venerdì 22 dicembre 2017

Ecco amici le falsità da chi sono propinate, stiamo vedendo cosa dicono i nostri governanti, in primis il presidente Mattarella, il presidente del consiglio Gentiloni, secondo loro siamo fuori dalla crisi e l'Italia è ripartita. Non vi sembrano false notizie? o meglio fake news?

FAKE NEWS SONO LE INFORMAZIONI PROPINATE DA GOVERNI,
TELEVISIONI DI STATO E GRANDI GIORNALI
Qualche esempio?
La guerra del Golfo e le presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein;
le rivoluzioni pseudo popolari delle primavere arabe; la guerra in Siria contro
Assad e le supposte armi chimiche; infine quest'anno la telenovela Russiagate
e la bufala dei contatti illeciti del generale Flynn
di Francesco Agnoli.
La più grossa balla spaziale attualmente sul mercato è questa: il tentativo di far
credere che esistano delle balle spaziali, dette fake news, che infettano la vera
informazione e stravolgono la verità delle cose.
Sulla rete girano notizie fasulle? Certamente.
Ma chi ha diritto di stabilire cosa si possa dire e cosa no?
Perché sottoporre la rete al bavaglio, a leggi diverse da quelle che già ci sono
contro diffamazione e calunnia?
Sulla rete, questa è la verità, accanto alle fake news ci sono voci alternative,
spesso molto autorevoli (penso ai blog di Marcello Foa e Fulvio Scaglione,
a quotidiani on line come La nuova Bussola quotidiana e l'Occidentale...),
che fanno un giornalismo spesso molto più serio di quello di regime.
Ai censori, spaventati dal fatto che la rete rende più democratici pubblicazione
e accesso alle notizie, bisognerebbe ricordare che da almeno vent'anni, per non
andare troppo indietro, le fake news più incredibili, gli "allarmi infondati" più
assurdi (per utilizzare le stesse parole del ddl repressivo), ce le propinano proprio
le fonti più "autorevoli": i governi, le televisioni di stato, i grandi giornali.
Qualche esempio?
Molti ricorderanno la 1° guerra del Golfo, cui Il sabato del 23 marzo 1991 dedicò
un articolo significativamente intitolato De bello ballico.
Allora il governo Usa, e di rimando tutti i grandi media occidentali, in coro,
ci raccontarono che Saddam Hussein guidava il "quarto esercito del mondo";
che possedeva "depositi di armi chimiche" e di armi "di distruzione di massa"
che avrebbero messo in pericolo Europa e Stati Uniti.
Per mesi fummo bombardati da una propaganda assolutamente falsa, mentre
le voci alternative e critiche non trovavano spazio, essendo la rete, all'epoca,
affare di pochissimi.
Durante quella guerra, le televisioni ci fecero vedere telegiornali in cui scene
del film Top gun di Tom Cruise venivano spacciate per immagini della guerra
in corso; un cormorano ricoperto di petrolio fece il giro del mondo per
simboleggiare il disastro ambientale provocato dal perfido Saddam, ma si
trattava di un'immagine risalente ad un'altra guerra, quella tra Iran e Iraq, di
circa dieci anni prima!
E la seconda guerra in Iraq?
Il 5 febbraio 2003 l'allora segretario di Stato degli USA Colin Powell tenne un
discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in cui parlò di fantomatiche
armi batteriologiche in possesso dell'Iraq.
Con grande enfasi mostrò ai rappresentanti degli altri paesi una fiala che conteneva
una polvere bianca, l'antrace, e spiegò che Saddam avrebbe potuto produrre e usare
contro l'Occidente quantità enormi di quella polvere micidiale.
Per giorni e giorni i media diffusero e amplificarono l'immensa bufala di Powell,
creando una vera e propria psicosi ed aiutando così a legittimare una seconda
guerra in Iraq.
Anche allora moltissime persone si resero conto che ci stavano mentendo, e con
ben poca fantasia: riciclando cioè accuse vecchie e screditate.
Ma anche nel 2003 la rete non aveva ancora la forza di oggi, e le voci critiche
rimanevano isolate, fioche.
Tanto che nel 2013 Obama ci ha provato di nuovo, paventando un suo necessario
intervento in Siria, causa le presunte armi chimiche di Assad!
"Dittatore, dittatore! Armi chimiche, armi di distruzione di massa!
Guerra umanitaria, esportazione della democrazia!".
Con questi slogan e queste bufale atomiche, diffuse non certo dalla rete, ma dai
governi e dai media principali, si è incendiato il mondo, facendo seguire una
guerra all'altra (Iraq, Afghanistan, Libia, Siria...), una pseudo rivoluzione popolare
all'altra (rivoluzione arancioni, presunte primavere arabe...).
Ma la misura è colma, e la gente non se la beve più; non crede più a coloro che,
come Hillary Clinton, annunciano: "senza di me l'Apocalisse"; non obbedisce
più agli allarmisti di professione che dai pulpiti ufficiali prevedono, in caso
di Brexit, il diluvio universale, o, in caso di sconfitta renziana al referendum,
lo sprofondamento dell'Italia nel Mediterraneo.
I media ufficiali vanno da una parte, in massa, e la gente va dall'altra.
"Porca miseria-si sono detti i potenti del mondo-, qua la gente in rete si informa,
discute, si confronta, ascolta voci libere...
Non possiamo più permetterlo!": con una sola voce Google, Facebook, e molti
politici, in vari paesi, hanno iniziato a rivendicare le ragioni della Verità.
Quella assoluta, posseduta (solo) da loro.
Marco Respinti nell'articolo sottostante dal titolo "Altro che fake news,
Russiagate è la vera bufala" parla della nuova puntata della telenovela del
cosiddetto "Russiagate".
In realtà è una grande bufala inventata da un giornalista dell'emittente televisiva
statunitense ABC News, attualmente sospeso per un mese senza stipendio.
Non c'è nulla di illecito nei contatti che il generale Flynn ebbe con i russi,
c'è solo una questione di falsa testimonianza.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana
il 4 dicembre 2017.
La nuova puntata della telenovela del cosiddetto "Russiagate" è una bufala
inventata da un giornalista dell'emittente televisiva statunitense ABC News,
che per questo è stato sospeso.
Il mattino di venerdì 1 dicembre il giornalista 69enne Brian Ross ha lanciato
la bomba: l'ex Consigliere della presidenza statunitense per la sicurezza nazionale
Michael T. Flynn, ha mentito al mondo, l'FBI lo ha incriminato e lui è pronto
a testimoniare che sarebbe stato proprio l'allora candidato presidenziale
Donald J. Trump a costringerlo a cercare abboccamenti con il governo russo,
il sottinteso essendo che quegli abboccamenti coincidono con l'ingerenza di
Mosca nelle elezioni americane del 2016 a favore di Trump e su richiesta di Trump.
I media del mondo, Italia compresa, rilanciano subito la notizia con
tanto di titoloni e ghigno soddisfatto, ma è una fake news mastodontica.
Nulla di tutto questo è mai accaduto.
Chi lo dice? Sempre il pallonaro Ross.
Il quale, dapprima ha omesso di ripetere per iscritto questa clamorosa notizia
sul sito di ABC News e poi ha fatto mea culpa quando la concorrente CNN
gliene ha chiesto conto.
Morale, la ABC NEWS ha messo Ross in quarantena per quattro settimane
senza stipendio.
RealClearPolitics l'informatissimo aggregatore di notizie, statistiche e
sondaggi politici, ne lascia documentazione sul web a futura memoria.
Tornando a Flynn, quel che è successo è ben altra cosa.
Questo.
Durante le fasi finali della campagna elettorale dell'anno scorso, Trump
individuò nell'ex tenente generale Flynn la persona a suo avviso adatta a
gestire, in futuro, le relazioni con i russi.
In futuro cioè qualora Trump avesse vinto le lezioni per la Casa Bianca.
Avendole poi vinte, Trump ha confermato la scelta di Flynn e lo ha pensato
come Consigliere della presidenza per la sicurezza nazionale: è un militare
di carriera, conosce il mondo, conosce i dossier della sicurezza, per Trump
era l'uomo giusto.
La sua nomina ufficiale è venuta il 20 gennaio 2017, giorno dell'insediamento
ufficiale di Trump, ma Flynn agiva già in quella veste, seppur in pectore,
durante quel periodo di transizione (dal giorno dell'elezione del nuovo presidente,
nel nostro caso l'8 novembre 2016, alla sua entrata in carica ufficiale, nel nostro
caso il 20 gennaio successivo) in cui non solo è normale ma persino lecito che
ancora tutti i tasselli del governo siano in fieri e così pure l'ufficialità, ma non
la sostanza, delle cariche.
Ora, in quel ruolo Flynn ha cercato contatti con il governo russo perché Trump,
in quel momento storico, alla vigilia cioè della sua entrata in carica ufficiale,
stava cercando di tamponare gli effetti della polpetta avvelenata lasciata sul terreno
dal suo predecessore, Barack Obama, il quale, motus in fine velocior, si era
affrettato a chiudere le serrande e il gas della Casa Bianca appena prima di uscirne
comminando nuove, idiotiche sanzioni contro Mosca per la questione ucraina
(il che non significa che sia automaticamente idiotica anche la questione ucraina).
Trump ha dunque incaricato Flynn di cercare contatti per offrire ai russi un segno
di buona volontà e di discontinuità con il passato mentre si accingeva a prendere
il comando del Paese. Non solo.
Sul piatto pesava pure la questione ISIS, e Trump, dopo la paralisi dell'era Obama,
ha cercato immediatamente (come da promessa elettorale) di risolvere il problema
vedendo quanto sarebbe stato possibile fare assieme a Mosca.
Poi le cose sono andate diversamente, Trump e la Russia hanno sviluppato nuovi
motivi di contrasto, ma questo è ciò che accadde allora.
Tutto perfettamente legale e lecito: ci mancherebbe che un presidente degli
Stati Uniti non potesse gestire i rapporti con una potenza estera.
E Flynn che venerdì si è dichiarato colpevole di menzogna davanti al procuratore
speciale dell'FBI, Robert Mueller?
Flynn è il coniglio che sbuca dal cilindro fuori tempo massimo.
Ha detto di avere mentito negando rapporti con i russi che in realtà ci sono stati.
Malissimo. Ma dove sta la novità?
Flynn ha infatti già ammesso di avere mentito.
Trump lo aveva nominato Consigliere del presidente per la sicurezza nazionale
il 20 gennaio e Flynn il posto da Consigliere del presidente per la sicurezza
nazionale lo ha perso dopo appena 24 giorni, il 13 febbraio, esattamente perché
mentì su quei rapporti con i russi.
Mentì dicendo di non averne mai avuti e invece ne aveva avuti.
Mentì di persona persino al vicepresidente Mike Pence, il quale allora si prodigò
in buona fede in una sua difesa pubblica, persino televisiva, rimediandoci alla fine
una figuraccia di cui poi lo steso Flynn ha appunto, e giustamente, pagato il conto.
Perché Flynn mentì in quella circostanza?
Bisognerebbe domandarlo a lui, ma è evidente che il clima di caccia alle streghe
scatenato dai media per tutto ciò che aveva lontanamente a che fare con i russi
lo ha portato a commettere una sciocchezza gigantesca (mentire, mentire al
vicepresidente, costringerlo a una magra pazzesca) per la quale, sottolineiamolo
ancora, ha comunque pagato.
Va bene, si dirà, ma ciò non toglie che Flynn i contati illeciti con i russi li abbia
avuti; ed essendo stato Flynn nominato da Trump in un posto chiave del governo,
ciò porta direttamente a Trump. Errore da matita rossa.
I contatti avuti da Flynn con i russi non sono stati affatto illeciti.
Si tratta di telefonate con l'ambasciatore russo a Washington, Sergej I. Kisljak.
Da quando è reato avere contatti con un rappresentante di un Paese estero che
si guadagna quotidianamente lo stipendio proprio gestendo i contatti fra il
governo che egli rappresenta (in questo caso la Russia) e il governo del Paese
che lo ospita (in questo caso gli Stati Uniti) per un solo e unico motivo, vale a dire
fare da intermediario con il proprio governo (stiamo sempre parlando della Russia)?
Sì, ma quei contatti sono loschi perché Flynn li ha cercati e gestiti certamente per
conto e ordine di Trump durante la campagna elettorale dell'anno scorso proprio
affinché i russi lo aiutassero a manometterne il risultato.
Bugia enorme, quella messa appunto in circolo dal giornalista Ross di ABC News.
Flynn ha cercato abboccamenti con Kisljak, e sì per ordine e conto di Trump,
ma dopo la campagna elettorale e dopo l'elezione di Trump alla Casa Bianca.
Accadde alla fine del dicembre dello scorso anno, Trump era già presidente eletto
da un mese e mezzo, e d'illecito non c'è nulla.
E, in sé, la notizia è vecchia di quasi dieci mesi.
Già che ce n'è l'occasione, vale la pena di ricordare chi è Flynn.
Classe 1958, ha servito nell'esercito degli Stati Uniti per 33 anni dal 1981 al 2014
raggiugendo il grado di tenente generale.
Nella sua carriera di comandante di unità operative e di operazioni speciali,
ha accumulato una esperienza enorme nell'antiterrorismo in Afghanistan e Iraq.
Per questo nel giugno 2012 e fino al suo ritiro dall'esercito, nell'agosto 2014,
è stato voluto da Obama come direttore della DIA, la Defense Intelligence
Agency che è principale agenzia militare statunitense di controspionaggio
per i teatri esteri.
Per questo anche Trump lo ha poi voluto alla Casa Bianca, prelevandolo
dall'azienda privata di consulenza d'intelligence che aveva messo in piedi
dopo avere chiuso con l'esercito, la Flynn Intel Group.

Tra l'altro, Flynn è registrato nelle liste elettorali del Partito Democratico.

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