La Corte dei Conti
accusa: “I grandi evasori al sicuro”.
Controlli al palo-L’anagrafe dei
rapporti finanziari inutilizzata da 26 anni
e il governo Renzi ha abolito le
liste selettive dei sospetti su cui indagare.
di Luciano Cerasa
Il Fatto Quotidiano 10 settembre
2017
Doveva essere uno dei principali
strumenti messi a disposizione degli 007 del
fisco per la caccia ai grandi
evasori.
Ma l’archivio dei rapporti
finanziari intrattenuti da società e persone fisiche
con gli intermediari come banche,
poste, società di gestione del risparmio,
costola dell’anagrafe tributaria,
dal 1991 non è mai decollata.
Anzi secondo l’accusa messa nero
su bianco dalla Corte dei Conti in una
deliberazione del 26 luglio
scorso, la legge è stata sistematicamente disapplicata
da 26 anni dall’Agenzia delle
Entrate, ignorata dal ministero dell’Economia e
sabotata dai governi di turno,
impedendo di fatto anche di relazionare alle Camere,
come previsto dalla norma.
L’ultimo atto è contenuto nella
legge di Stabilità 2015 del governo Renzi, che
ha abolito anche l’obbligo per le
Entrate di estrarre liste selettive dei grandi evasori
su cui indagare, seppure in base
agli scarsi e lacunosi dati contenuti nell’archivio.
La relazione della Corte è una
vera e propria requisitoria, dove si colpevolizza
perfino l’assenza del ministero
dell’Economia alla sessione dove è stata presentata.
Dall’istruttoria e
dall’elaborazione dei dati raccolti, spiega il relatore consigliere
Bruno Domenico Tridico, sono
emersi anzitutto i “gravi ritardi” nella realizzazione
dell’Anagrafe.
Prevista fin dal 1991, doveva
attivarsi con un decreto ministeriale da emanare entro
sessanta giorni.
Ma nonostante prevedesse
esclusivamente la raccolta dei dati anagrafici, il decreto è
stato adottato dieci anni dopo e
non ha mai trovato concreta attuazione.
L’Anagrafe dei rapporti
finanziari è divenuta effettivamente operativa ed accessibile
solo nel 2009, ma non basta.
Ben più grave “è il suo concreto
ed effettivo utilizzo per la lotta all’evasione, per
il quale deve rilevarsi una grave
inadempienza dell’Agenzia, che non ha mai
elaborato le previste liste
selettive né, successivamente, le analisi del rischio
evasione e, di conseguenza, non
ha potuto riferire alle Camere sui risultati nella
lotta all’evasione derivanti
dall’utilizzo dell’Anagrafe” come previsto dalla legge,
accusa la Corte dei Conti.
Un approccio doppiamente
colpevole e omissivo, visto che la norma nel prevedere
l’elaborazione delle liste, aveva
esteso le comunicazioni obbligatorie degli operatori
finanziari ai dati delle
movimentazioni e agli importi delle operazioni, prevedendo
la facoltà in capo al direttore
dell’Agenzia di allargare l’obbligo anche ad
ulteriori informazioni.

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