciampati entrambi nello stesso mago incantatore.
L'uomo che in questi ultimi 20 anni ha condizionato e devastato la democrazia
italiana: Giorgio Napolitano.
Fu lui a convincere prima l'uno e poi l'altro che tradendo Berlusconi avrebbero
preso il suo posto.
E così Gianfry divenne per mezza stagione il mito del potere salottiero, dei
giornali, degli intellettuali di quel mondo di cartapesta che lo nominò "Politico
dell'anno" sapendo quanto il suo desiderio di essere accettato a sinistra lo rendesse
incline alle lusinghe dei suoi veri nemici.
Angelino divenne addirittura il Ministro dell'Interno del governo Renzi.
FORZA DELL'AMBIZIONE E DEBOLEZZA DELL'ARRIVISMO
Ora, le loro storie così diverse, s'incrociano in un destino comune.
Gianfry è stato travolto da qualcosa di peggio della sua fine politica:
la sua fine morale.
Lo scandalo della Casa di Montecarlo, le menzogne, le umiliazioni familiari
lo hanno relegato nella soffitta della storia italiana in maniera anche eccessiva
rispetto ai suoi reali demeriti.
Angelino, di fronte alla crudeltà dei risultati politici, ha deciso di lasciare la
politica una volta capito che nessuno l'avrebbe candidato e che da solo non
avrebbe avuto neppure i voti degli amici d'infanzia.
Il loro mesto tramonto risalta ancora di più di fronte alla nuova alba del
Cavaliere, tornato al centro della vita politica del Paese, persino rivalutato
dai suoi stessi nemici storici, arbitro di nuovo dei futuri equilibri.
Entrambi lo avevano dato per spacciato e lo hanno sfidato.
Ma il Cavaliere, che non ama né duelli né singolar tenzoni, è un Insfidabile.
Le storie di Gianfry e Angelino insegnano una cosa che i politici dovrebbero
tenere a mente; una lezione che, a sinistra, ha travolto anche il Rottamatore.
La lezione è questa: occorre saper distinguere tra forza dell'ambizione e la
debolezza dell'arrivismo.
Se Alfano non avesse tradito, il governo Letta sarebbe caduto, non ci sarebbero
stati né il governo Renzi, né Gentiloni e chissà... forse non sarebbero state
approvate le leggi sui matrimoni gay e sull'eutanasia.
Ecco il racconto sintetico di Wikipedia: Il 30 settembre 2013 assieme
agli altri ministri del PdL [Angelino Alfano] presenta, su indicazione del
presidente del PdL Berlusconi, che vuole così reagire alla linea del Partito
Democratico di votare a favore della decadenza dello stesso Berlusconi da
senatore, dimissioni "irrevocabili", che successivamente vengono respinte
dal presidente del consiglio Enrico Letta.
La decisione di Letta si pone come sostegno all'azione politica svolta dai
cinque ministri del PdL che, insieme ad altri esponenti del partito, convincono
Silvio Berlusconi a recedere dalla decisione di votare la sfiducia al Governo.
l dibattito interno al PdL tra falchi (o lealisti)-decisi a sfiduciare il Governo Letta
per andare a elezioni anticipate-e colombe (o governativi)-propensi invece a
proseguire la collaborazione coi democratici e coi montiani almeno sino al 2015-
determina un'incrinatura nei rapporti tra Alfano e Berlusconi che-temporaneamente
ricucita-sfocerà di lì a poco nella scissione tra le due correnti del partito.
Durante il governo Letta, a causa dei numerosi naufragi e dell'emergenza umanitaria
nello stretto di Sicilia, il 18 ottobre 2013 inaugura l'operazione militare e umanitaria
"Mare nostrum". [...]
La scissione avviene nel novembre del 2013, allorché i filogovernativi del PdL
annunciano la decisione di non entrare a far parte della rinata Forza Italia, partito
rifondato da Silvio Berlusconi insieme ai lealisti.
Alfano annuncia contemporaneamente la costituzione di gruppi parlamentari
autonomi al Senato e alla Camera con il nome di Nuovo Centrodestra.
I gruppi parlamentari vengono effettivamente costituiti il 15 e il 18 novembre 2013.
Da questo momento il partito di Alfano stringe in Parlamento un'alleanza con il

Partito democratico a sostegno del governo Letta.