Oddio come sono caduto in basso
ALFANO SI RITIRA DALLA
POLITICA E NON SI RICANDIDERA'...
IL DECLINO DI UN
NON-LEADER
Lui e Gianfranco Fini dovevano
tutto a Berlusconi, ma lo hanno tradito
e ne sono stati divorati. di
Giampaolo Rossi
Gianfry e Angelino vengono da
storie diverse ma hanno avuto un destino comune.
Hanno sfidato l'Insfidabile,
hanno provato ad "uccidere il Padre" e ne sono stati
divorati: dal padre ma anche da
se stessi, dal proprio narcisismo e dalla
convinzione che la politica fosse
solo un gioco di cinismo, tatticismi, finte
di corpo e spregiudicatezza.
La storia di Gianfry è quella del
leader di una destra che contava qualcosa fino
a quando lui decise che non
dovessero contare più nulla né lui, né la destra.
La storia di Angelino è quella di
un non-leader che non contava persino quando
fu messo, per acclamazione, alla
guida di quello che era il principale partito
liberal-conservatore europeo; su
ordine del Capo supremo che davanti ai delegati
del Pdl riuniti dichiarò: "Io
da Presidente e fondatore del partito vi propongo
l'elezione di Alfano con questo
applauso".
E il clap clap cambiò la storia
del centrodestra italiano.
Gianfry, bolognese, veniva da più
lontano di Angelino e non solo per l'età.
Ha attraversato gli anni di
piombo nella parte politica sbagliata, dentro una nazione
insanguinata dalla violenza cieca
su ragazzi inermi e incolpevoli.
Aveva dietro di sé una comunità
umana e politica che non lo ha mai amato
veramente perché sapeva che in
fondo era lui a non amarla; una comunità di
uomini e donne che però lo ha
sempre rispettato più di quanto lui abbia rispettato
loro, convinto com'era che da
solo, senza il fardello di quella storia, avrebbe
sciolto le sue vele verso il mare
aperto.
Angelino, agrigentino, è entrato
in politica dalla porta più comoda: quella
della DC siciliana e poi in Forza
Italia, quando la Sicilia produceva più voti
azzurri che arance.
Il suo percorso è stato lineare,
limpido: consigliere regionale a 25 anni, poi
deputato a 31, nel governo
Berlusconi a 37 diventando il più giovane ministro
della storia repubblicana.
Sempre all'ombra del Cavaliere
che adocchiò benevolmente questo scorpionico
siciliano dalla parlantina
fluente e novecentesca e dalla mimica mediterranea e barocca.
Entrambi, Gianfry e Angelino,
dovevano tutto a Silvio Berlusconi.
Gianfry doveva a Berlusconi lo
sdoganamento, la legittimazione politica nelle
Istituzioni democratiche che
permise a lui e alla sua classe dirigente di uscire
fuori dal cono d'ombra della loro
storia maledetta; fu "l'imprenditore Berlusconi",
ancora non sceso in campo, a
sdoganare la destra impresentabile del Msi e di
un giovane Gianfry che ancora
rilasciava interviste su "Il fascismo del 2000″.
Angelino doveva a Berlusconi la
sua stessa ragion d'essere; non solo il percorso
politico ma anche la
consacrazione in un partito in cui le unzioni sacre del Re
taumaturgo contavano più delle
regole congressuali.
ODIO E VENDETTA
Però, secondo un comportamento
umano troppo umano, succede che chi non
ha meriti pensi di averne molti;
anzi tutti.
E così entrambi, Gianfry e
Angelino, ad un certo punto si sono convinti che
fosse arrivato il tempo di
mettere da parte il loro Demiurgo e lo hanno tradito:
uno per odio, l'altro per
vendetta.
Gianfry ha sempre odiato il
Cavaliere; e il suo odio nasceva da una frustrazione
profonda, un complesso di
inferiorità tipico di chi nella vita si è solo trovato al
punto giusto al momento giusto.
L'uomo che poteva essere l'erede
di Berlusconi decise di inventarsi un partito
(Fli) che nacque dal nulla
finendo nel nulla prima ancora di partire.
Un partito che doveva servire per
distruggere il progetto berlusconiano (come
scrivemmo in tempi non sospetti).
Lui e un manipolo di
intellettuali e politici, misero in piedi una delle operazioni
più suicide della storia politica
italiana illudendosi che gli Osanna che i media
della sinistra radical-chic
concedevano loro fossero veri, mentre erano solo la
variante post-moderna degli
"utili idioti" di leninista memoria.
Angelino non ha mai odiato
Berlusconi anzi gli ha voluto bene veramente.
Ma voleva vendicarsi di lui.
Non gli ha mai perdonato quella
frase schietta ma crudele che il Cavaliere ha
pronunciato anche se poi
smentito: "non ha il Quid".
E così ha voluto dimostrare al
suo padre scettico, che il Quid ce l'aveva, nel
modo peggiore: nel momento di
massima caduta di Berlusconi, dopo la sua
condanna e la sua estromissione
giudiziaria dalla politica, nei convulsi mesi
del Novembre 2013, decise di non
aderire a FI, fondare l'ennesimo inutile
partito (NCD) e passare armi e
bagagli con la sinistra al governo.
IL MAGO INCANTATORE
Gianfry e Angelino sono
inciampati entrambi nello stesso mago incantatore.
L'uomo che in questi ultimi 20
anni ha condizionato e devastato la democrazia
italiana: Giorgio Napolitano.
Fu lui a convincere prima l'uno e
poi l'altro che tradendo Berlusconi avrebbero
preso il suo posto.
E così Gianfry divenne per mezza
stagione il mito del potere salottiero, dei
giornali, degli intellettuali di
quel mondo di cartapesta che lo nominò "Politico
dell'anno" sapendo quanto il
suo desiderio di essere accettato a sinistra lo rendesse
incline alle lusinghe dei suoi
veri nemici.
Angelino divenne addirittura il
Ministro dell'Interno del governo Renzi.
FORZA DELL'AMBIZIONE E
DEBOLEZZA DELL'ARRIVISMO
Ora, le loro storie così diverse,
s'incrociano in un destino comune.
Gianfry è stato travolto da
qualcosa di peggio della sua fine politica:
la sua fine morale.
Lo scandalo della Casa di
Montecarlo, le menzogne, le umiliazioni familiari
lo hanno relegato nella soffitta
della storia italiana in maniera anche eccessiva
rispetto ai suoi reali demeriti.
Angelino, di fronte alla crudeltà
dei risultati politici, ha deciso di lasciare la
politica una volta capito che
nessuno l'avrebbe candidato e che da solo non
avrebbe avuto neppure i voti
degli amici d'infanzia.
Il loro mesto tramonto risalta
ancora di più di fronte alla nuova alba del
Cavaliere, tornato al centro
della vita politica del Paese, persino rivalutato
dai suoi stessi nemici storici,
arbitro di nuovo dei futuri equilibri.
Entrambi lo avevano dato per
spacciato e lo hanno sfidato.
Ma il Cavaliere, che non ama né
duelli né singolar tenzoni, è un Insfidabile.
Le storie di Gianfry e Angelino
insegnano una cosa che i politici dovrebbero
tenere a mente; una lezione che,
a sinistra, ha travolto anche il Rottamatore.
La lezione è questa: occorre
saper distinguere tra forza dell'ambizione e la
debolezza dell'arrivismo.
Se Alfano non avesse tradito, il
governo Letta sarebbe caduto, non ci sarebbero
stati né il governo Renzi, né
Gentiloni e chissà... forse non sarebbero state
approvate le leggi sui matrimoni
gay e sull'eutanasia.
Ecco il racconto sintetico di
Wikipedia: Il 30 settembre 2013 assieme
agli altri ministri del PdL
[Angelino Alfano] presenta, su indicazione del
presidente del PdL Berlusconi,
che vuole così reagire alla linea del Partito
Democratico di votare a favore
della decadenza dello stesso Berlusconi da
senatore, dimissioni
"irrevocabili", che successivamente vengono respinte
dal presidente del consiglio
Enrico Letta.
La decisione di Letta si pone
come sostegno all'azione politica svolta dai
cinque ministri del PdL che,
insieme ad altri esponenti del partito, convincono
Silvio Berlusconi a recedere
dalla decisione di votare la sfiducia al Governo.
l dibattito interno al PdL tra
falchi (o lealisti)-decisi a sfiduciare il Governo Letta
per andare a elezioni
anticipate-e colombe (o governativi)-propensi invece a
proseguire la collaborazione coi
democratici e coi montiani almeno sino al 2015-
determina un'incrinatura nei
rapporti tra Alfano e Berlusconi che-temporaneamente
ricucita-sfocerà di lì a poco
nella scissione tra le due correnti del partito.
Durante il governo Letta, a causa
dei numerosi naufragi e dell'emergenza umanitaria
nello stretto di Sicilia, il 18
ottobre 2013 inaugura l'operazione militare e umanitaria
"Mare nostrum". [...]
La scissione avviene nel novembre
del 2013, allorché i filogovernativi del PdL
annunciano la decisione di non
entrare a far parte della rinata Forza Italia, partito
rifondato da Silvio Berlusconi
insieme ai lealisti.
Alfano annuncia
contemporaneamente la costituzione di gruppi parlamentari
autonomi al Senato e alla Camera
con il nome di Nuovo Centrodestra.
I gruppi parlamentari vengono
effettivamente costituiti il 15 e il 18 novembre 2013.
Da questo momento il partito di
Alfano stringe in Parlamento un'alleanza con il
Partito democratico a sostegno
del governo Letta.

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