Belpietro: “Legge
elettorale fatta per inciuciare
e non per governare”.
Settembre 22, 2017
La nuova legge elettorale è
l’ennesima fregatura, ideata appositamente per
spartire poltrone.
Impedirà d’avere i numeri per
governare, penalizza chi corre da solo (i grillini)
e favorisce soprattutto chi
presenta molte liste civetta ovvero Silvio Berlusconi.
Belpietro: “nei collegi
uninominali il candidato lo sceglierà il segretario di
partito, non chi si reca alle
urne.
Nei collegi plurinominali la
lista corta favorirà un controllo da parte del capo.
Camera e Senato saranno al
guinzaglio dei boss”.
UNA LEGGE FATTA PER
INCIUCIARE E NON PER GOVERNARE.
Editoriale di Maurizio
Belpietro per “la Verità”
Se l’obbiettivo della nuova legge
elettorale è garantire la governabilità, diciamo
che quella in gestazione in
Parlamento lo manca prima ancora di nascere.
Il Rosatellum bis, ossia il
fratello gemello del sistema abortito all’inizio dell’estate,
la garanzia di avere un governo
con una maggioranza certa non la dà.
Anzi, semmai la toglie.
Dietro il complesso meccanismo
che regola collegi uninominali e plurinominali,
mischiando proporzionale e
maggioritario, si nasconde infatti la certezza che
nessuno alla fine avrà i numeri
per dare vita a un esecutivo.
La legge si applicherà a entrambi
i rami del Parlamento, evitando che si voti
con sistemi diversi, come
avverrebbe ora a causa dei pasticci su Costituzione
e sistema elettorale imposti da
Matteo Renzi quando era al governo.
Ma oltre a questo indubbio
vantaggio altro non c’è.
Il premio di maggioranza, quello
che dovrebbe assicurare a chi vince di avere
una base parlamentare sufficiente
a consentire l’approvazione dei provvedimenti
presi dall’esecutivo, sparisce
per lasciare il posto a una macedonia di
proporzionale e maggioritario che
permetterà a tutti i partiti–anche a quelli meno
rilevanti–uno strapuntino.
La soglia di sbarramento portata
al 3 per cento per il singolo partito e al 10 per
la coalizione sembra fatta non
per favorire la concentrazione dei partiti o la
nascita di liste uniche, ma per
assicurare ai nanetti di cui è zeppo il nostro
Parlamento che potranno tornare a
Montecitorio e Palazzo Madama e continuare
a fare ciò che hanno sempre
fatto, cioè niente.
Tanto per essere chiari: Angelino
Alfano non rimarrà disoccupato, né sarà
costretto a tornare in Sicilia a
fare l’avvocato.
Tra gli obiettivi raggiunti dal
Rosatellum (nome perfetto per uno di quei vini
senz’anima che si vendono in
tetrapak, non certo per un meccanismo col quale
selezionare la classe politica)
c’è però l’eliminazione delle preferenze, ossia del
sistema che consente all’elettore
di scegliere il parlamentare che desidera eleggere.
Nei collegi uninominali il
candidato lo sceglierà il segretario di partito, non chi
si reca alle urne.
E nei collegi plurinominali la
lista corta favorirà un controllo del resto del
Parlamento da parte del capo.
Così il disegno di avere Camera e
Senato al guinzaglio dei boss sarà raggiunto.
Non sto a dirvi le cose tecniche
della legge che già traballano in odore di
anticostituzionalità, come ad
esempio l’assenza di uno scorporo che consentirà ai
partiti maggiori di trasformare
un voto in un voto e mezzo (anzi 1,36), facendo
valere la scheda sia per il proporzionale
che per il maggioritario e ottenendo
la moltiplicazione dei consensi.
Come detto, probabilmente il
giochino sarà dichiarato incostituzionale, come
lo sono state negli ultimi anni
tutte le leggi varate da una parte del Parlamento
per fregarne un’altra.
In questo caso la sòla è un
regalino per i 5 stelle, gli unici che con il nuovo
sistema ci rimetterebbero,
vedendo sfumare le possibilità di vittoria.
Tuttavia non è questo il punto.
Anche se incostituzionale la
legge una volta approvata rimarrà in vigore il
tempo necessario a fare un
governo, poi dopo anni si vedrà.
Insomma, i nostri onorevoli
navigano a vista, non certo guardando lontano.
E alle viste, se passa il
Rosatellum, ci sono solo le larghe intese, cioè un governo
di destra e sinistra messe
insieme, tutte unite appassionatamente.
Qualcuno lo chiamerà inciucio,
qualcun altro governo di interesse nazionale.
Modi diversi per descrivere la
stessa cosa, cioè una fregatura.

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