mercoledì 5 luglio 2017

Vergogna su vergogna, mi sa che se avessimo la possibilità di andare a rovistare nei cassetti delle camere, sicuramente troveremo delle cose inaudite nascoste, poi a pagare siamo sempre noi contribuenti, loro invece mai in galera a marcire; perchè?

E’ SALTATO FUORI UNO SCANDALO DI
DIMENSIONI ENORMI!
“FALSIFICAZIONI CONTINUE.
IL MINISTERO SA MA NON REPRIME”:
PARLIAMO DI UN BUSINESS DI 35-40
MILIONI DI EURO
31 MAGGIO 2017                                                                                                                                                 
Carte false. Statisticazioni fasulle.
Firme mancanti. Ispezioni-farsa.
Emigranti derubati per comprare orologi di lusso o mantenere le amanti.
E perfino ipotesi di “condotte penalmente o contabilmente rilevanti” per chi
non ha controllato e represso i possibili illeciti, cioè il ministero del Lavoro.
C’è di tutto, e anche di più, nel dossier che Giuliano Poletti si ritroverà sulla
scrivania al ritorno delle vacanze: un esposto alla procura della Repubblica
di Roma e alla Corte dei Conti contro il suo ministero e contro il sistema
estero dei patronati.
E’ datato 14 dicembre e reca in calce 27 firme, quasi tutte di pensionati italiani
residenti in Svizzera e relativi familiari.
Ossia le vittime della truffa messa in atto da Antonio Giacchetta, il direttore
del patronato Inca-Cgil di Zurigo che tra 2001 e 2009 si è intascato 12 milioni,
i risparmi e le pensioni di 36 emigranti, agendo “con grande egoismo e senza
il minimo scrupolo”.
Parola del tribunale distrettuale di Zurigo, che il 16 settembre 2015 lo ha
condannato a 9 anni di galera e al risarcimento delle vittime.
“Le vittime, in realtà, non hanno mai visto un centesimo”, spiega Marco Tommasini,
presidente del Comitato Difesa Famiglie e firmatario dell’esposto insieme al
padre Roberto, derubato di tutti i suoi risparmi.
“L’Inca Svizzera, condannata a rifondere il danno, ha chiuso i battenti e ha
riaperto sotto un altro nome, negli stessi uffici e con lo stesso personale.
L’Inca-Cgil Italia si è chiamata fuori.
Ma continua a incassare finanziamenti per l’attività elvetica”.
E il ministero del Lavoro?
“Non ha vigilato, non ha controllato, non ha mosso un dito malgrado il
comportamento sospetto di Giacchetta fosse stato ampiamente segnalato”.
Così i truffati hanno prima intentato una causa-pilota contro Inca-Cgil e
ministero (la sentenza è prevista per il prossimo luglio), poi hanno imbracciato
l’artiglieria pesante: l’avvocato che li sostiene, Pasquale Lattari, prima di
Natale ha consegnato un poderoso dossier a Procura e Corte dei Conti.
E’ la prima volta che i patronati italiani finiscono così clamorosamente sotto accusa.
MECCANISMO POCO SVIZZERO–“Siamo davanti a un business di 35-40
milioni di euro l’anno che dal 2001 a oggi ha fruttato oltre mezzo miliardo a
un ristretto numero di soggetti.
Con troppe irregolarità.
E senza alcun controllo”.
Il primo firmatario dell’esposto è Antonio Bruzzese, 72 anni, ex Fiom,
ex Cgil, ex responsabile dell’Inca in Argentina.
Uno che conosce i meccanismi dall’interno e li ha spiegati non solo al Cdf
di Tommasini ma anche al Cqie, il Comitato per gli italiani all’estero del
Senato: “I beneficiari del business sono sempre gli stessi: Inca-Cgil,
Inas-Cisl, Ital-Uil ed Acli si spartiscono i finanziamenti pubblici
praticamente senza concorrenza.
E pur di gonfiare i rimborsi taroccano sistematicamente i registri e le pratiche,
si inventano prestazioni inesistenti, fanno avere pensioni italiane a cittadini
stranieri che non hanno alcun diritto.
Le ispezioni del ministero sono passeggiate all’estero con tanto di
accompagnamento da parte dei carabinieri.
Ci sono sempre annunci preventivi”.
VIGILANZA ZERO–Il Cqie, presieduto dal senatore Claudio Micheloni (Pd),
per due anni ha indagato sul funzionamento dei patronati all’estero.
E dopo decine di audizioni e sopralluoghi in giro per il mondo nel marzo 2016
ha votato all’unanimità una relazione pesantissima.
I senatori sono stati indecisi, fino all’ultimo, se consegnarla direttamente in
Procura o affidarla a una possibile commissione parlamentare d’inchiesta.
Nel dubbio non hanno fatto niente e il loro j’accuse, peraltro pagato dai contribuenti,
è rimasto a far la polvere in Senato per mesi.
Se oggi è arrivato ai magistrati è solo grazie ai pensionati di Zurigo, che dopo
averlo letto si sono convinti che la truffa messa in atto da Giacchetta sia stata
resa possibile proprio dall’ignavia del ministero.
Che da anni, nelle sue relazioni al Parlamento (secondo la legge 152 del 2001
dovrebbe trasmetterne una all’anno, ma finora ne ha consegnate solo otto),

lamenta “molte criticità” ma non ha mai fatto niente per combatterle.

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