Venerdì 9 giugno 2017
FATE PRESTO,
CONDIVIDETE: ADESSO POSSIAMO
MANDARE VIA LA BOSCHI.
GUARDATE COSA E'
SALTATO FUORI..
Gli obbligazionisti dell’ex Banca
Etruria (ora Banca Tirrenica S.p.A.) lunedì scorso
si sono radunati sotto casa di
Maria Elena Boschi a Laterina per chiedere le
dimissioni dell’ex ministra.
L’iniziativa è stata presa
dall’Associazione vittime del Salvabanche, che riunisce
appunto gli obbligazionisti della
vecchia Banca Etruria, i quali nella notte tra
domenica e lunedì hanno issato
striscioni lungo la strada principale del paese toscano.
Giornali e tv si sono ben
guardati dal riportare questa notizia.
Ma li capiamo… In un momento come
questo, in cui il Pd è ai minimi storici,
è meglio non buttare benzina sul
fuoco.
Gianluca Baldini racconta la
vicenda nei dettagli su La Verità: “La scelta della
location non è casuale: a
Laterina vivono i genitori del sottosegretario
(Maria Elena Boschi, ndr), e il
padre Pierluigi ha ricoperto la carica di
vicepresidente di Banca Etruria
prima del commissariamento.
Lo stesso padre e manager che–per
la terza volta–è stato multato come alto
dirigente di Banca Etruria.
In ordine di tempo, l’ultima
multa comminata a Boschi senior è di inizio giugno
e ammonta a 120.000 euro.
A richiederla è stata la Consob,
istituto che ha comminato una maxi sanzione
da 2,6 milioni per 33 consiglieri
del gruppo aretino.
La commissione di vigilanza delle
società quotate contestava le carenze del
prospetto informativo diffuso da
Etruria: secondo l’autorità di vigilanza, la
banca non avrebbe sottolineato il
corretto livello di rischio delle obbligazioni
vendendole come prodotti comuni
anche al mercato dei piccoli risparmiatori,
quelli che avrebbero dovuto
invece esserne esclusi.
Sono proprio loro, gli
investitori comuni, quelli che si sentono più gabbati.
E così la principale strada di
Laterina ieri era tappezzata di striscioni con scritto
«La nostra vita azzerata» e
«Dimettiti», rivolti tutti alla famiglia Boschi.
I cittadini che hanno perso tutto
con la risoluzione delle quattro banche dicono:
«Non siamo risparmiatori di serie
B, gli unici azzerati della storia del risparmio
italiano», come si legge in un
comunicato diffuso dall’ Associazione vittime del
Salvabanche. «Non si rassegnano a
essere governati da uno Stato ingiusto e assente,
che dopo aver fatto finta di
rimediare all’azzeramento di tanti cittadini truffati,
scarica sulla fiscalità pubblica
gli altri disastri bancari e si guarda bene dall’istituire
una commissione di inchiesta»,
conclude il comunicato.
Inoltre, bisogna considerare che,
mentre i risparmiatori attendono ancora i soldi
bruciati con Banca Etruria, il
prossimo bubbone destinato a esplodere è quello
legate alle due banche venete:
Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca.
Se non si trova un accordo in
tempi brevi, il rischio concreto è che migliaia di
risparmiatori che hanno creduto
nei prodotti dei due istituti del Nord Est finiscano
ugualmente impantanati.
D’altronde, come dar torto ai
piccoli investitori di Banca Etruria & company?
Sulla questione delle banche «c’è
la volontà di massima trasparenza e chiarezza e,
se possibile, vorrei che gli
arbitrati siano gestiti dall’Anac di Raffaele Cantone,
un autorità terza, autorevole,
per la massima trasparenza», diceva Matteo Renzi
a dicembre 2015.
Ma a quasi due anni di distanza
la situazione è ben diversa e tutt’altro che rosea.
Non solo il 31 maggio si è chiusa
la possibilità di accedere al meccanismo di
rimborso forfait per le
obbligazioni azzerate con il salvataggio delle quattro banche
(le vecchie Banca Etruria, Banca
Marche, Carife e Carichieti), ma, attraverso il Fondo interbancario, sono state
aperte poco più di 600 pratiche aggiuntive rispetto alle
oltre 15.000 ricevute entro
gennaio.
In totale quindi il Fitd ha
liquidato 9.000 pratiche restituendo ai risparmiatori oltre
110 milioni di euro.
All’ appello, però, mancano oltre
6.000 persone e le stime dicono che la cifra liquidata
dovrà superare i 200 milioni di
euro”.

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