Bechis: “Con gli SMS
solidali pagata una scuola già finanziata dallo Stato”
26 Settembre 2017
Il giornalista Franco Bechis
racconta sul suo blog che fine hanno fatto i soldi
donati dagli italiani con gli sms
solidali dopo il terremoto che ha colpito il
Centro Italia lo scorso anno.
Scrive Bechis: “Con i soldi degli
sms versati dagli italiani dopo le scosse di
terremoto del 24 agosto 2016 sono
stati finanziati 16 interventi di ricostruzione,
e uno di questi riguarda la
scuola media statale di Collevecchio, paese del
reatino non compreso nel cratere
del terremoto.
La scuola è succursale dalla
Sandro Pertini di Magliano Sabina-che non ha
avuto danni dal sisma-e fu
effettivamente dichiarata inagibile dai vigili del
fuoco dopo quella scossa, sia
pure con la promessa di renderla agibile (così
raccontano le cronache
dell’epoca) dopo poche settimane di trasferimento
nella sede centrale di Magliano
Sabina.
Ecco chi ha preso questa
decisione: “La decisione di utilizzare i fondi degli
sms per ricostruirla da zero è
stata presa dal comitato dei garanti istituito
dalla protezione civile il 17
luglio scorso.
Ma esattamente 6 giorni prima, l’11
luglio 2016, con l’ordinanza n.33 il
commissario per la ricostruzione
Vasco Errani aveva ricompreso quella stessa
scuola media statale di
Collevecchio nell’elenco delle opere di ricostruzione
per cui fare partire i cantieri a
totale carico delle finanze pubbliche, attingendo
in parte ai fondi stanziati dai
primi decreti sul terremoto, e in parte dal fondo
messo a disposizione dalla legge
di Bilancio per il 2017.
Non solo, ma circa due settimane
dopo la scelta sulla finalizzazione dei fondi
degli sms- il 31 luglio 2017- lo
stesso Errani firmava l’ordinanza n.35 che
correggeva parzialmente l’elenco
delle opere a totale carico delle finanze pubbliche,
mantenendo però nella tabella
quella stessa identica scuola di Collevecchio”.
Un caso che non sappiamo se piccolo
o grande, visto che la trasparenza sull’utilizzo
delle donazioni degli italiani è
ridotta al lumicino (c’è l’elenco dei 16 interventi,
ma non quello delle cifre
stanziate per ciascun intervento), ma comunque indicativo
della confusione con cui si stanno
gestendo risorse pubbliche e private per la ricostruzione.
Da ambienti dell’ufficio del
commissario per la ricostruzione riceviamo come
spiegazione del giallo della
scuola media statale di Collevecchio che le donazioni
degli italiani “possano essere integrative”
ai fondi pubblici già stanziati per la stessa cosa.
Questo però vorrebbe dire che
quando si è finanziata con le risorse messe a disposizione
dal Tesoro la ricostruzione della
scuola media, si immaginava di farlo solo parzialmente:
magari un muro sì, uno no,
un’aula a metà, mezza lavagna, quattro banchi sì, quattro no
e così sono state utilizzate per
completare l’opera le donazioni degli italiani.
Ma è altamente improbabile sia
così.
Era stato il sindaco di Amatrice,
Sergio Pirozzi, a lamentare quel tipo di utilizzo delle
donazioni degli italiani per il
terremoto, sottolineando come ad Amatrice non sia arrivato
un euro e invece sia stato
finanziato il progetto di una scuola a Collevecchio, che non
era uno dei comuni ricompresi dal
cratere del terremoto.
Pirozzi ha ragione, e si è visto
rispondere sia dal governo che dalla Regione Lazio (a parte
polemiche che non
nascevano dalle sue parole) che quel finanziamento fuori cratere
era ammesso dalla legge e che ad
Amatrice la ricostruzione delle scuole era già finanziata.
Entrambe le cose
sono vere, solo che la ricostruzione delle scuole di Amatrice era stata
finanziata con le stesse
ordinanze che comprendevano la scuola di Collevecchio: quindi
se valeva per una l’integrazione
con i fondi privati, poteva valere anche per l’altra.
Il sindaco di Amatrice ha
sollevato una questione di sostanza: gli italiani avrebbero mai
versato con tanta generosità
attraverso sms e bonifici (quasi 33 milioni di euro) se
avessero saputo che i loro soldi
sarebbero stati utilizzati a capocchia per le scelte
di un comitato di saggi in cui
siede fra l’altro una ex parlamentare del pci?
Avrebbero avuto quella generosità
avessero saputo che fra le opere finanziate ci
sarebbe stata anche la sede di un
comune con tanto di autorimessa?
O avrebbero pensato che a quelle
cose sarebbero state naturalmente finanziate
dalle finanze pubbliche, visto
che se una scuola o un municipio non sono state
costruite né poi ristrutturate
seguendo norme antisismiche qualche responsabilità
pubblica ci dovrà pure essere?
A queste domande che riguardano
il cuore della fiducia di un paese nelle proprie
istituzioni si risponde con
comunicati burocratici e da legulei, senza capire quanto
delicata sia la questione.”

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