venerdì 12 maggio 2017

Ecco i loschi affari di famiglia, poi Renzi all'epoca disse che non c'erano conflitti di interesse, povero cretino.

Boschi Unicredit, Di Maio. ‘Se non si dimetterà
presenteremo mozione di sfiducia’ #Boschidiccilaverità
MAGGIO 9, 2017
Non perde tempo il M5S.
Dopo la rivelazione di Ferruccio De Bortoli, il quale nel suo ultimo libro
ha raccontato che Maria Elena Boschi chiese all’ad di Unicredit di comprare
la banca del padre, il deputato 5 Stelle Luigi Di Maio ha chiesto le dimissioni
dell’ex ministra.
Scrive Di Maio su Facebook: “Nel 2015 Maria Elena Boschi chiamò
l’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni chiedendogli di comprare
Banca Etruria, la banca dove suo padre era vice-presidente.
Lo vedete adesso il conflitto di interessi?
La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani.
Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia ma è solo una bugiarda.
Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con
una mozione di sfiducia.
Il M5S non molla”.
La rivelazione di De Bortoli su Boschi e Unicredit.
Scrive Ferruccio De Bortoli nel suo ultimo libro “Poteri forti (o quasi).
Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”, in uscita l’11 maggio:
“L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi
direttamente all’amministratore delegato di Unicredit.
Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una
possibile acquisizione di Banca Etruria.
La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore
delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore
di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere.
L’industriale delle scarpe Rossano Soldini mi ha raccontato di aver avuto molti
sospetti sul ruolo della massoneria locale nella gestione dell’istituto.
Elio Faralli, che ne fu padre-padrone per circa 30 anni, fino al momento in
cui fu costretto a lasciare il timone a Giuseppe Fornasari, era notoriamente
un massone.
Soldini fece molte domande scomode, in particolare sul ruolo del consigliere
Alberto Rigotti, il cui voto, probabilmente invalido, fu decisivo per eleggere
Fornasari.
Rigotti ebbe prestiti dalla banca, mai rientrati, e finì in bancarotta con il suo
gruppo editoriale.
I consiglieri dell’Etruria godettero di affidamenti per un totale di 220 milioni.
Gli organi statutari erano del tutto ornamentali.
Non sarebbe il caso di chiedersi se anche legami massonici o di altra natura
non trasparente siano stati all’origine della concessione di troppi crediti facili
e della distruzione di molti piccoli risparmi?
A maggior ragione ora che alcuni istituti di credito vengono salvati con i
soldi dei contribuenti?
Alessandro Profumo, ex presidente del Monte dei Paschi, il 15 giugno 2016,
durante la presentazione del libro di Fabio Innocenzi Sabbie mobili.
Esiste un banchiere per bene? (Codice, 2016) rispondendo a una domanda sul
tracollo del Monte dei Paschi se ne uscì con questa frase: «La colpa è tutta
della massoneria».
Se ne parlò poco.
Profumo mi spiegherà poi di avere avuto sempre la sensazione che ci fossero
fili sotterranei, strane appartenenze.
E che il sospetto dei legami massonici emergesse soprattutto quando si trattava
di assumere qualcuno, constatando i diffusi malumori per un no inaspettato.
E ha usato un esempio dalla Settimana Enigmistica.
Unisci i puntini e scopri il disegno.
Ma quanti sono i puntini?
E qual è il disegno?”.
Il disegno è quello del potere Toscano; cioè, Renzi, Boschi e compagnia del PD.

Ecco da chi siamo governati, delinquenti e ladri.

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