NELLA BASSA VERONESE
Martedì 4 Luglio 2017.
Profughi, cinque
sindaci in strada coi cittadini: «Roncolevà alza la testa».
La manifestazione di
cittadini e militanti, ma stavolta niente violenze
TREVENZUOLO (VERONA)
«Roncolevà alza la testa!».
Lo striscione (simbolicamente?)
dà le spalle alla palazzina privata.
Quella dal cui balcone, alcuni
dei 25 migranti appena arrivati qui,
frazione di Trevenzuolo, 669
abitanti, a mezzora d’auto dalla città,
osservano silenziosi, un po’ come
la polizia, lì vicino, a controllare
che tutto vada liscio.
Sul sit-in, il marchio di «Verona
ai Veronesi», il comitato da circa
200 militanti di destra fra città
e provincia.
Ma non solo.
Ci sono abitanti di Roncolevà e
Trevenzuolo.
Ci sono, soprattutto, cinque sindaci:
Trevenzuolo, Isola della Scala, Erbè,
poi Pastrengo (zona lago) e
Sant’Anna d’Alfaedo (Lessinia), accomunati
dal fatto che i movimenti
migratori interessano i loro paesi, la loro gente.
In tutto, circa 200 persone,
forse anche di più.
Tutte lì, lunedì sera, a un lato
della strada provinciale Trevenzuolo/ Mantova,
per dire di no a «un sistema di
cui siamo tutti vittime ».
Tradotto: «Siamo qua anche per il
migrante, trattato come merce, prodotto.
È questa la vera iniziativa
umanitaria: fermare i migranti, ma non perché
siamo cattivi, semmai perché non
è così che si risolve il problema.
Dunque rimanete composti,
educati, civili ma determinati: perché è questo
che fa paura al sistema ».
Chi parla è Alessandro Rancani,
portavoce di «Verona ai Veronesi».
Chi ascolta, applaude.
Si alzerà la testa ma se non
altro non si alzano i toni.
Com’era successo nel weekend in
questa Roncolevà, puntino della Bassa
veronese, all’arrivo dei
richiedenti asilo da Mali, Guinea e Nigeria, quando
parabrezza e finestrini dell’auto
del presidente della cooperativa Versoprobo
di Vercelli sono finiti in
frantumi.
I toni, semmai, sono scanditi dai
sindaci.
Quello di Trevenzuolo, Roberto
Gazzani, dice: «Qui si esprime una
contrarietà al sistema più che
alle persone.
Il sistema di cooperative e
Stato.
Uno Stato che non spiega come
uscire da una situazione, quella dei flussi
migratori, che ormai è routine.
Chi è qui, lunedì sera, ha paura:
come gli abitanti di Roncolevà, sono
circa 700 e 40 i migranti totali
che arriveranno.
Cosa chiedo alla Prefettura?
Capisco l’emergenza, e che
debbano rispondere a Roma, ma almeno
valutino bene il numero giusto di
migranti».
Il sindaco di Isola della Scala,
Stefano Canazza, aggiunge che «è giusto
salvare i migranti ma il vero
punto è rafforzare i loro governi locali».
Quello di Erbè, Nicola Martini,
racconta che «vediamo comunità sempre
più preoccupate».
Mentre il sindaco di Pastrengo,
Gianni Testi, spiega di essere lì perché
«il sistema non regge» e il suo
collega di Sant’Anna, Raffaello Campostrini
gli fa eco.
Se non altro stavolta, a
Roncolevà, si tratta di pensieri, parole, riflessioni.
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