martedì 6 giugno 2017
"Scarcerazione
Riina? Vi dico cosa c'è dietro".
Travaglio alza il tiro
su un evento che avrebbe
dell'incredibile..
Marco Travaglio nel suo
editoriale di oggi si chiede cosa abbia spinto la prima
sezione penale della Corte di Cassazione
ad emettere la sentenza che accoglie
la richiesta di scarcerazione di
Totò Riina avanzata dall’avvocato del boss
respinta dal Tribunale di Bologna
lo scorso anno.
Il direttore del Fatto
Quotidiano, ma cerca di comprendere quali possano essere
le conseguenze di un eventuale
scarcerazione del boss dei boss.
Scrive il giornalista: “E allora
quali elementi di novità hanno spinto la Cassazione
a quell’improvvisa e improvvida
sentenza?
Qui entriamo nel processo alle
intenzioni e preferiamo evitare la dietrologia.
Ma qualche altro fatto va
ricordato, per comprendere le conseguenze di una
scarcerazione.
Il 30 gennaio, a sorpresa, Riina
si dice pronto, tramite il difensore, a farsi
interrogare per la prima volta in
vita sua da pm, giudici e avvocati del processo
Trattativa (diversamente da
Brusca, Bagarella, Dell’Utri, Ciancimino, Mori,
Subranni e Mancino).
Poi il 9 febbraio, dopo un
colloquio con i suoi legali, altra sorpresa: annunciato
personalmente il dietrofront
(“Sto male, ho un problema”).
A che gioco gioca Riina proprio
nella fase finale del processo Trattativa?
Che segnale è, e a chi, quella
disponibilità a parlare poi revocata 10 giorni dopo,
nel processo che vede alla sbarra
uomini della mafia e dello Stato?
E che segnale è, e a chi, questa
improvvisa e immotivata apertura dello Stato
proprio e solo a lui (che non è
certo l’unico malato fra gli stragisti detenuti né
tantomeno fra gli ergastolani)?
Dal “papello” in poi, fu proprio
Riina a dirsi pronto a “giocarmi i denti” contro
l’ergastolo e il 41-bis, i due
formidabili incentivi al pentitismo voluti da Falcone
e tradotti in legge in coppia
solo dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio.
Il fatto che si trovi una
scappatoia all’ergastolo e al 41-bis proprio per Riina,
ad personam, sarebbe un messaggio
simbolico devastante non solo per lui,
ma anche per tutti gli altri
mafiosi detenuti e non.
Soprattutto per i Graviano e
Bagarella, che custodiscono gli inconfessabili
segreti delle stragi, magari
nella speranza di barattare il loro silenzio con
la scarcerazione.
Che, se si aprono le porte del
carcere per Riina, sarà non più impensabile,
ma addirittura possibile.
Un segnale di incoraggiamento per
chi, dopo oltre 20 anni di isolamento,
rischia di cedere e di parlare:
resistete ancora un pò e una soluzione per far uscire
anche voi la troviamo; il
silenzio è d’oro, infatti lo paghiamo a peso d’oro”.

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