E’ SALTATO FUORI UNO
SCANDALO DI
DIMENSIONI ENORMI!
“FALSIFICAZIONI
CONTINUE.
IL MINISTERO SA MA NON
REPRIME”:
PARLIAMO DI UN BUSINESS
DI 35-40
MILIONI DI EURO
31 MAGGIO 2017
Carte false. Statisticazioni
fasulle.
Firme mancanti. Ispezioni-farsa.
Emigranti derubati per comprare
orologi di lusso o mantenere le amanti.
E perfino ipotesi di “condotte
penalmente o contabilmente rilevanti” per chi
non ha controllato e represso i
possibili illeciti, cioè il ministero del Lavoro.
C’è di tutto, e anche di più, nel
dossier che Giuliano Poletti si ritroverà sulla
scrivania al ritorno delle
vacanze: un esposto alla procura della Repubblica
di Roma e alla Corte dei Conti
contro il suo ministero e contro il sistema
estero dei patronati.
E’ datato 14 dicembre e reca in
calce 27 firme, quasi tutte di pensionati italiani
residenti in Svizzera e relativi
familiari.
Ossia le vittime della truffa
messa in atto da Antonio Giacchetta, il direttore
del patronato Inca-Cgil di Zurigo
che tra 2001 e 2009 si è intascato 12 milioni,
i risparmi e le pensioni di 36
emigranti, agendo “con grande egoismo e senza
il minimo scrupolo”.
Parola del tribunale distrettuale
di Zurigo, che il 16 settembre 2015 lo ha
condannato a 9 anni di galera e
al risarcimento delle vittime.
“Le vittime, in realtà, non hanno
mai visto un centesimo”, spiega Marco Tommasini,
presidente del Comitato Difesa
Famiglie e firmatario dell’esposto insieme al
padre Roberto, derubato di tutti
i suoi risparmi.
“L’Inca Svizzera, condannata a
rifondere il danno, ha chiuso i battenti e ha
riaperto sotto un altro nome,
negli stessi uffici e con lo stesso personale.
L’Inca-Cgil Italia si è chiamata
fuori.
Ma continua a incassare
finanziamenti per l’attività elvetica”.
E il ministero del Lavoro?
“Non ha vigilato, non ha
controllato, non ha mosso un dito malgrado il
comportamento sospetto di
Giacchetta fosse stato ampiamente segnalato”.
Così i truffati hanno prima
intentato una causa-pilota contro Inca-Cgil e
ministero (la sentenza è prevista
per il prossimo luglio), poi hanno imbracciato
l’artiglieria pesante: l’avvocato
che li sostiene, Pasquale Lattari, prima di
Natale ha consegnato un poderoso
dossier a Procura e Corte dei Conti.
E’ la prima volta che i patronati
italiani finiscono così clamorosamente sotto accusa.
MECCANISMO POCO SVIZZERO–“Siamo
davanti a un business di 35-40
milioni di euro l’anno che dal
2001 a oggi ha fruttato oltre mezzo miliardo a
un ristretto numero di soggetti.
Con troppe irregolarità.
E senza alcun controllo”.
Il primo firmatario dell’esposto
è Antonio Bruzzese, 72 anni, ex Fiom,
ex Cgil, ex responsabile
dell’Inca in Argentina.
Uno che conosce i meccanismi
dall’interno e li ha spiegati non solo al Cdf
di Tommasini ma anche al Cqie, il
Comitato per gli italiani all’estero del
Senato: “I beneficiari del
business sono sempre gli stessi: Inca-Cgil,
Inas-Cisl, Ital-Uil ed Acli si
spartiscono i finanziamenti pubblici
praticamente senza concorrenza.
E pur di gonfiare i rimborsi
taroccano sistematicamente i registri e le pratiche,
si inventano prestazioni
inesistenti, fanno avere pensioni italiane a cittadini
stranieri che non hanno alcun
diritto.
Le ispezioni del ministero sono
passeggiate all’estero con tanto di
accompagnamento da parte dei
carabinieri.
Ci sono sempre annunci
preventivi”.
VIGILANZA ZERO–Il Cqie,
presieduto dal senatore Claudio Micheloni (Pd),
per due anni ha indagato sul
funzionamento dei patronati all’estero.
E dopo decine di audizioni e
sopralluoghi in giro per il mondo nel marzo 2016
ha votato all’unanimità una
relazione pesantissima.
I senatori sono stati indecisi,
fino all’ultimo, se consegnarla direttamente in
Procura o affidarla a una
possibile commissione parlamentare d’inchiesta.
Nel dubbio non hanno fatto niente
e il loro j’accuse, peraltro pagato dai contribuenti,
è rimasto a far la polvere in
Senato per mesi.
Se oggi è arrivato ai magistrati
è solo grazie ai pensionati di Zurigo, che dopo
averlo letto si sono convinti che
la truffa messa in atto da Giacchetta sia stata
resa possibile proprio
dall’ignavia del ministero.
Che da anni, nelle sue relazioni
al Parlamento (secondo la legge 152 del 2001
dovrebbe trasmetterne una
all’anno, ma finora ne ha consegnate solo otto),
lamenta “molte criticità” ma non
ha mai fatto niente per combatterle.

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