Ci si domanda spesso il perché di
certe azioni da parte dei giudici e dei
magistrati, vediamo personaggi
scarcerati che dovrebbero rimanere in galera,
(Igor il Russo è un esempio
attuale), crimini degli immigrati giustificati con
leggerezza, Italiani che si
difendono da aggressioni in casa propria da
estracomunitari, invece
condannati a pagare per essersi difesi.
Il perché sta tutto qui sotto, in
questa esternazione da un ufficiale autorevole
come Giovanni Falcone, ufficialmente
ucciso dalla mafia, ma io ci credo
poco a questa versione dopo aver
letto dei suoi scritti.
La lezione inascoltata
di Falcone sui giudici.
Già 30 anni fa condannava
“l’incompetenza nei tribunali” e
chiedeva “carriere separate”.
Domenico Ferrara – Il Giornale
25/05/2017
C’è un Falcone che pochi
conoscono.
Un Falcone dimenticato ancor
prima della strage di Capaci.
È quello che, dal 1982 al 1992,
parlava coi suoi scritti, coi suoi interventi
lontani dai riflettori mediatici,
con le sue audizioni.
Idee nette, controcorrente, che
trovano poco spazio nelle celebrazioni in
sua memoria forse perché
aprirebbero uno squarcio nella magistratura,
costringendola a interrogarsi su
stessa.
Eppure, non c’è miglior servizio
che possa dare dignità al lavoro del
giudice se non quello di
ricordarle queste idee.
Ecco cosa pensava sui temi
principali della giustizia.
RESPONSABILITÀ CIVILE
Falcone dopo il referendum del
1988: «Gli italiani non ci vogliono più bene?
Per forza: siamo incompetenti,
poco preparati, corporativi, irresponsabili. (...)
La stragrande maggioranza
dell’elettorato ritiene che la funzione
giurisdizionale non sia svolta
attualmente con la necessaria professionalità
e che bisogna porre rimedio alla
sostanziale irresponsabilità dei magistrati».
LA COMPETENZA DEI
GIUDICI
«Bisogna riconoscere
responsabilmente che la competenza professionale
della magistratura è attualmente
assicurata in modo insoddisfacente; il che
riguarda direttamente gli attuali
criteri di reclutamento e quelli riguardanti
la progressione nella cosiddetta
carriera, l’aggiornamento professionale e i
relativi controlli, la stessa
organizzazione degli uffici e la nomina dei dirigenti».
L’ANM
«La crisi dell’Associazione dei
giudici l’ha resa sempre più un organismo
diretto alla tutela di interessi
corporativi e sempre meno il luogo di difesa e di
affermazione dei valori della giurisdizione
nell’ordinamento democratico (...)
Le correnti dell’Anm si sono
trasformate in macchine elettorali per il Csm».
MANCANZA DI CONTROLLI
«L’inefficienza dei controlli
sulla professionalità, cui dovrebbero provvedere
il Csm e i Consigli giudiziari,
ha prodotto il livellamento dei magistrati
verso il basso».
PRECISIONE DELLE
INDAGINI
«Non c’è altro da fare:
rassegnarsi a lavorare moltissimo per raccogliere poco,
e cioè con la prospettiva di
potere utilizzare solo in minima parte a fini
processuali i risultati delle
indagini.
Ma, soprattutto, bisogna
migliorare la qualità professionale delle nostre indagini.
Non c’è più spazio per verbali
redatti in maniera approssimativa e per
affermazioni generiche; tutto
deve essere preciso, concreto, specifico».
SEPARAZIONE DELLE
CARRIERE
«Ho la faticosa consapevolezza
che la regolamentazione della carriera
dei magistrati del pubblico
ministero non può più essere identica a quella
dei magistrati giudicanti,
diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini,
l’habitus mentale, le capacità
professionali richieste: investigatore il pm,
arbitro della controversia il
giudice».
AZIONE PENALE
«Ci si domanda come è possibile
che in un regime liberaldemocratico (...)
non vi sia ancora una politica
giudiziaria e tutto sia riservato alle decisioni,
assolutamente irresponsabili, dei
vari uffici di procura e spesso dei
singoli sostituti.
Mi sembra giunto il momento di
razionalizzare e coordinare l’attività del pm,
finora reso praticamente
irresponsabile da una visione feticistica della
obbligatorietà dell’azione penale
e dalla mancanza di efficaci controlli
della sua attività».

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