mercoledì 30 agosto 2017

Se il governo non interviene con misure drastiche, ma temo che i buonisti del PD non lo facciano, finiremo che le nostre donne dopo le 20 della sera, devono chiudersi in casa, per colpa dei clandestini che debbono soddisfare le loro voglie.

STUPRI E ABUSI SESSUALI A RIMINI?
A CAUSA DELL'INVASIONE ISLAMICA DOVREMO ABITUARCI.
E intanto a Reggio Emilia un richiedente asilo musulmano ha violentato un
connazionale 13enne e disabile, ma il giudice anziché in carcere, lo ha rimesso
in libertà perché, poverino, ha mostrato una ''straordinaria autodisciplina''
di Roberto Marchesini
Gli stupri di Rimini hanno destato molte reazioni sui media e nella popolazione;
ma sono ben lungi dall'essere un caso isolato.
Ogni giorno leggiamo di violenze sessuali subite da giovani donne aggredite da
immigrati clandestini.
Accadrà prima o poi ciò che sta accadendo in Germania.
Dopo le violenze di gruppo del capodanno 2016 (oltre mille donne coinvolte in
diverse città) qualcuno gridò al «complotto»: sicuramente è un'azione
terroristica pianificata!
Invece no.
Nessuno complotto, nessuna azione terroristica pianificata.
È la nuova realtà nella quale le donne tedesche si sono risvegliate dopo il sogno
del «Welcome refugees».
La nuova realtà prevede che le donne siano confinate in una specie di apartheid
volontario: niente piscina d'estate e, in alcune tratte, carrozze riservate alle donne
e interdette agli uomini.
Ovviamente nel silenzio delle femministe, ma la cosa ormai non stupisce più nessuno.
Ormai è palese che la difesa dei «diritti» è semplicemente un pretesto per l'attacco
alle leggi morali e religiose greco-cristiane.
Quali considerazioni possiamo trarre da questa situazione (non episodio)?
L'UOMO NON È SOLO MATERIA
Qualcuno potrebbe far notare che questi immigrati sono, nella stragrande maggioranza,
giovani uomini non abituati all'ipersessualizzazione che si respira nel mondo occidentale.
Vero. È vero però anche che, all'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, abbiamo
avuto una massiccia immigrazione di giovani e giovanissimi uomini albanesi; e non si
sono verificati gli stessi problemi.
Tra gli immigrati nel nostro paese le nazioni maggiormente rappresentate sono Romania,
Cina, Ucraina e Filippine.
Questa immigrazione è stata mai percepita come un pericolo per l'incolumità delle persone?
Il primo punto è questo: l'uomo non è solo materia (in questo caso ormoni e organi sessuali);
è anche e soprattutto educazione, cultura.
Il progetto di sostituire gli Europei non nati o abortiti con immigrati provenienti da
chissà dove è una sciocchezza.
Una persona non è una monade interscambiabile, un mattoncino uguale a milioni
di altri mattoncini; è frutto di una cultura, di una tradizione (nel nostro caso) bimillenaria.
Non è questione di «razza» o colore della pelle; è questione di ethos.
«Ci pagano le pensioni»? Una balla colossale del PD maledetto lui e chi lo vota.
Ma anche se fosse vero, come dicono nei film, i soldi non sono tutto.
E non comprano tutto.
QUESTE VIOLENZE SONO COLPA NOSTRA
Secondariamente, forse queste violenze sono colpa nostra.
Basta mettere piede in Europa per ricevere soldi (parecchi soldi) e una casa (o perlomeno
una sistemazione); in Germania gli immigrati si aspettano anche un'auto.
Quale può essere il messaggio che arriva a questi giovani dalla nostra accoglienza senza integrazione?
Che ne è del bilanciamento tra diritti e doveri che ogni europeo respira fin dalla nascita? Bilanciamento, tra l'altro, che per i milioni di immigrati rumeni, ucraini, filippini resta valido. Perché essi devono lavorare duramente, comprarsi una casa con fatica e sacrifici, mentre
ad altri immigrati tutto è dovuto?
Non è forse, questa, una insopportabile discriminazione?
Una solenne ingiustizia?
Vitto e alloggio gratis per tutti gli immigrati, dunque, a spese degli europei.
Se questo è il paese del Bengodi, il Paese dei balocchi, dove basta allungare una mano
e prendere ciò che si vuole... perché questi giovani non dovrebbero farlo?
Non è il paese dei balocchi, ma semplicemente un modo del PD per prendere voti
alle elezioni, visto che i consensi per loro sono in caduta libera.
CHI CI PROTEGGERÀ DAL DRAGO?
Terzo. Chi può impedire che questi giovani si prendano ciò che vogliono?
Non lo diciamo in pubblico, ma lo sappiamo: l'uomo.
Il compito dell'uomo è quello di proteggere e difendere; di farsi male e persino
morire per tutelare le sue cose e le persone che gli sono affidate.
Per questo (e non per un errore genetico o per una secolare ingiustizia) egli è più alto,
più forte, più pesante e più veloce.
Per questo è aggressivo e competitivo.
Perché il suo compito è quello di sacrificare fisicamente se stesso per difendere
e proteggere.
Ogni uomo è un eroe in fieri; il suo compito è salvare la principessa dalle
grinfie del drago.
Ma oggi, almeno nell'Europa occidentale, non ci sono più eroi, né principesse.
Abbiamo imposto ai maschi di non diventare uomini (e alle femmine di non
diventare donne).
Ora chi ci proteggerà dal drago?
La Polonia ha scelto di non subire questa massiccia e disordinata immigrazione.
È capitato che qualche immigrato in Germania abbia attraversato il confine (le
frontiere non ci sono più) e sia finito in Polonia, probabilmente senza accorgersene.
Lì si è comportato come ha imparato a fare in Germania: ha rubato, sicuro
dell'impunità; ha minacciato e maltrattato qualche anziana esercente; addirittura
ha mostrato un coltello.
Beh, ha imparato che gli uomini polacchi sono ancora disposti a sacrificarsi per
gli altri; ha imparato che sono ancora un popolo, uniti e pronti ad aiutarsi l'un
con l'altro (in Germania, come da noi, se qualcuno assiste ad una aggressione
abbassa il capo e accelera il passo...); e che l'arrivo della polizia può essere una
gioia indescrivibile, se ti salva da un linciaggio.
Ma noi non siamo come i polacchi.
Non siamo più un popolo, non abbiamo imparato a diventare eroi.
Ci stupiamo se qualcuno fa di noi ciò che vuole?
Chi glielo impedirà?
A Reggio Emilia un pakistano richiedente asilo ha violentato un connazionale 13enne
e disabile.
Ma il giudice non lo manda in carcere perché ha mostrato una straordinaria
Autodisciplina, purtroppo abbiamo anche i giudici degradati.
Insorge la piazza e anche la politica, ma alla fine il Pd non se la sente di scendere
a protestare contro una toga, che sicuramente sarà di sinistra.
L'impressione è che le cosorterie vengano prima dei diritti di una vittima, mentre
al carnefice vengono concesse attenuanti che fanno sospettare uno
sdoganamento della pedofilia.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana
il 26 agosto 2017: Lo strapotere delle toghe regge anche alle proteste di piazza.
E se di mezzo c'è la pedofilia la decisione del giudice per le indagini preliminari
sembra gettare un'ombra fosca su quello che fino ad oggi è un orribile reato,
ma domani potrebbe non esserlo più, dato che anche nel nostro Paese la pedofilia
che indigna sembra essere soltanto quella che vede infangata la Chiesa.
A Reggio Emilia non si vedeva da tempo un sit in davanti al tribunale per
protestare contro la decisione di un giudice, il quale avrà avuto anche le sue buone
ragioni, ma queste sembrano scontrarsi con l'evidenza razionale.
I fatti sono questi.
Un pakistano richiedente asilo in provincia di Reggio ha violentato un minore
disabile anche lui straniero.
Il fatto gravissimo viene ripreso dai social sul web che ormai costituiscono la vera
opposizione cittadina.
Ma non è tutto.
Il Gip, il dottor Ghini, giudice veterano del Tribunale di Reggio, dovendo decidere
sulla misura cautelare in carcere chiesta dal Pm Maria Rita Pantani e gli arresti
domiciliari chiesti dalla difesa, libera il richiedente asilo.
Il pakistano infatti aveva sì confessato la violenza sul minore disabile, sordomuto,
dicendo che era consenziente, almeno questa è la tesi della difesa.
Mi dispiace essere volgare ma il giudice Ghini è un deficiente.
La detenzione ai domiciliari infatti non è sembrata al giudice una strada percorribile.
Il richiedente asilo è ospite di una struttura che accoglie migranti in attesa di
concessione dello status di rifugiato e dato che una delle condizioni per la concessione
dei domiciliari è la disponibilità degli ospitanti, il reo confesso si è trovato così senza casa.
Se è senza casa lo si rimanda i Pakistan senza i genitali.
Gli ospiti locali infatti avevano dichiarato di non volerlo più in casa.
Così il giudice, con una decisione che ha sconcertato molti, lo ha rimesso in libertà,
con obbligo di firma.
E il rischio di reiterazione del reato?
Per quello non c'è problema: il giudice infatti ha parlato del pakistano come uomo 
dalla straordinaria autodisciplina. Se lo dice lui...
Dai social arriva una vera e propria sollevazione.
Critiche ma anche insulti e minacce.
Al ristorante Ghini viene affrontato e insultato, poco, a bastonate dovevano prenderlo..
L'associazione la Caramella Buona, che si occupa di lotta alla pedofilia, ha mobilitato
la protesta davanti al Tribunale, che è andata in onda l'altra sera.
I giornali si spaccano: alcuni gridano alla manifestazione di nostalgici con croci celtiche.
Il Sindaco di Reggio Luca Vecchi davanti alla rivolta ondeggia.
Prima si schiera con la protesta chiamando in solidarietà altri sindaci, fino ad annunciare
di partecipare alla manifestazione.
Poi tutto il blocco di potere si ritrae.
Per forza, sarà sicuramente un sindaco di sinistra.
L'altra sera centinaia di reggiani sono affluiti in una atmosfera inedita e surreale nel
cupo piazzale del Tribunale.
Alla luce di qualche lampione, assenti i sindaci e forza di giunta, in centinaia hanno
manifestato silenziosamente senza simboli di partito come il 12 giugno.
Sembrava di essere davanti al Muro di Berlino, ma è Reggio Emilia del 2017.
Presenti gli altri partiti, come Forza Italia, che alla riapertura della stagione parlamentare
presenterà un'interpellanza e che per bocca del coordinatore Gianluca Nicolini ha detto:
"In questi giorni abbiamo assistito ad un triste spettacolo dove è emerso chiaramente
la forza delle logiche consortili che governano il territorio reggiano da sempre guidato
dalla sinistra".
Il riferimento è il ritrarsi dei sindaci dalla manifestazione di piazza nonostante molte
fasce tricolori avessero sostenuto l'indignazione comune.
Ma mettersi contro i giudici, si sa, è un rischio per molti, figuriamoci per un politico.
Intanto il provvedimento verrà impugnato dalla procura e il pakistano, probabilmente,
finirà in carcere.
Resta però l'amarezza di una decisione presa pensando più ai diritti del carnefice che
a quelli della vittima, la quale, a 13 anni e senza poter parlare, sta vivendo tutto come
uno choc terribile, dentro di sé.
Resterà pure un reato odioso quello della pedofilia, ma quando si mettono in campo
artifici giuridici come questo, la china è sempre pericolosa perché il passo verso
l'accettazione di certe pratiche è dietro l'angolo.
Mi dispiace, ma al giudice Ghini, l’augurio che possa toccare alla figlia o alla moglie,

e vediamo se si diverte.

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