STRAGI A BARCELLONA E
IN FINLANDIA: IN EUROPA C'E'
CHI ACCOGLIE E C'E' CHI
UCCIDE.
Dobbiamo innanzitutto ricordare
le nostre radici cristiane e poi combattere
l'islam che ci vuole sottomettere.
Ancora una volta tocchiamo con
mano che il terrorismo islamico esplode laddove
in Europa si sono persi la
certezza e l'orgoglio della propria identità, finendo per
odiare se stessi, accordando ai
propri nemici interni ciò che è interdetto
ai propri cittadini.
Il sanguinoso attentato nel
centro di Barcellona si consuma nel contesto della
Catalogna che non vuole essere
regione autonoma della Spagna ma anela a farsi
fagocitare dagli Stati Uniti
d'Europa; si batte strenuamente per affermare la propria
identità nazionale ma si sta
dissolvendo nel meticciato antropologico del
multiculturalismo e del
globalismo; è intollerante nei confronti di qualsiasi lesione
al relativismo valoriale elevato
a dogma universale ma tollera il radicalismo islamico
che s'impone violentemente come
l'unica verità assoluta.
MUSULMANI DI SECONDA
GENERAZIONE NATI IN EUROPA.
I protagonisti di questa violenza
sono i musulmani di seconda generazione, nati
o comunque cresciuti in Europa,
che conoscono bene la lingua, la cultura e le leggi
dello Stato di adozione, che sono
affascinati dall'i-Phone e dalla Nike, ma che rifiutano
il sistema di valori che
sostanzia la nostra civiltà.
Amano la nostra materialità e
odiano la nostra spiritualità.
Ed è così che anche a Barcellona,
come a Londra, sono sorti «tribunali islamici» e
unità della «polizia islamica»,
che sanzionano i musulmani che non si comportano
secondo quanto prescrive la
sharia, la legge di Allah e di Maometto.
Barcellona è diventata la città
più islamizzata della Spagna dopo le enclave di Ceuta
e Melilla che sorgono
geograficamente in Marocco, simbolo dell'accoglienza con
100mila persone in piazza a
favore dei profughi.
UN CORPO ESTRANEO E
OSTILE
Per quanto ufficialmente i
musulmani in Catalogna siano solo il 6% della popolazione,
pari a 450mila persone,
condizionano pesantemente l'insieme della collettività perché
di fatto si comportano come se
fossero un corpo estraneo e ostile.
Ci sono dei quartieri, a partire
da quello di Raval, che sono stati trasformati in un
micro-Stato islamico con la
proliferazione di moschee, scuole coraniche, macellerie
e negozi halal, enti
assistenziali e finanziari islamici.
Questa strisciante islamizzazione
urbanistica e demografica ha registrato un'accelerazione
con l'entrata in scena del Qatar,
il principale finanziatore del movimento estremista dei
Fratelli musulmani, come sponsor
del Barcellona fino allo scorso giugno.
Il Qatar ha ovunque condizionato
i suoi finanziamenti alla costruzione di moschee.
Barcellona è un esempio perfetto
che ci fa toccare con mano come quando si consente
ai musulmani di
auto-regolamentarsi addirittura con le proprie leggi, quando noi ci
auto-imponiamo di non entrare nel
merito dei contenuti dell'islam e lo legittimiamo
acriticamente mettendolo sullo
stesso piano del cristianesimo, inevitabilmente gli
estremisti e i terroristi
islamici prendono il sopravvento, ci massacrano e ci umiliano.
Ed è così che per i musulmani di
seconda generazione diventano l'alternativa alla nostra
civiltà decadente.
Dobbiamo innanzitutto riscattare
la certezza di chi siamo e poi combattere l'islam
che ci vuole sottomettere.
Si dibatte all'infinito se esiste
un Islam moderato e un Islam estremista... in realtà esiste
un solo Islam: quello che risulta
dal Corano e dalla vita di Maometto.
Ormai è esperienza comune che un
bravo ed educato musulmano vicino di casa,
che fino a ieri salutava tutti
per primo e aiutava gli anziani ad attraversare la strada, improvvisamente può
decidere di votarsi al martirio e farsi esplodere alla stazione
colma di gente.
Nessun cristiano, o ebreo, o
buddista, o ateo lo farebbe... ma i musulmani sì!
Per capire meglio, chiedere ai
Bosniaci cosa hanno fatto gli islamici con loro
durante la guerra dei Balcani, da
allora non è passato un secolo, ma soltanto 26 anni.
IL LEGIONARIO CHE HA
IMPEDITO LA STRAGE
Marco Guerra nell'articolo
sottostante dal titolo "Il legionario che ha impedito la strage
di Cambrils" fa notare che
ad impedire un bilancio ben peggiore delle azioni terroristiche
in Catalogna è stato un ex
legionario della Tercio, il corpo scelto dell'esercito spagnolo.
Ecco la sua storia, che stona in
quest'epoca di pacifismo spinto.
Ecco dunque l'articolo completo
pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il
21 agosto 2017: "Si vis
pacem para bellum".
Grazie una saggezza dal senso
pratico la civiltà dell'antica Roma aveva presente che,
al di là del buon governo e del
perseguimento del bene comune, uno dei mezzi più
efficaci per assicurare la pace è
quello di essere armati e in grado di difendersi.
Oggi, invece, il pensiero comune
occidentale esercita una continua professione
di antimilitarismo che porta a
credere che l'uomo in divisa sia violento e cattivo
per definizione.
Lo stesso Gesù è dipinto come un
santone pacifista new age, mentre al contrario
il suo messaggio non è affatto
arrendevole e remissivo nei confronti del male e
soprattutto di chi lo commette ai
danni dei più deboli.
Emblematico è il monito rivolto a
chi commette atti contro i bambini ("Chi
scandalizzerà uno solo di questi
piccoli che credono in me, gli conviene che gli
venga appesa al collo una macina
da mulino e sia gettato nel profondo del mare").
Insomma per combattere i malvagi
e proteggere gli innocenti a volte è necessario
rispondere con le armi e la
preparazione militare.
È fuori di dubbio infatti che, se
si esclude qualche accanito pacifista in vena di
autolesionismo, chiunque
preferisce farsi guardare le spalle da un membro delle
forze di sicurezza ben addestrato
piuttosto che da decine di studenti che intonano
Imagine di John Lennon stringendo
candele tra le mani.
Succede così che gli "uomini
in armi" tornano ad essere apprezzati e invocati solo
in occasione dei tragici
attentati che, con frequenza sempre maggiore,
insanguinano l'Europa.
Vale la pena segnalare, infatti,
che cinque terroristi islamici, facenti parte del gruppo
che ha compiuto l'attentato di
Barcellona costata la vita a 15 persone, sono stati
fermati poche ore dopo
l'attentato sul lungomare di Cambrils, dove volevano compiere
una nuova strage uccidendo a
pugnalate tutti coloro avessero incontrato lungo la loro
folle corsa omicida.
I giovani integralisti magrebini
avevano anche forzato due posti di blocco e la nuova
carneficina è stata evitata solo
grazie alla prontezza di un ex appartenente alla Legione,
corpo di elite dell'esercito
spagnolo, che ha abbattuto 4 dei 5 terroristi che
accoltellavano i passanti.
La notizia è iniziata a circolare
solo domenica, mentre in un primo momento si era
parlato di una poliziotta.
L'uomo è ora "l'eroe di
Cambrils" per la stampa spagnola ma, secondo El Mundo,
la sua identità è "protetta
con il massimo riserbo".
L'ex legionario è un semplice
agente della polizia regionale catalana, i media spagnoli
lo definiscono un "uomo
tranquillo", "per niente un Rambo", che era in servizio di
protezione sul Lungomare, facendo
le ore straordinarie per arrotondare lo stipendio,
quando è arrivata l'Audi dei
cinque terroristi inseguita dalla polizia, dopo che aveva
forzato i posti di blocco.
"La prontezza di riflessi
dell'agente, grazie all'addestramento nella Legione-si legge
ancora sulle agenzie - ha
probabilmente salvato la vita a molti passanti".
I terroristi, che pianificavano
un massacro, hanno potuto colpire "solo" sei persone-una
donna è morta poi in ospedale -
prima di essere colpiti dal legionario congedato.
Fin qui tutto bene, ma profeti
del politicamente corretto potrebbero avere un attacco
di bile se indagassero nella
tradizione della Legione spagnola, anche detta Tercio,
in onore dei reggimenti di
fanteria della Spagna rinascimentale che tra il 1500 e il 1600
erano considerati imbattibili e
si fecero valere su tutti i campi di battaglia europei.
Se non bastasse, il corpo d'elite
dell'esercito spagnolo ogni anno a Malaga, nel giorno
del Giovedì Santo, celebra il
cosiddetto "Traslado del Cristo de la Buena Muerte".
Una tradizionale e commovente
cerimonia, che vede i "Cavalieri" della Legione
marciare tenendo in alto con le
braccia una grande Cristo Crocefisso che viene
traslato dal suo tempio alla casa
della Fratellanza.
L'inno dei legionari, cantato a
squarcia gola durante la celebrazione nel piazzale
antistante la chiesa di San
Domingo, è "El novio de la muerte": Il fidanzato della morte.
Il "Cristo de la Buena
Muerte" è protettore del corpo militare dal 1930, che da
quell'anno scorta in processione
la statua, e il rito è considerato uno dei più affascinanti
dell'intero panorama
processionale iberico.
Insomma ad impedire un bilancio
ben peggiore delle azioni terroristiche in Catalogna
è stato un "moroso della
morte" e non un novello pacifista che guarda con disprezzo
e derisione le tradizioni del suo
Paese.

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