giovedì 1 giugno 2017

Ecco i perfidi ed ignobili personaggi che rovinano l'Italia aiutati anche da politici maledetti.

Ecco la fotografia dell’Italia: “Corruzione negli
ambienti politici di merda”.
Vediamo se i loro amici politici riescono ad insabbiare
anche questa schifezza come stanno facendo
con tante altre.
mercoledì 31 maggio 2017
TANGENTI SULLA TAV, ARRESTATI FIGLI DI POLITICI E DI
ALTI PAPAVERI. ECCO CHI SONO I PARASSITI DI QUESTO
STATO INFAME E PARASSITA.
Spiccano due nomi illustri nell’inchiesta della Procura di Roma su appalti
e corruzione delle grandi opere.
Uno è l’imprenditore Giandomenico Monorchio (figlio dell’ex ragioniere
generale dello Stato Andrea Monorchio) arrestato stamattina dai carabinieri
del Comando Provinciale di Roma.
L’altro, che risulta indagato a piede libero, è invece Giuseppe Lunardi,
anch’egli imprenditore, nonché figlio dell’ex potente ministro Pdl ai Trasporti
e alle Infrastrutture del governo Berlusconi, Pietro Lunardi.
Sono in totale ventuno gli arrestati tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria,
Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria nell’indagine condotta dai carabinieri
di Roma e denominata «Amalgama» (per simboleggiare i legami stretti).
Ipotizza la corruzione per ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei
lavori per la realizzazione della tratta Tav «Av./A.C Milano-Genova-Terzo
Valico Ferroviario dei Giovi» (Alta Velocità Milano-Genova),
del 6° Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della
People Mover di Pisa.
Agli indagati i procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino
contestano, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, corruzione
per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione.
Uno scambio di favori tra dirigenti e imprenditori.
Falsi certificati sui lavori in cambio di subappalti.
Ruolo «chiave» era quello del direttore lavori, l’ingegner Giampiero De Michelis,
considerato il «promotore e organizzatore» della banda insieme all’imprenditore
calabrese Domenico Gallo.
Era proprio lui che, incaricato della direzione dei lavori dal «contraente generale»,
svolgeva compiacenti controlli di qualità e rilasciava certificati dove si affermava
il falso, ottenendo come contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati
a ditte riferibili a parenti o amici.
Il complesso meccanismo è spiegato dalle intercettazioni telefoniche con le
quali i carabinieri, agli ordini del generale Antonio De Vita, hanno incastrato i
due principali protagonisti e gli altri indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta.
Tantissime le telefonate ascoltate dagli inquirenti.
C’è ad esempio quella dell’aprile 2015, nella quale Gallo dice a un coindagato:
«Chi fa il lavoro…la stazione appaltante…i subappaltatori…deve crearsi
l’amalgama, mò è tutt’uno…
Perché se ognuno tira e un altro storce non si va avanti…
Quando tu fai un lavoro diventi…parte integrante di quell’azienda là…
E devi fare di tutto perché le cose vadano bene…è giusto?».
Certo che è giusto che voi animali delinquenti e parassiti andiate in galera,
a patto che vi diano solo pane ed acqua, altrimenti un po’ di arsenico
e liberiamo l’Italia per sempre, maledetti.
I carabinieri annotano nel verbale, poco dopo, lo stupore dello stesso Gallo
nell’apprendere che il suo interlocutore credeva che i controlli sui lavori
venissero svolti secondo le regole: «Ah, perché pensavi che erano…».
Quello risponde: «Io sì», e Gallo chiarisce: «Nooo…non pensare….

Chi pensa male fa peccato ma non sbaglia mai».

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