Vorrei sapere perchè il bugiardo Renzi "ma non diceva di ritirarsi
dalla politica se perdeva il referendum di Dicembre?
Invece è ancora li a dettare le regole; "Ora mi domando anche: "Ma
quei cretini che continuano a votarlo, sono intelligenti?":
Credo proprio di no, sono dei parassiti, che poi finite le elezioni,
magari sono i primi a lamentarsi del governo, forse quelli rinchiusi
nei manicomi sono più intelligenti.
Gentiloni, ore di panico.
Il ribaltone lo manda a casa:
così cade (subito) il suo
governo
TENETE IN CALDO LA
TESSERE ELETTORALE PERCHE’
RENZI VUOLE VOTARE A
NOVEMBRE
2. ARRIVARE A SCADENZA
DELLA LEGISLATURA, PER
MATTEUCCIO SIGNIFICA FINIRE BOLLITO E LA SUA ULTIMA
TENTAZIONE E’ ANDARE ALLE URNE ALLA PRIMA
DATA DISPONIBILE: IL 19 NOVEMBRE
3. PER ARRIVARE ALLO
STRAPPO E FAR SALTARE GENTILONI,
IL BULLETTO VUOLE DIMOSTRARE A MATTARELLA CHE NON C’E’
POSSIBILITA’ D’INTESA TRA
LE FORZE POLITICHE PER RIFORMARE LA LEGGE ELETTORALE.
PER FARLO HA GIA' IN MENTE IL PIANO: ECCO
QUAL E' LA SUA STRATEGIA
Francesco Verderami per
il “Corriere della Sera”
Le elezioni a scadenza naturale
sono un lusso che Matteo Renzi ritiene
di non potersi permettere, perciò è
in cerca di un escamotage che gli
offra la via di fuga dalla
legislatura.
La prima data utile per andare alle
urne è diventata il 19 novembre.
L' ultima trovata per arrivarci è
farsi bocciare dal Parlamento una
mozione sul Mattarellum.
Il documento sul modello elettorale
scelto dalla direzione del Pd-ma
che non piace nemmeno ai deputati e
ai senatori del Pd-verrebbe
presentato apposta per essere
affossato.
Servirebbe a certificare che non c'
è possibilità d' intesa tra le forze
politiche per riformare il sistema
di voto.
Sarebbe il modo per giustificare il
varo di pochi correttivi per venire
incontro alle richieste del
Quirinale, da dove si osserva con disincanto lo
sfrenato tatticismo collettivo di
quanti dovrebbero provarci a cambiare una
legge che porta la firma della
Consulta, e che invece nemmeno fanno finta.
Il canovaccio non è destinato a
mutare, sebbene l' incontro tra Pd e
Cinquestelle-rivelato da Repubblica
- sembrava dovesse stravolgere il finale.
In realtà ognuno si attiene al
proprio ruolo nel copione, che è stato infatti
rispettato due settimane fa da
Romani e Lotti, accolto dal capogruppo forzista
nel suo studio al Senato subito
dopo il voto con cui l' Aula aveva respinto la
mozione di sfiducia presentata
contro il ministro dello Sport.
Ogni partito si prepara ad ottenere
parte di quanto chiede sulla legge elettorale,
è la logica del compromesso.
Resta una divergenza sulla
tempistica dell' approvazione, non una cosa da poco,
visto che da quel momento ogni
giorno sarebbe buono per andare alle urne.
E su questo punto Renzi è
prigioniero di un' ossessione che periodicamente
riaffiora e che in questi giorni il
portavoce della sua mozione per il congresso,
Richetti, ha ripetuto ad alcuni
compagni di partito: liberarsi dalle catene (e dagli
impegni) del governo è un'
aspirazione e una necessità.
Fino ad oggi ogni tentativo è stato
vano, nonostante l'ex premier fosse persuaso
di poter andare alle urne già a
giugno, «come mi aveva promesso Mattarella».
Certo, se il Parlamento avesse
prima approvato una legge elettorale.
Perciò Renzi ha dovuto ancora
spostare l' appuntamento.
E siccome le assise del Pd stanno
andando come lui voleva,
ecco tornare il desiderio.
Fosse possibile, il regalo se lo
farebbe anche a settembre.
Ma per votare il 24 di quel mese,
le Camere andrebbero sciolte con
decreto il 25 luglio, le liste
andrebbero presentate nel week-end di
ferragosto, la campagna elettorale
andrebbe fatta sotto gli ombrelloni.
Persino i fedelissimi, se il capo
davvero ci provasse, sarebbero pronti
a scommettere su un' ennesima
delusione.
È pronto a scommetterci anche D'
Alema, che infatti non si preoccupa
di certi giochi di Palazzo,
concentrato com' è «su temi epocali, diciamo,
come i destini del mondo nell' era
della globalizzazione», descritti in un
libro redatto a quattro mani con il
premio Nobel Stiglitz, e di cui sta
preparando la presentazione.
Renzi, che non può concedersi il
lusso di arrivare a fine legislatura
e perciò non può permettersi
distrazioni, freme quotidianamente.
E quotidianamente tocca a Gentiloni
«cercare di tenerlo calmo».
Uno sforzo fisico e nervoso che il
premier cerca di non trasmettere in
Consiglio dei ministri, dove semmai
ieri si è preso cura di «tre di noi che
sono sotto pressione»: Lotti per le
sue traversie giudiziarie, la Madia per
la storia del plagio nella tesi di
laurea, e Poletti per le sue sortite estemporanee.
«Teniamo botta», ha detto per
solidarizzare con i colleghi.
Ma tra il muso lungo di Padoan e
quello di Renzi, anche per Gentiloni le
urne avrebbero un che di
liberatorio.

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