ORMAI LA PERIFERIA DI
MILANO È DIVENTATA
UN FAR WEST, DAL
CLANDESTINO CHE UCCIDE ,
AL NIGERIANO CHE
VIOLENTA UNA MINORENNE.
11 LUGLIO 2017
La gente che vive a sud di
Milano, in particolare in quella zona di osmosi tra
due quartieri popolari storici
come il Lorenteggio e il Giambellino, lo sa bene.
Non solo da queste parti gli
strali luccicanti dell’Expo e di tutto ciò che ne è
seguito non sono mai arrivati, ma
è come se il tempo si fosse fermato al degrado
di anni e anni fa.
Quindi nulla di strano se da
queste parti–tra stranieri irregolari, strade spazzatura
e un «sempreverde» mercato dello
spaccio di droga–vige la legge della giungla.
O se, com’è accaduto intorno alla
mezzanotte della sera tra sabato e domenica,
un muratore 18enne di origine
egiziana, ma nato a Milano, è morto per mano
di un immigrato marocchino
pluripregiudicato e clandestino di 52 anni che gli
ha conficcato per ben due volte
un cacciavite nel cuore.
Una vita spezzata e buttata via
nel giro di pochi attimi come fosse carta straccia.
E, quel che è peggio, per i
soliti assurdi «futili motivi», come li definiscono
ormai da tempo le forze
dell’ordine.
Ragioni nonsense che nel caso
specifico si riassumono così: il giovane, uscito
da un bar all’angolo tra via
Inganni e piazza Tirana, avrebbe chiesto al marocchino
di alzarsi dal «suo» posto che il
malvivente nordafricano aveva occupato, a suo
dire, in maniera indebita,
durante la momentanea assenza del ragazzo.
E l’altro, che aveva bevuto
molto, ha reagito con violenza e, con un cacciavite che
aveva in tasca (un’arma che, al
momento, non è ancora stata ritrovata) lo ha ammazzato.
Una tragedia che si sarebbe
potuta tranquillamente evitare se alcol e forse droga
non avessero minato il
temperamento del marocchino.
La vittima, subito soccorsa dal
118 e portata in condizioni gravissime all’ospedale
San Paolo, è morta poco dopo
l’arrivo al pronto soccorso.
Si chiamava Roberto Farouk Samir
Halim, nordafricano di seconda generazione,
incensurato e che parlava
perfettamente la nostra lingua.
Il suo assassino, Mostafa El
Gatnaoui, in Italia da oltre vent’anni e balordo
piuttosto «conosciuto» dalle
forze dell’ordine, ha provato a scappare, ma è stato
bloccato dagli amici della
vittima, che lo hanno trattenuto fino all’arrivo dei
carabinieri.
In particolare un ragazzo, amico
del giovane egiziano ucciso, ha spiegato di averlo
bloccato sul marciapiede, accanto
alle strisce pedonali, fino all’arrivo dei militari.
Che, giunti sul posto con molte
pattuglie (era l’ora del cambio di turno di lavoro)
infatti hanno portato via
immediatamente il clandestino, salvandogli la vita.
Nel frattempo, infatti, il
marocchino–già picchiato da altri conoscenti del giovane,
che avevano dovuto assistere
impotenti e in diretta all’omicidio del loro amico–ha
rischiato il linciaggio da parte
degli avventori del bar.
Che, da una parte volevano
evitare che scappasse, ma dall’altra desideravano
anche dargli una lezione.
La piazza intanto si è riempita
di gente scesa dai palazzi circostanti, desiderosa
di comprendere la ragione di
quanto stava accadendo.
Persone che anche ieri mattina
hanno affollato la zona per parlare con i cronisti,
raccontare la tragedia a cui
avevano assistito e lamentarsi dell’Amministrazione
comunale milanese i cui
rappresentanti, a loro dire, si farebbero vedere in zona
solo ed esclusivamente nel
periodo pre elettorale per poi scomparire.
Il fine settimana, però, è stato
funestato da altri gravi fatti. Ieri mattina, infatti,
un nigeriano di 23 anni,
pure lui clandestino, è stato arrestato dai carabinieri
di Sesto San Giovanni
per violenza sessuale e atti sessuali con minorenne.
Il giovane, sul treno
Lecco-Milano, ha aggredito palpeggiandole nelle parti intime,
quattro donne di
età compresa tra i 35 e i 49 anni e una ragazzina di 13 anni, figlia
di una di
loro. Ora è in carcere a Monza.

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