lunedì 29 maggio 2017

Ecco uno dei grossi problemi dell'Italia, ma che pochi ne parlano.

Ci si domanda spesso il perché di certe azioni da parte dei giudici e dei
magistrati, vediamo personaggi scarcerati che dovrebbero rimanere in galera,
(Igor il Russo è un esempio attuale), crimini degli immigrati giustificati con
leggerezza, Italiani che si difendono da aggressioni in casa propria da
estracomunitari, invece condannati a pagare per essersi difesi.
Il perché sta tutto qui sotto, in questa esternazione da un ufficiale autorevole
come Giovanni Falcone, ufficialmente ucciso dalla mafia, ma io ci credo
poco a questa versione dopo aver letto dei suoi scritti.
La lezione inascoltata di Falcone sui giudici.
Già 30 anni fa condannava “l’incompetenza nei tribunali” e
chiedeva “carriere separate”.
Domenico Ferrara – Il Giornale 25/05/2017
C’è un Falcone che pochi conoscono.
Un Falcone dimenticato ancor prima della strage di Capaci.
È quello che, dal 1982 al 1992, parlava coi suoi scritti, coi suoi interventi
lontani dai riflettori mediatici, con le sue audizioni.
Idee nette, controcorrente, che trovano poco spazio nelle celebrazioni in
sua memoria forse perché aprirebbero uno squarcio nella magistratura,
costringendola a interrogarsi su stessa.
Eppure, non c’è miglior servizio che possa dare dignità al lavoro del
giudice se non quello di ricordarle queste idee.
Ecco cosa pensava sui temi principali della giustizia.
RESPONSABILITÀ CIVILE
Falcone dopo il referendum del 1988: «Gli italiani non ci vogliono più bene?
Per forza: siamo incompetenti, poco preparati, corporativi, irresponsabili. (...)
La stragrande maggioranza dell’elettorato ritiene che la funzione
giurisdizionale non sia svolta attualmente con la necessaria professionalità
e che bisogna porre rimedio alla sostanziale irresponsabilità dei magistrati».
LA COMPETENZA DEI GIUDICI
«Bisogna riconoscere responsabilmente che la competenza professionale
della magistratura è attualmente assicurata in modo insoddisfacente; il che
riguarda direttamente gli attuali criteri di reclutamento e quelli riguardanti
la progressione nella cosiddetta carriera, l’aggiornamento professionale e i
relativi controlli, la stessa organizzazione degli uffici e la nomina dei dirigenti».
L’ANM
«La crisi dell’Associazione dei giudici l’ha resa sempre più un organismo
diretto alla tutela di interessi corporativi e sempre meno il luogo di difesa e di
affermazione dei valori della giurisdizione nell’ordinamento democratico (...)
Le correnti dell’Anm si sono trasformate in macchine elettorali per il Csm».
MANCANZA DI CONTROLLI
«L’inefficienza dei controlli sulla professionalità, cui dovrebbero provvedere
il Csm e i Consigli giudiziari, ha prodotto il livellamento dei magistrati
verso il basso».
PRECISIONE DELLE INDAGINI
«Non c’è altro da fare: rassegnarsi a lavorare moltissimo per raccogliere poco,
e cioè con la prospettiva di potere utilizzare solo in minima parte a fini
processuali i risultati delle indagini.
Ma, soprattutto, bisogna migliorare la qualità professionale delle nostre indagini.
Non c’è più spazio per verbali redatti in maniera approssimativa e per
affermazioni generiche; tutto deve essere preciso, concreto, specifico».
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
«Ho la faticosa consapevolezza che la regolamentazione della carriera
dei magistrati del pubblico ministero non può più essere identica a quella
dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini,
l’habitus mentale, le capacità professionali richieste: investigatore il pm,
arbitro della controversia il giudice».
AZIONE PENALE
«Ci si domanda come è possibile che in un regime liberaldemocratico (...)
non vi sia ancora una politica giudiziaria e tutto sia riservato alle decisioni,
assolutamente irresponsabili, dei vari uffici di procura e spesso dei
singoli sostituti.
Mi sembra giunto il momento di razionalizzare e coordinare l’attività del pm,
finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticistica della
obbligatorietà dell’azione penale e dalla mancanza di efficaci controlli

della sua attività».

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