Rimini, il polacco:
"La faccia sbattuta sulla sabbia.
Vomitavo mentre mi
picchiavano".
Il racconto choc del ragazzo
pestato dal branco di immigrati mentre a turno
violentavano la ragazza: "La
sentivo, diceva 'aiutami che questi mi uccidono'.
Io ho fatto finta di essere
svenuto".
Claudio Cartaldo - Mer,
06/09/2017 - 10:16 commenta
Ogni verbale redatto dagli
investigatori è un fiume di orrori.
Chissà quanto hanno sofferto i
due polacchi e la trans peruviana nel ricordare
gli stupri perpetrati dal branco
di immigrati a Rimini.
"Stupri ripetuti e doppia
penetrazione".
Le violenze dei due fratelli di
15 e 17 anni, di Gurlain Butungu e del 16enne
nigeriano sono stati definiti dal
Gip di una "scena agghiacciante".
E c'è da capire il giudice: basta
leggere le carte delle deposizioni.
Il racconto più dettagliato è
quello dei due amici polacchi.
Si trovavano sulla spiaggia,
seduti sopra un telo da mare e bevevano
una bibita analcolica.
Poi, come riporta il Corrire,
sono stati avvicinati da uno dei quattro componenti
del branco che gli chiede:
"Where are you from?".
I due ragazzi, ignari,
rispondono: "Poland".
Poi l'aggressore li invita a
consegnargli il portafoglio ed altri oggetti preziosi,
i polacchi provano ad andarsene
ma il ragazzo viene colpito in faccia da un pugno.
È il segnale del branco: il via
libera alla barbarie.
"Dall’oscurità sono spuntate
davanti a me tre persone che mi hanno immobilizzato
e buttato di schiena sulla
sabbia-fa mettere a verbale la ragazza, come riportato
dal Corriere-Mi hanno colpita al
volto, alla testa, sul corpo".
Tutto si svolge in 20 minuti.
Sembrano pochi, ma sono una
eternità.
Per la ragazza sono venti minuti
di stupri ripetuti, per il ragazzo di botte senza pietà.
"Mi tenevano per la gola
quasi da strozzarmi, facendomi rimanere senza respiro",
racconta la ragazza come
riportato dal Fatto.
Secondo il Gip è Butungu il primo
a "impadronirsi per primo del corpo delle
giovani donne per dar sfogo ai
propri bestiali istinti sessuali": "Mi dicevano in inglese
‘I kill you’-spiega la polacca-e
sentivo che il mio amico veniva picchiato brutalmente".
Ed è qui che il racconto si fa
raccapricciante.
Mentre a turno gli immigrati si
alternavano nell'abusare della ragazza, uno a turno
tratteneva il giovane e lo
pestava.
Il polacco ricorda così quei
momenti: “Tre o quattro a turno si intercambiavano tra
loro nell’abusare di lei e
nell’immobilizzare me”.
Poi è il Gip a spiegare
nell'ordinanza cosa accade: “Mentre era immobilizzato a
terra tenuto da due persone con
il viso sulla sabbia il giovane veniva perquisito alla
ricerca di telefono e portafogli,
e colpito ripetutamente con calci in tutte le parti
del corpo e pure al capo con una
bottiglia di vetro.
Sentiva la compagna chiedere
aiuto dicendo che la stavano uccidendo e si rendeva
conto che veniva abusata
sessualmente".
Anche per il ragazzo sono 20
minuti di inferno: “Veniva picchiato e trattenuto con
la forza e manifestava segni di
sofferenza respiratoria e vomitava".
Il vomito rischiava di
soffocarlo.
Gli avevano sbattuto la testa
nella sabbia per impedirgli di reagire.
Mentre la giovane polacca lo
implorava di "aiutarmi, altrimenti mi uccidono",
lui cerca un modo per non
lasciarli la pelle: "La sentivo, diceva 'aiutami che
questi mi uccidono'.
Io ho fatto finta di essere
svenuto e così loro si sono preoccupati che non fossi morto…".

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