domenica 18 giugno 2017

Certo che di tutto questo ognuno di noi può dire, ma a me che me ne frega, invece ce ne deve fregare, perchè queste porcate che stà facendo il PD sono anchea svantaggio nostro, quei miliardi che movimentano li prendono dalle nostre tasche e se li dividono in parti uguali tra di loro, è giusto tutto questo? No non è giusto. mi chiedo perciò, perchè, tanti cretini continuano a dare i loro voti a questo partito infame, il PD appunto, non vi viene da vomitare quando andate a votare?

Consip, Marroni accerchiato e annientato.
Si dimettono Ferrara e Ferrigno, decade il cda.
L’indagato Lotti resta al suo posto
Prima del dibattito in aula (imbarazzante per Pd e governo) della mozione
per chiedere l’azzeramento dei vertici, il presidente e una consigliera lasciano.
Così l’accusatore non indagato salta e il ministro resta.
F. Q. | 17 giugno 2017
Più informazioni su: Appalti Pubblici, Consip, Luca Lotti, PD
“Hanno deciso di farmi fuori.
Io che in questa vicenda sono l’unico non indagato”.
Luigi Marroni l’aveva capito venerdì, alla presentazione della mozione Pd che
chiedeva l’azzeramento dei vertici Consip, ma forse non pensava che la questione
si sarebbe risolta automaticamente nel giro di 24 ore.
Si sono dimessi i consiglieri del Tesoro nel consiglio di amministrazione: il presidente
Luigi Ferrara e la consigliera Marialaura Ferrigno.
Di conseguenza, essendo formato da tre componenti (l’altro è appunto l’ad) decade
l’intero board della società controllata dal Mef al centro dello scandalo che vede
indagato, tra gli altri, il ministro dello Sport Luca Lotti.
Marroni, accerchiato dai partiti e annientato dai colleghi, resta in carica con il
solo compito di convocare, entro otto giorni, l’assemblea dei soci che dovrà
nominare il nuovo cda.
E’ dunque questa la “soluzione” al caso Consip, al centro di un fitto lavorio nelle
ultime ore mentre per martedì era stata messa in calendario al Senato la discussione
sulle mozioni, compresa quella del Pd che avrebbe chiesto l’azzeramento dei vertici.
La decisione dei due consiglieri, di fatto, si rivela un provvidenziale favore al Pd
che si è trovato a rincorrere l’opposizione nella richiesta di rimuovere i vertici
“in tempi celeri” e che a questo punto potrà evitare l’imbarazzante prova dell’aula.
Il gruppo dem a Palazzo Madama ha firmato venerdì una mozione-fotocopia di
quella presentata a marzo dai senatori di Idea Augello e Quagliariello cui sono
arrivate ben 73 sottoscrizioni provenienti praticamente da tutti i gruppi parlamentari:
Forza Italia, Lega, M5s, Gal, Ala, Alternativa Popolare, gruppo per le Autonomie,
gruppo Misto.
Mancava giusto il Partito Democratico che, per evitare la trappola della mozione,
aveva depositato la propria al fine di neutralizzare quelle altrui.
Ma la maggioranza risicata al Senato non escludeva affato il rischio di andare
allo scontro parlamentare e di finire sotto, con conseguenti, prevedibili, polemiche.
Così a togliere le castagne dal fuoco al segretario del Pd Matteo Renzi–il cui
padre Tiziano è indagato dallo scorso febbraio–ci hanno pensato gli altri due
consiglieri chiamandosi fuori: con l’addio di due membri su tre decade l’intero
consiglio di amministrazione e l’oggetto del contendere.
Le dimissioni non cancellano ovviamente lo scontro politico cresciuto intorno
alla società dopo l’emergere dell’inchiesta sulle pressioni intorno al maxi-appalto
da 2,7 miliardi per il Facility management, vale a dire la gestione e la manutenzione,
degli immobili pubblici.
In questa inchiesta Marroni è stato sentito più volte come testimone, diventando
il “grande accusatore” del ministro dello Sport Luca Lotti sulla rivelazione del
segreto d’ufficio.
Lotti, indagato insieme al generale dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia,
ha sempre respinto ogni addebito.
Ad aggravare l’intreccio è intervenuto poi il caso-Scafarto, il vicecomandante
del Noe che ha seguito l’inchiesta della Procura di Napoli ed è ora indagato
per depistaggio con l’accusa di falsi nell’informativa sui presunti incontri tra

l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e Tiziano Renzi.

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