SIAMO CONDANNATI
Antonio Socci: il patto tra
chiesa e Pd per riempire l'Italia di immigrati
18 Settembre 2017
A giugno scorso la politica
italiana ha svoltato ed ha cominciato la volata
dell’ultimo chilometro.
Da allora tutto quello che accade
va letto in chiave pre-elettorale, cioè in
vista delle elezioni politiche.
Tutto è finalizzato a
quell’esame.
Perché è stato decisivo giugno?
Perché alle elezioni
amministrative parziali l’Italia (ancora una volta) ha
mandato al Palazzo un segnale
forte e chiaro che si potrebbe riassumere
nello slogan di Beppe Grillo del
2007.
In sostanza un “Vaffa”.
Infatti il Paese si è rivelato
molto diverso da come viene rappresentato sui
media e da come lo pensano nel
Palazzo della politica dove spesso credono
alla loro stessa propaganda.
In sintesi, nei Comuni con più di
15 mila abitanti in cui si è votato il centrosinistra
governava in 81 Comuni e-dopo
giugno-ne ha ripresi solo 50, il centrodestra
da 42 è passato a 54 e i grillini
sono passati da 3 a 8 amministrazioni municipali.
Si è scoperto, di nuovo, che in
Italia il centrodestra rappresenta la formazione
con più consensi.
E per il Pd non vale nemmeno
invocare la menomazione dovuta alla scissione
perché in quei Comuni di solito
il centrosinistra si presentava unito.
D’altra parte-se si ricorda
l’esito delle ultime elezioni politiche-lo stesso esecutivo
a trazione Pd non ha mai avuto
una maggioranza nel Paese.
Adesso poi-dopo anni di governo-il
Pd paga la crisi economica nella
quale-nonostante i dati
sbandierati come “ripresa”-si è sempre più impantanati
(con un debito pubblico che
cresce) e soprattutto lo stato maggiore piddino
ritiene di aver pagato la propria
sconsiderata politica dell’emigrazione che ha
creato molto malcontento e
allarme sociale.
Dall'esito elettorale di giugno
perciò hanno pensato di correre ai ripari e per
tutta l’estate hanno provato a
mandare all’opinione pubblica segnali di una
inversione di rotta.
Prima Matteo Renzi ha rottamato
lo slogan “Restiamo umani” che aveva
usato per anni, per giustificare
l’apertura dell’Italia all’immigrazione di massa.
Lo ha rottamato-dicevo-sostituendolo
con la parola d’ordine che era di Salvini,
di cui Renzi si è disinvoltamente
appropriato: «Aiutiamoli a casa loro».
Era il segnale della marcia
indietro.
Così il ministro dell’Interno
Minniti-nel volgere di qualche giorno-ha
sostanzialmente fatto cessare gli
sbarchi o almeno li ha fortemente ridotti.
Di colpo.
Cosa che-a ben vedere-ha fatto
ancora più irritare gli italiani, dal momento che
per anni, dalle parti del Pd e
del governo, hanno ripetuto che la migrazione
di massa è un fenomeno storico
inevitabile, che non si può fermare, perché
sarebbe come illudersi di fermare
il vento con le mani.
E quindi si poteva solo subire.
Di colpo si è scoperto che invece
si poteva fermare e anche molto velocemente,
quindi tanti italiani hanno concluso
che per anni sono stati presi in giro, mentre
erano sottoposti all’assalto
migratorio.
Per non scoprirsi a sinistra,
soprattutto dopo la scissione dalemiana, Gentiloni
e Minniti hanno visto bene di
chiedere aiuto alla Chiesa da dove-le frange
più estremiste-già cominciavano a
bombardare il governo per lo scontro con le Ong.
Così, incontrando la Segreteria
di Stato della Santa Sede e lo stesso papa Bergoglio
hanno ottenuto una specie di
legittimazione vaticana.
Perché oltretevere hanno accordato
questa copertura politica?
Per almeno tre motivi.
Primo: la Segreteria di Stato
vaticana ha così potuto correggere l’ossessiva
campagna migrazionista che
Bergoglio ha fatto da quattro anni, dal viaggio
a Lampedusa del 2013, che ha
creato grande sconcerto pure tra i fedeli e ha
fatto crollare il consenso
attorno al papa argentino (peraltro l’arrivo di tanti
migranti islamici nelle nostre
città non può far piacere agli uomini di Chiesa
più consapevoli).
Secondo. Bergoglio si è fatto
convincere perché ha come sua bussola il consenso
(come i politici) e voleva
recuperare un pò del gradimento che ha perduto
nell’opinione pubblica con i suoi
reiterati comizi sull’emigrazione.
Inoltre (terzo) il governo ha
garantito al Vaticano bergogliano che varerà lo “Ius soli”
e-dopo le elezioni-riaprirà agli
sbarchi sottoforma di “canali umanitari”.
A volerla tradurre in parole
povere la richiesta del governo piddino dev’essere
suonata così: voi ci coprite le
spalle adesso che abbiamo bloccato gli sbarchi,
così possiamo recuperare voti e-dopo
le elezioni, una volta tornati al governo
(perché vi assicuriamo che senza
Pd non è possibile nessuna maggioranza)-facciamo
lo “Ius soli” (se non siamo
riusciti a farlo prima) e riapriamo le frontiere,
chiamandole “canali umanitari”.
Così “passata la festa gabbato lu
santo” (e il santo gabbato è il popolo italiano).
Il Pd ha anche altre frecce al
suo arco, con cui cerca di recuperare consensi.
A cominciare dalla solita vecchia
politica delle mance pre-elettorali.
È una trovata di questo tipo il
cosiddetto “reddito di inclusione”, anche se-come
si è scritto su queste colonne-a
ben vedere stanzia per gli italiani poveri un
terzo di quanto il governo ha
stanziato per gli immigrati e dunque non sarà tanto
facile convincere gli elettori.
Ma ne vedremo altre dello stesso
tipo.
L’obiettivo del Pd, che di certo
non può ambire a conquistare la maggioranza,
è quello di essere-dopo le
elezioni-indispensabile per qualunque governo e la
legge elettorale deve essere
funzionale a tale scopo fotografando la divisione
dell’elettorato in tre blocchi.
Però le elezioni regionali
siciliane potrebbero essere l’incidente che destabilizza
la leadership renziana e
spariglia le carte.
Anche perché gli oppositori di
Renzi già scaldano i motori per lanciare la
candidatura Minniti.
Inoltre non è affatto detto che
il Pd-dopo le elezioni-sia sicuramente
indispensabile per mettere
insieme una maggioranza di governo.
In realtà ci sono delle
alternative.
Attenti alle sorprese.
Al Pd rischiano di fare i conti
senza l’oste che sarebbe l’elettorato italiano,
nel quale-senza tanti
ragionamenti politologici-sta crescendo una voglia
matta di mandare a casa il Pd.
Questa è l’aria che tira.

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