Ecco la fotografia
dell’Italia: “Corruzione negli
ambienti politici di
merda”.
Vediamo se i loro amici politici
riescono ad insabbiare
anche questa schifezza come
stanno facendo
con tante altre.
mercoledì 31 maggio
2017
TANGENTI SULLA TAV,
ARRESTATI FIGLI DI POLITICI E DI
ALTI PAPAVERI. ECCO CHI
SONO I PARASSITI DI QUESTO
STATO INFAME E
PARASSITA.
Spiccano due nomi illustri
nell’inchiesta della Procura di Roma su appalti
e corruzione delle grandi opere.
Uno è l’imprenditore
Giandomenico Monorchio (figlio dell’ex ragioniere
generale dello Stato
Andrea Monorchio) arrestato stamattina dai carabinieri
del Comando Provinciale
di Roma.
L’altro, che risulta
indagato a piede libero, è invece Giuseppe Lunardi,
anch’egli
imprenditore, nonché figlio dell’ex potente ministro Pdl ai Trasporti
e alle Infrastrutture
del governo Berlusconi, Pietro Lunardi.
Sono in totale ventuno gli
arrestati tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria,
Toscana, Abruzzo, Umbria e
Calabria nell’indagine condotta dai carabinieri
di Roma e denominata «Amalgama»
(per simboleggiare i legami stretti).
Ipotizza la corruzione per
ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei
lavori per la realizzazione della
tratta Tav «Av./A.C Milano-Genova-Terzo
Valico Ferroviario dei Giovi»
(Alta Velocità Milano-Genova),
del 6° Macrolotto dell’Autostrada
A3 Salerno-Reggio Calabria e della
People Mover di Pisa.
Agli indagati i procuratori
aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino
contestano, a vario titolo, i
reati di associazione a delinquere, corruzione
per atti contrari ai doveri
d’ufficio e tentata estorsione.
Uno scambio di favori tra
dirigenti e imprenditori.
Falsi certificati sui lavori in
cambio di subappalti.
Ruolo «chiave» era quello del
direttore lavori, l’ingegner Giampiero De Michelis,
considerato il «promotore e
organizzatore» della banda insieme all’imprenditore
calabrese Domenico Gallo.
Era proprio lui che, incaricato
della direzione dei lavori dal «contraente generale»,
svolgeva compiacenti controlli di
qualità e rilasciava certificati dove si affermava
il falso, ottenendo come
contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati
a ditte riferibili a parenti o
amici.
Il complesso meccanismo è
spiegato dalle intercettazioni telefoniche con le
quali i carabinieri, agli ordini
del generale Antonio De Vita, hanno incastrato i
due principali protagonisti e gli
altri indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta.
Tantissime le telefonate
ascoltate dagli inquirenti.
C’è ad esempio quella dell’aprile
2015, nella quale Gallo dice a un coindagato:
«Chi fa il lavoro…la stazione
appaltante…i subappaltatori…deve crearsi
l’amalgama, mò è tutt’uno…
Perché se ognuno tira e un altro
storce non si va avanti…
Quando tu fai un lavoro diventi…parte
integrante di quell’azienda là…
E devi fare di tutto perché le
cose vadano bene…è giusto?».
Certo che è giusto che voi animali
delinquenti e parassiti andiate in galera,
a patto che vi diano solo pane ed
acqua, altrimenti un po’ di arsenico
e liberiamo l’Italia per sempre,
maledetti.
I carabinieri annotano nel
verbale, poco dopo, lo stupore dello stesso Gallo
nell’apprendere che il suo
interlocutore credeva che i controlli sui lavori
venissero svolti secondo le
regole: «Ah, perché pensavi che erano…».
Quello risponde: «Io sì», e Gallo
chiarisce: «Nooo…non pensare….
Chi pensa male fa peccato ma non sbaglia
mai».

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