venerdì 17 marzo 2017
BUFERA NEL PD! LA
CONFESSIONE CHOC DI BUZZI
FA TREMARE
TUTTI:"TANGENTI A TUTTO IL PD"
di Riccardo Di Vanna per Il Tempo
Quinto giorno di
interrogatorio nel processo di Mafia Capitale per
il ras delle coop:
"Coratti, Ferrari, Giansanti, Tassone, D’Ausilio:
mazzette per i debiti
fuori bilancio"
Mazzette, assunzioni su
«segnalazione» e accordi con esponenti del Pd romano.
Al suo quinto giorno di esame
davanti ai giudici della decima sezione
penale del tribunale di Roma,
Salvatore Buzzi è ancora un fiume in piena.
Il «ras» delle cooperative, in
collegamento video dal carcere di Tolmezzo,
racconta dei suoi affari con il
Campidoglio all’epoca dalla giunta Marino.
«Per l’approvazione del debito
fuori bilancio legato al servizio di accoglienza
per i minori non accompagnati ci
siamo rivolti a Coratti», ha detto Buzzi,
rispondendo alle domande dei suoi
avvocati, Pier Gerardo Santoro
e Alessandro Diddi. «Coratti-ha
proseguito-ci ha chiesto 100mila euro in
chiaro per far approvare la
delibera del debito fuori bilancio creato nel
semestre gennaio-giugno 2013.
Io avevo il 26%, il restante
apparteneva ad altre cooperative e tutti eravamo
al corrente che dovevamo dare
50mila euro a Coratti e 50mila euro a
D’Ausilio: praticamente l’1% della
delibera da 11 milioni».
«Un accordo corruttivo», il primo
di una serie di tre stretti con Coratti,
che per Buzzi sembra non prendere
comunque la giusta piega.
«L’accordo lo prendemmo io e
Francesco Ferrara con Coratti-spiega Buzzi-ma
quando arrivammo a maggio 2014 lo
stesso Coratti mi disse che di queste cose non ne dovevo parlare più con lui ma
con D’Ausilio».
La voce del pagamento dei 100mila
euro in chiaro, però, comincia
evidentemente a circolare.
«Mi chiama Luca Giansanti,
capogruppo della lista Marino e mi dice:
"e noi?" quindi, l’8
agosto, mi chiede di passare in commissione Bilancio.
In giunta non c’era problema perché
il sindaco Marino è onestissimo e
non ci ha mai chiesto nulla.
Alfredo Ferrari del Pd, presidente
commissione Bilancio, e Giansanti mi
dicono se non ci dai 30mila euro
non va in porto.
Su questa vicenda, alla fine, non
abbiamo pagato nessuno perché
ci hanno arrestato».
Altri due episodi sui quali si
dilunga Buzzi sono quelli relativi all’ex
presidente del decimo municipio,
Andrea Tassone.
«Inizialmente Tassone mi chiamava e
io evitavo di incontrarlo, perché
ogni volta mi chiedeva di assumere
qualcuno-ha raccontato Buzzi-il 7
maggio 2014, comunque, mi presenta
Paolo Solvi come un suo uomo.
Mi disse che gli servivano un sacco
di soldi per la campagna elettorale,
e che mi avrebbe affidato un lavoro
di potature in cambio di 30mila euro.
Voleva i soldi in nero perché
doveva pagare la campagna elettorale e
concordai 26mila e 500 euro, il 10%
di 264mila euro della gara».
«Ho pagato una tangente a Tassone e
a D’Ausilio anche per la gara per
la pulizia delle spiagge di Ostia -
ha poi aggiunto Buzzi - il 10%
sui 122mila euro della gara».
E se Buzzi sembra ammettere senza
scomporsi dazioni di denaro e
tangenti, si infervora quando
arriva il momento di parlare dell’ex
vicesindaco Nieri (non indagato) e
di altri politici Pd che, a suo dire,
hanno preso le distanze da lui dopo
il suo arresto.
«Vergognati Nieri, vergognati-tuona
Buzzi-mi arrabbio per gli amici
che ti conoscono da trent’anni e
non ti difendono.
Vengono qui a dire "speriamo
che la giustizia trionfi".
Perché non sei andato da Pignatone
a dire che hanno preso un abbaglio?
Gli amici si vedono nel momento del
bisogno». «Nieri-ha affermato
Buzzi-ci chiese di fare il servizio
di guardiania per una villa a Monte Mario
che era stata destinata a Suor
Paola.
Era il corrispettivo per l’accordo
sull’acquisto della sede della 29 Giugno
a prezzo scontato, nel contesto
della dismissione del patrimonio del Comune.
A Nieri gli ho assunto più di venti
persone».
Un’ultima bordata, Buzzi la riserva
a Matteo Orfini: «Ho fatto la Città
dell’altra economia, Orfini ne
beneficiava quando chiedeva la sala convegni.
Nessuno pagava, solo Grillo.
Nemmeno 200 euro per la sala».
In merito alla vicenda legata
all’acquisto degli appartamenti della
cooperativa San Lorenzo, Buzzi ha
invece tirato in ballo la LegaCoop.
«Ho comprato gli appartamenti
perché me lo ha chiesto Legacoop-ha
spiegato-mi chiamò il presidente
LegaCoop Lazio, Venditti, e mi disse
che ne aveva parlato con Poletti.
Andai a Bologna a parlare con il
direttore generale di Unipol e mi mise a
disposizione 4 milioni.
Legacoop mi ha ordinato di comprare
e io ho eseguito perché sono un soldato».

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