martedì 26 dicembre 2017

Ecco come finiscono quelli che si ritenevano più furbi degli altri.

Oddio come sono caduto in basso
ALFANO SI RITIRA DALLA POLITICA E NON SI RICANDIDERA'...
IL DECLINO DI UN NON-LEADER
Lui e Gianfranco Fini dovevano tutto a Berlusconi, ma lo hanno tradito
e ne sono stati divorati. di Giampaolo Rossi
Gianfry e Angelino vengono da storie diverse ma hanno avuto un destino comune.
Hanno sfidato l'Insfidabile, hanno provato ad "uccidere il Padre" e ne sono stati
divorati: dal padre ma anche da se stessi, dal proprio narcisismo e dalla
convinzione che la politica fosse solo un gioco di cinismo, tatticismi, finte
di corpo e spregiudicatezza.
La storia di Gianfry è quella del leader di una destra che contava qualcosa fino
a quando lui decise che non dovessero contare più nulla né lui, né la destra.
La storia di Angelino è quella di un non-leader che non contava persino quando
fu messo, per acclamazione, alla guida di quello che era il principale partito
liberal-conservatore europeo; su ordine del Capo supremo che davanti ai delegati
del Pdl riuniti dichiarò: "Io da Presidente e fondatore del partito vi propongo
l'elezione di Alfano con questo applauso".
E il clap clap cambiò la storia del centrodestra italiano.
Gianfry, bolognese, veniva da più lontano di Angelino e non solo per l'età.
Ha attraversato gli anni di piombo nella parte politica sbagliata, dentro una nazione
insanguinata dalla violenza cieca su ragazzi inermi e incolpevoli.
Aveva dietro di sé una comunità umana e politica che non lo ha mai amato
veramente perché sapeva che in fondo era lui a non amarla; una comunità di
uomini e donne che però lo ha sempre rispettato più di quanto lui abbia rispettato
loro, convinto com'era che da solo, senza il fardello di quella storia, avrebbe
sciolto le sue vele verso il mare aperto.
Angelino, agrigentino, è entrato in politica dalla porta più comoda: quella
della DC siciliana e poi in Forza Italia, quando la Sicilia produceva più voti
azzurri che arance.
Il suo percorso è stato lineare, limpido: consigliere regionale a 25 anni, poi
deputato a 31, nel governo Berlusconi a 37 diventando il più giovane ministro
della storia repubblicana.
Sempre all'ombra del Cavaliere che adocchiò benevolmente questo scorpionico
siciliano dalla parlantina fluente e novecentesca e dalla mimica mediterranea e barocca.
Entrambi, Gianfry e Angelino, dovevano tutto a Silvio Berlusconi.
Gianfry doveva a Berlusconi lo sdoganamento, la legittimazione politica nelle
Istituzioni democratiche che permise a lui e alla sua classe dirigente di uscire
fuori dal cono d'ombra della loro storia maledetta; fu "l'imprenditore Berlusconi",
ancora non sceso in campo, a sdoganare la destra impresentabile del Msi e di
un giovane Gianfry che ancora rilasciava interviste su "Il fascismo del 2000″.
Angelino doveva a Berlusconi la sua stessa ragion d'essere; non solo il percorso
politico ma anche la consacrazione in un partito in cui le unzioni sacre del Re
taumaturgo contavano più delle regole congressuali.
ODIO E VENDETTA
Però, secondo un comportamento umano troppo umano, succede che chi non
ha meriti pensi di averne molti; anzi tutti.
E così entrambi, Gianfry e Angelino, ad un certo punto si sono convinti che
fosse arrivato il tempo di mettere da parte il loro Demiurgo e lo hanno tradito:
uno per odio, l'altro per vendetta.
Gianfry ha sempre odiato il Cavaliere; e il suo odio nasceva da una frustrazione
profonda, un complesso di inferiorità tipico di chi nella vita si è solo trovato al
punto giusto al momento giusto.
L'uomo che poteva essere l'erede di Berlusconi decise di inventarsi un partito
(Fli) che nacque dal nulla finendo nel nulla prima ancora di partire.
Un partito che doveva servire per distruggere il progetto berlusconiano (come
scrivemmo in tempi non sospetti).
Lui e un manipolo di intellettuali e politici, misero in piedi una delle operazioni
più suicide della storia politica italiana illudendosi che gli Osanna che i media
della sinistra radical-chic concedevano loro fossero veri, mentre erano solo la
variante post-moderna degli "utili idioti" di leninista memoria.
Angelino non ha mai odiato Berlusconi anzi gli ha voluto bene veramente.
Ma voleva vendicarsi di lui.
Non gli ha mai perdonato quella frase schietta ma crudele che il Cavaliere ha
pronunciato anche se poi smentito: "non ha il Quid".
E così ha voluto dimostrare al suo padre scettico, che il Quid ce l'aveva, nel
modo peggiore: nel momento di massima caduta di Berlusconi, dopo la sua
condanna e la sua estromissione giudiziaria dalla politica, nei convulsi mesi
del Novembre 2013, decise di non aderire a FI, fondare l'ennesimo inutile
partito (NCD) e passare armi e bagagli con la sinistra al governo.
IL MAGO INCANTATORE
Gianfry e Angelino sono inciampati entrambi nello stesso mago incantatore.
L'uomo che in questi ultimi 20 anni ha condizionato e devastato la democrazia
italiana: Giorgio Napolitano.
Fu lui a convincere prima l'uno e poi l'altro che tradendo Berlusconi avrebbero
preso il suo posto.
E così Gianfry divenne per mezza stagione il mito del potere salottiero, dei
giornali, degli intellettuali di quel mondo di cartapesta che lo nominò "Politico
dell'anno" sapendo quanto il suo desiderio di essere accettato a sinistra lo rendesse
incline alle lusinghe dei suoi veri nemici.
Angelino divenne addirittura il Ministro dell'Interno del governo Renzi.
FORZA DELL'AMBIZIONE E DEBOLEZZA DELL'ARRIVISMO
Ora, le loro storie così diverse, s'incrociano in un destino comune.
Gianfry è stato travolto da qualcosa di peggio della sua fine politica:
la sua fine morale.
Lo scandalo della Casa di Montecarlo, le menzogne, le umiliazioni familiari
lo hanno relegato nella soffitta della storia italiana in maniera anche eccessiva
rispetto ai suoi reali demeriti.
Angelino, di fronte alla crudeltà dei risultati politici, ha deciso di lasciare la
politica una volta capito che nessuno l'avrebbe candidato e che da solo non
avrebbe avuto neppure i voti degli amici d'infanzia.
Il loro mesto tramonto risalta ancora di più di fronte alla nuova alba del
Cavaliere, tornato al centro della vita politica del Paese, persino rivalutato
dai suoi stessi nemici storici, arbitro di nuovo dei futuri equilibri.
Entrambi lo avevano dato per spacciato e lo hanno sfidato.
Ma il Cavaliere, che non ama né duelli né singolar tenzoni, è un Insfidabile.
Le storie di Gianfry e Angelino insegnano una cosa che i politici dovrebbero
tenere a mente; una lezione che, a sinistra, ha travolto anche il Rottamatore.
La lezione è questa: occorre saper distinguere tra forza dell'ambizione e la
debolezza dell'arrivismo.
Se Alfano non avesse tradito, il governo Letta sarebbe caduto, non ci sarebbero
stati né il governo Renzi, né Gentiloni e chissà... forse non sarebbero state
approvate le leggi sui matrimoni gay e sull'eutanasia.
Ecco il racconto sintetico di Wikipedia: Il 30 settembre 2013 assieme
agli altri ministri del PdL [Angelino Alfano] presenta, su indicazione del
presidente del PdL Berlusconi, che vuole così reagire alla linea del Partito
Democratico di votare a favore della decadenza dello stesso Berlusconi da
senatore, dimissioni "irrevocabili", che successivamente vengono respinte
dal presidente del consiglio Enrico Letta.
La decisione di Letta si pone come sostegno all'azione politica svolta dai
cinque ministri del PdL che, insieme ad altri esponenti del partito, convincono
Silvio Berlusconi a recedere dalla decisione di votare la sfiducia al Governo.
l dibattito interno al PdL tra falchi (o lealisti)-decisi a sfiduciare il Governo Letta
per andare a elezioni anticipate-e colombe (o governativi)-propensi invece a
proseguire la collaborazione coi democratici e coi montiani almeno sino al 2015-
determina un'incrinatura nei rapporti tra Alfano e Berlusconi che-temporaneamente
ricucita-sfocerà di lì a poco nella scissione tra le due correnti del partito.
Durante il governo Letta, a causa dei numerosi naufragi e dell'emergenza umanitaria
nello stretto di Sicilia, il 18 ottobre 2013 inaugura l'operazione militare e umanitaria
"Mare nostrum". [...]
La scissione avviene nel novembre del 2013, allorché i filogovernativi del PdL
annunciano la decisione di non entrare a far parte della rinata Forza Italia, partito
rifondato da Silvio Berlusconi insieme ai lealisti.
Alfano annuncia contemporaneamente la costituzione di gruppi parlamentari
autonomi al Senato e alla Camera con il nome di Nuovo Centrodestra.
I gruppi parlamentari vengono effettivamente costituiti il 15 e il 18 novembre 2013.
Da questo momento il partito di Alfano stringe in Parlamento un'alleanza con il

Partito democratico a sostegno del governo Letta.

Nessun commento:

Posta un commento