venerdì 1 settembre 2017

Ecco la verità sui musulmani, raccontata da un ex musulmano.

STRAGI A BARCELLONA E IN FINLANDIA: IN EUROPA C'E'
CHI ACCOGLIE E C'E' CHI UCCIDE.
Dobbiamo innanzitutto ricordare le nostre radici cristiane e poi combattere
l'islam che ci vuole sottomettere.
Ancora una volta tocchiamo con mano che il terrorismo islamico esplode laddove
in Europa si sono persi la certezza e l'orgoglio della propria identità, finendo per
odiare se stessi, accordando ai propri nemici interni ciò che è interdetto
ai propri cittadini.
Il sanguinoso attentato nel centro di Barcellona si consuma nel contesto della
Catalogna che non vuole essere regione autonoma della Spagna ma anela a farsi
fagocitare dagli Stati Uniti d'Europa; si batte strenuamente per affermare la propria
identità nazionale ma si sta dissolvendo nel meticciato antropologico del
multiculturalismo e del globalismo; è intollerante nei confronti di qualsiasi lesione
al relativismo valoriale elevato a dogma universale ma tollera il radicalismo islamico
che s'impone violentemente come l'unica verità assoluta.
MUSULMANI DI SECONDA GENERAZIONE NATI IN EUROPA.
I protagonisti di questa violenza sono i musulmani di seconda generazione, nati
o comunque cresciuti in Europa, che conoscono bene la lingua, la cultura e le leggi
dello Stato di adozione, che sono affascinati dall'i-Phone e dalla Nike, ma che rifiutano
il sistema di valori che sostanzia la nostra civiltà.
Amano la nostra materialità e odiano la nostra spiritualità.
Ed è così che anche a Barcellona, come a Londra, sono sorti «tribunali islamici» e
unità della «polizia islamica», che sanzionano i musulmani che non si comportano
secondo quanto prescrive la sharia, la legge di Allah e di Maometto.
Barcellona è diventata la città più islamizzata della Spagna dopo le enclave di Ceuta
e Melilla che sorgono geograficamente in Marocco, simbolo dell'accoglienza con
100mila persone in piazza a favore dei profughi.
UN CORPO ESTRANEO E OSTILE
Per quanto ufficialmente i musulmani in Catalogna siano solo il 6% della popolazione,
pari a 450mila persone, condizionano pesantemente l'insieme della collettività perché
di fatto si comportano come se fossero un corpo estraneo e ostile.
Ci sono dei quartieri, a partire da quello di Raval, che sono stati trasformati in un
micro-Stato islamico con la proliferazione di moschee, scuole coraniche, macellerie
e negozi halal, enti assistenziali e finanziari islamici.
Questa strisciante islamizzazione urbanistica e demografica ha registrato un'accelerazione
con l'entrata in scena del Qatar, il principale finanziatore del movimento estremista dei
Fratelli musulmani, come sponsor del Barcellona fino allo scorso giugno.
Il Qatar ha ovunque condizionato i suoi finanziamenti alla costruzione di moschee.
Barcellona è un esempio perfetto che ci fa toccare con mano come quando si consente
ai musulmani di auto-regolamentarsi addirittura con le proprie leggi, quando noi ci
auto-imponiamo di non entrare nel merito dei contenuti dell'islam e lo legittimiamo
acriticamente mettendolo sullo stesso piano del cristianesimo, inevitabilmente gli
estremisti e i terroristi islamici prendono il sopravvento, ci massacrano e ci umiliano.
Ed è così che per i musulmani di seconda generazione diventano l'alternativa alla nostra
civiltà decadente.
Dobbiamo innanzitutto riscattare la certezza di chi siamo e poi combattere l'islam
che ci vuole sottomettere.
Si dibatte all'infinito se esiste un Islam moderato e un Islam estremista... in realtà esiste
un solo Islam: quello che risulta dal Corano e dalla vita di Maometto.
Ormai è esperienza comune che un bravo ed educato musulmano vicino di casa,
che fino a ieri salutava tutti per primo e aiutava gli anziani ad attraversare la strada, improvvisamente può decidere di votarsi al martirio e farsi esplodere alla stazione
colma di gente.
Nessun cristiano, o ebreo, o buddista, o ateo lo farebbe... ma i musulmani sì!
Per capire meglio, chiedere ai Bosniaci cosa hanno fatto gli islamici con loro
durante la guerra dei Balcani, da allora non è passato un secolo, ma soltanto 26 anni.
IL LEGIONARIO CHE HA IMPEDITO LA STRAGE
Marco Guerra nell'articolo sottostante dal titolo "Il legionario che ha impedito la strage
di Cambrils" fa notare che ad impedire un bilancio ben peggiore delle azioni terroristiche
in Catalogna è stato un ex legionario della Tercio, il corpo scelto dell'esercito spagnolo.
Ecco la sua storia, che stona in quest'epoca di pacifismo spinto.
Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il
21 agosto 2017: "Si vis pacem para bellum".
Grazie una saggezza dal senso pratico la civiltà dell'antica Roma aveva presente che,
al di là del buon governo e del perseguimento del bene comune, uno dei mezzi più
efficaci per assicurare la pace è quello di essere armati e in grado di difendersi.
Oggi, invece, il pensiero comune occidentale esercita una continua professione
di antimilitarismo che porta a credere che l'uomo in divisa sia violento e cattivo
per definizione.
Lo stesso Gesù è dipinto come un santone pacifista new age, mentre al contrario
il suo messaggio non è affatto arrendevole e remissivo nei confronti del male e
soprattutto di chi lo commette ai danni dei più deboli.
Emblematico è il monito rivolto a chi commette atti contro i bambini ("Chi
scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli
venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare").
Insomma per combattere i malvagi e proteggere gli innocenti a volte è necessario
rispondere con le armi e la preparazione militare.
È fuori di dubbio infatti che, se si esclude qualche accanito pacifista in vena di
autolesionismo, chiunque preferisce farsi guardare le spalle da un membro delle
forze di sicurezza ben addestrato piuttosto che da decine di studenti che intonano
Imagine di John Lennon stringendo candele tra le mani.
Succede così che gli "uomini in armi" tornano ad essere apprezzati e invocati solo
in occasione dei tragici attentati che, con frequenza sempre maggiore,
insanguinano l'Europa.
Vale la pena segnalare, infatti, che cinque terroristi islamici, facenti parte del gruppo
che ha compiuto l'attentato di Barcellona costata la vita a 15 persone, sono stati
fermati poche ore dopo l'attentato sul lungomare di Cambrils, dove volevano compiere
una nuova strage uccidendo a pugnalate tutti coloro avessero incontrato lungo la loro
folle corsa omicida.
I giovani integralisti magrebini avevano anche forzato due posti di blocco e la nuova
carneficina è stata evitata solo grazie alla prontezza di un ex appartenente alla Legione,
corpo di elite dell'esercito spagnolo, che ha abbattuto 4 dei 5 terroristi che
accoltellavano i passanti.
La notizia è iniziata a circolare solo domenica, mentre in un primo momento si era
parlato di una poliziotta. 
L'uomo è ora "l'eroe di Cambrils" per la stampa spagnola ma, secondo El Mundo,
la sua identità è "protetta con il massimo riserbo".
L'ex legionario è un semplice agente della polizia regionale catalana, i media spagnoli
lo definiscono un "uomo tranquillo", "per niente un Rambo", che era in servizio di
protezione sul Lungomare, facendo le ore straordinarie per arrotondare lo stipendio,
quando è arrivata l'Audi dei cinque terroristi inseguita dalla polizia, dopo che aveva
forzato i posti di blocco.
"La prontezza di riflessi dell'agente, grazie all'addestramento nella Legione-si legge
ancora sulle agenzie - ha probabilmente salvato la vita a molti passanti".
I terroristi, che pianificavano un massacro, hanno potuto colpire "solo" sei persone-una
donna è morta poi in ospedale - prima di essere colpiti dal legionario congedato.
Fin qui tutto bene, ma profeti del politicamente corretto potrebbero avere un attacco
di bile se indagassero nella tradizione della Legione spagnola, anche detta Tercio,
in onore dei reggimenti di fanteria della Spagna rinascimentale che tra il 1500 e il 1600
erano considerati imbattibili e si fecero valere su tutti i campi di battaglia europei.
Se non bastasse, il corpo d'elite dell'esercito spagnolo ogni anno a Malaga, nel giorno
del Giovedì Santo, celebra il cosiddetto "Traslado del Cristo de la Buena Muerte".
Una tradizionale e commovente cerimonia, che vede i "Cavalieri" della Legione
marciare tenendo in alto con le braccia una grande Cristo Crocefisso che viene
traslato dal suo tempio alla casa della Fratellanza.
L'inno dei legionari, cantato a squarcia gola durante la celebrazione nel piazzale
antistante la chiesa di San Domingo, è "El novio de la muerte": Il fidanzato della morte.
Il "Cristo de la Buena Muerte" è protettore del corpo militare dal 1930, che da
quell'anno scorta in processione la statua, e il rito è considerato uno dei più affascinanti
dell'intero panorama processionale iberico.
Insomma ad impedire un bilancio ben peggiore delle azioni terroristiche in Catalogna
è stato un "moroso della morte" e non un novello pacifista che guarda con disprezzo

e derisione le tradizioni del suo Paese.

Nessun commento:

Posta un commento