Domenica 30 aprile
2017
"Le navi ong
accendono i fari e gli
scafisti mandano i
migranti".
Confessione choc.
Il racconto dell'ammiraglio
Enrico Credendino, comandante dell'Operazone
Sophia dell'Ue: nuove accuse
sulle missioni delle ong al largo della Libia.
Se due indizi fanno una prova,
contro le navi ong che "soccorrono" i migranti
ci sono tutti i presupposti per
lanciare un'accusa.
E non è un caso se, con tutti i
termini diplomatici di un ammiraglio, anche
Enrico Credendino, comandante
dell'operazione Sophia per i respingimenti
in mare, ha puntato il dito
contro le tecniche utilizzate dalle navi umanitarie
per abbordare i gommoni e trarre
in salvo i disperati.
L'attacco alle navi ong.
In una intervista al Corriere, il
54enne ammiraglio che da due anni guida
l'operazione Ue Navfor Med, ha
confermato che l'aumento dei salvataggi
in mare ha avuto (anche)
l'effetto negativo di spingere gli scafisti ad
incrementare i viaggi della
morte.
E la "colpa", se così
si può chiamare, non è di Sophia.
Ma delle missioni:
"Nonostante abbiamo salvato 34mila persone, abbiamo
fatto solo l'11,8% dei soccorsi.
Ci sono ong che fanno quasi il
40% e attraggono molto più".
Facciamo attenzione alle parole
di Credendino: quando dice "attrarre migranti",
lo fa a ragion veduta.
Le onlus, spiega infatti,
"lavorano spesso al limite delle acque libiche e la
sera hanno grossi proiettori: gli
scafisti li vedono e mandano il gommone
verso questi proiettori".
Avete capito?
Gli scafisti se ne stanno sulla
spiaggia aspettando che le navi umanitarie
accendano i fari notturni e poi
fanno partire i barconi carichi di migranti.
Tutto molto semplice.
Perché indirizzarli verso
Lampedusa, se lì vicino c'è una nave umanitaria
che li "attrae" a sé?
I barconi così devono fare solo
poche miglia (visto che le ong operano
quasi sempre a poche miglia
nautiche dalla costa libica) e gli scafisti
raggiungono il massimo risultato
col minimo sforzo: possono caricare
i gommoni con molti più immigrati
e consegnare meno benzina.
Un vero e proprio affare.
Le accuse contro le missioni
umanitarie.
Che Medici senza Frontiere, Croce
Rossa e via dicendo siano alacremente
impegnate nei salvataggi in mare
non è una novità.
E la cosa gli fa anche onore:
salvare delle vite umane è cosa sempre positiva.
Il problema è quando cominciano a
fioccare le accuse di essere "colluse"
con gli scafisti, di aiutare-di
fatto-il business dei trafficanti e di incrementare
i viaggi della speranza (e di
conseguenza i morti in mare).
I radar delle navi dimostrano che
le ong arrivano a poche miglia dalle
coste libiche, gli stessi
scafisti assicurano ai migranti che "tanto ti vengono
a salvare quelli delle
missioni" e ora si scopre che di notte accendono pure
i fari per indicare la strada ai
trafficanti.
Qualche dubbio l'ammiraglio
Credendino lo ha pure sulle capacità di spesa
delle organizzazioni non
governative, che con risorse proprie riescono a
levare l'àncora per più tempo di
quanto possano fare le missioni europee.
"Stare in nave 24 ore-spiega
l'ammiraglio-è costoso.
Alcune navi ong sono avanzate,
hanno anche piccoli droni.
Sono investimenti
importanti".
Una domanda sorge legittima: dove
prendono le risorse?

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