domenica 2 aprile 2017

Ecco il pinocchio Renzi; stai sereno Letta e pure tu Gentiloni.

Vorrei sapere perchè il bugiardo Renzi "ma non diceva di ritirarsi 
dalla politica se perdeva il referendum di Dicembre? 
Invece è ancora li a dettare le regole; "Ora mi domando anche: "Ma 
quei cretini che continuano a votarlo, sono intelligenti?": 
Credo proprio di no, sono dei parassiti, che poi finite le elezioni, 
magari sono i primi a lamentarsi del governo, forse quelli rinchiusi 
nei manicomi sono più intelligenti. 
Gentiloni, ore di panico. Il ribaltone lo manda a casa:
così cade (subito) il suo governo
TENETE IN CALDO LA TESSERE ELETTORALE PERCHE’
RENZI VUOLE VOTARE A NOVEMBRE
2. ARRIVARE A SCADENZA DELLA LEGISLATURA,                                                               PER MATTEUCCIO SIGNIFICA FINIRE BOLLITO E LA SUA                                                 ULTIMA TENTAZIONE E’ ANDARE ALLE URNE ALLA                                                     PRIMA DATA DISPONIBILE: IL 19 NOVEMBRE
3. PER ARRIVARE ALLO STRAPPO E FAR SALTARE                                                       GENTILONI, IL BULLETTO VUOLE DIMOSTRARE A                                               MATTARELLA CHE NON C’E’ POSSIBILITA’ D’INTESA                                                         TRA LE FORZE POLITICHE PER RIFORMARE LA LEGGE                                               ELETTORALE. PER FARLO HA GIA' IN MENTE IL PIANO:                                                  ECCO QUAL E' LA SUA STRATEGIA
Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”
Le elezioni a scadenza naturale sono un lusso che Matteo Renzi ritiene
di non potersi permettere, perciò è in cerca di un escamotage che gli
offra la via di fuga dalla legislatura.
La prima data utile per andare alle urne è diventata il 19 novembre.
L' ultima trovata per arrivarci è farsi bocciare dal Parlamento una
mozione sul Mattarellum.
Il documento sul modello elettorale scelto dalla direzione del Pd-ma
che non piace nemmeno ai deputati e ai senatori del Pd-verrebbe
presentato apposta per essere affossato.
Servirebbe a certificare che non c' è possibilità d' intesa tra le forze
politiche per riformare il sistema di voto.
Sarebbe il modo per giustificare il varo di pochi correttivi per venire
incontro alle richieste del Quirinale, da dove si osserva con disincanto lo
sfrenato tatticismo collettivo di quanti dovrebbero provarci a cambiare una
legge che porta la firma della Consulta, e che invece nemmeno fanno finta.
Il canovaccio non è destinato a mutare, sebbene l' incontro tra Pd e
Cinquestelle-rivelato da Repubblica - sembrava dovesse stravolgere il finale.
In realtà ognuno si attiene al proprio ruolo nel copione, che è stato infatti
rispettato due settimane fa da Romani e Lotti, accolto dal capogruppo forzista
nel suo studio al Senato subito dopo il voto con cui l' Aula aveva respinto la
mozione di sfiducia presentata contro il ministro dello Sport.
Ogni partito si prepara ad ottenere parte di quanto chiede sulla legge elettorale,
è la logica del compromesso.
Resta una divergenza sulla tempistica dell' approvazione, non una cosa da poco,
visto che da quel momento ogni giorno sarebbe buono per andare alle urne.
E su questo punto Renzi è prigioniero di un' ossessione che periodicamente
riaffiora e che in questi giorni il portavoce della sua mozione per il congresso,
Richetti, ha ripetuto ad alcuni compagni di partito: liberarsi dalle catene (e dagli
impegni) del governo è un' aspirazione e una necessità.
Fino ad oggi ogni tentativo è stato vano, nonostante l'ex premier fosse persuaso
di poter andare alle urne già a giugno, «come mi aveva promesso Mattarella».
Certo, se il Parlamento avesse prima approvato una legge elettorale.
Perciò Renzi ha dovuto ancora spostare l' appuntamento.
E siccome le assise del Pd stanno andando come lui voleva,
ecco tornare il desiderio.
Fosse possibile, il regalo se lo farebbe anche a settembre.
Ma per votare il 24 di quel mese, le Camere andrebbero sciolte con
decreto il 25 luglio, le liste andrebbero presentate nel week-end di
ferragosto, la campagna elettorale andrebbe fatta sotto gli ombrelloni.
Persino i fedelissimi, se il capo davvero ci provasse, sarebbero pronti
a scommettere su un' ennesima delusione.
È pronto a scommetterci anche D' Alema, che infatti non si preoccupa
di certi giochi di Palazzo, concentrato com' è «su temi epocali, diciamo,
come i destini del mondo nell' era della globalizzazione», descritti in un
libro redatto a quattro mani con il premio Nobel Stiglitz, e di cui sta
preparando la presentazione.
Renzi, che non può concedersi il lusso di arrivare a fine legislatura
e perciò non può permettersi distrazioni, freme quotidianamente.
E quotidianamente tocca a Gentiloni «cercare di tenerlo calmo».
Uno sforzo fisico e nervoso che il premier cerca di non trasmettere in
Consiglio dei ministri, dove semmai ieri si è preso cura di «tre di noi che
sono sotto pressione»: Lotti per le sue traversie giudiziarie, la Madia per
la storia del plagio nella tesi di laurea, e Poletti per le sue sortite estemporanee.
«Teniamo botta», ha detto per solidarizzare con i colleghi.
Ma tra il muso lungo di Padoan e quello di Renzi, anche per Gentiloni le

urne avrebbero un che di liberatorio.

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