venerdì 21 aprile 2017

Di Maio: un dossier per fare arrestare Renzi,

di cosa lo accusa?

aprile 21, 2017

BOOM! – DI MAIO VUOLE MANDARE IL DUCETTO IN

GALERA E SI RIVOGE A WOODCOCK. SOLO UNA

COINCIDENZA?--GIGGINO ACCUSA MATTEO DI

ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE, CORRUZIONE

INTERNAZIONALE, INDUZIONE INDEBITA – L’ESPOSTO

ALLA PROCURA DI NAPOLI SUL SALVATAGGIO

DELL’’UNITA’’ E GLI AFFARI DEL GRUPPO

PESSINA CON L’ENI

Simone Di Meo per “Il Giornale
Sente l’odore del sangue, il più tranquillo dei grillini.
E azzanna alla giugulare Matteo Renzi con una querela di
una decina di pagine sui presunti appalti facili finiti
all’imprenditore Massimo Pessina dopo l’acquisto e il s
alvataggio del quotidiano L’Unità.
I reati individuati da Luigi Di Maio nell’esposto sono
istigazione alla corruzione, corruzione internazionale,
induzione indebita, turbativa della libertà degli incanti
e traffico di influenze illecite.
Roba da una decina di anni di carcere.
Se ne occuperà la Procura di Napoli che su Renzi (Tiziano)
aveva già iniziato a indagare nell’ambito dell’inchiesta
che vede coinvolto anche l’immobiliarista Alfredo Romeo,
poi trasferitasi con tanto di mistero per le intercettazioni
manomesse dai carabinieri per competenza territoriale
nella Capitale.
Analoga segnalazione è stata inviata anche all’Anac di
Raffaele Cantone per la verifica della correttezza delle
modalità di affidamento delle commesse pubbliche
al Gruppo Pessina.
La storia, di cui si sono occupati anche i quotidiani nelle
scorse settimane e, in particolare, la trasmissione Report,
è una spina nel fianco dei dem tant’è che l’ex premier ha
più volte bollato come fake news queste ricostruzioni.
«Credo che il Pd abbia già querelato–ha detto l’ultima volta
che è stato costretto a commentare–siamo alla follia.
Queste cose meritano solo la firma di una querela».
La querela, per ora, l’ha fatta il vicepresidente della Camera
affidandola al suo legale di fiducia, il penalista napoletano
Maurizio Lojacono.
La procedura prevede che l’esposto venga affidato a un
pubblico ministero che avvierà le attività istruttorie preliminari
e aprirà un fascicolo.
Non è escluso che, trattandosi dell’ex capo del governo, del
procedimento possa occuparsi direttamente un procuratore
aggiunto sotto la supervisione del procuratore reggente e di
quello che sarà nominato, nelle prossime settimane, dal
Consiglio superiore della magistratura.
Certo è che sul caso ci sarà il massimo dell’attenzione da
parte dell’ufficio inquirente partenopeo per impedire qualsiasi
tipo di strumentalizzazione politica (a favore o contro).
Ci sono indizi per un’attività investigativa che vada oltre le
ipotesi dei cronisti?
Secondo Di Maio c’è la necessità di un rigoroso accertamento.
Lo spunto iniziale sono le critiche condizioni finanziarie in cui
versa il gruppo Pessina prima di rilevare il giornale fondato
da Antonio Gramsci.
Il fatturato della holding, dal 2014, anno del passaggio della
testata, esplode e nel giro di qualche anno, l’imprenditore
Massimo Pessina mette in cassa appalti per 236 milioni di euro.
Il Gruppo fa affari in Kazakistan attraverso l’Eni anche se il
colosso energetico ha smentito partnership locali e prova a
estendersi anche in Iran dove ottiene protocolli per lo sviluppo
di 5 ospedali due in fase di avanzamento in project financing.
Un altro aspetto su cui potrebbe far leva l’indagine trae spunto
proprio dal filone seguito, fino a qualche tempo fa dal pm
Henry John Woodcock, sugli affari e gli agganci di Alfredo Romeo
dalle parti del Nazareno.
Carlo Russo, l’amico di babbo Renzi, viene intercettato dai
militari del Noe, mentre suggerisce all’immobiliarista di Posillipo
di fare un pensierino proprio sull’Unità.
«Se lei riuscisse a fare l’operazione dice Russo a quel punto s’è
fatto un amico per tutta la vita…».
Chi era l’amico a cui si riferiva Russo?
E perché Russo, che è molto vicino a Renzi senior, fa da advisor
per l’acquisto di un quotidiano che, allo stato attuale, vende poco
più di 7mila copie al giorno?


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